Focus Market – Golden State, le aggiunte per il successo

All’uscita dei Warriors, questa tastiera, tramite le dita che vi percuotevano sopra, illustrava come il team rivelazione della stagione NBA trascorsa fosse molto simile ai Philadelphia 76ers della stagione 2011-12. Con l’eventuale rischio di compiere gli stessi errori della Pennsylvania. A distanza di quattro mesi e mezzo da quell’articolo, Focus Market v’illustra i Warriors cosa hanno fatto.

PERDITE – Giusto e doveroso, prima di tutto (e anche per un po’ di climax), ricordare che la franchigia di Oakland ha perso il terzo candidato al posto di Sesto Uomo dell’Anno. Di chi possiamo parlare, se non di Jarrett Jack? Il 28enne play ora in forza ai Cavaliers si è rivelato un ottimo cambio per Stephen Curry, capace di aprire il campo con i suoi tiri da tre, ma al tempo stesso abile penetratore e passatore. Già da gennaio sembrava che non avrebbe accettato l’offerta di rinnovo da parte dei californiani, desideroso di andare per altri lidi e, nonostante i tentativi di Curry di convincerlo a restare, Jarrett ha deciso di diventare la spalla di Kyrie Irving. Anche Carl Landry ha deciso di seguire il suo istinto vagabondo (o richiamo del denaro o di altro che dir si voglia), mollando un team dove avrebbe potuto davvero essere una pedina molto importante per gli sviluppi, sia propri sia collettivi.

IL COLPO MANCATO – I giocatori cui i Warriors erano interessati, ma a un certo punto erano perfino vicini a firmare Dwight Howard. L’ex Lakers aveva avuto un colloquio con la dirigenza oro blu e l’affare sembrava vicino. Piccolo dettaglio: Golden State era sopra al salary cap e questo avrebbe voluto cedere più giocatori per arrivare al figlio di Atlanta. Una vittima era certa, in altre parole Biedrins, ma non sarebbe stato sufficiente. Era conveniente, quindi, cedere Andrew Bogut, che nonostante i suoi infortuni si è dimostrato mostruosamente fondamentale appena sano? O David Lee, totem dei Warriors che ha deciso di giocare la serie contro i Nuggets da infortunato, pur fermandosi del tutto in seguito? Alla fine non si è fatto nulla e ognuno dei giocatori prima elencati è rimasto dov’era, salvo DH12.

GUADAGNI – Prima di tutto vediamo cosa hanno fatto i Warriors per rimpiazzare due autentiche incognite per gli avversari come Jack e Landry. Per rimpiazzare l’ex Blazers, Raptors e Pacers, si è scelto Toney Douglas, che dopo i Knicks si è perso tra Rockets e Kings. I Warriors sono il team perfetto per un play veloce, ma ancora tutto da formare sotto certi punti, come Douglas, al quale sicuramente non manca potenziale e sul quale i Warriors non hanno esitato a scommettere. Se Douglas non sarà quasi a livello del suo predecessore, non si può certo dire a chi riempirà l’armadietto di Landry. Un altro girovago: Marreese Speights. Ai Sixers ha fatto vedere di che pasta sia fatto e, complice un destino che lo vede legato a team timoroso del salary cap, è capitato ai Cavaliers, già certi che un giocatore del suo livello sarebbe andato via dall’Ohio. Anche perché l’ala grande, tra rimbalzi, canestri dalla media e schiacciate, ha realizzato 8.3 punti e 4.9 rimbalzi in 16.2 minuti giocati, con il 44.5% dal campo e il 30% da tre punti. Non male di certo; con ogni probabilità l’ex Grizzlies sarà la riserva di David Lee e, per qualche minuto, di Bogut nel ruolo di centro. Nei restanti minuti da riserva di Bogut ci sarà Jermaine O’Neal, che sembra ritornato a un livello più che decente di forma, dopo la parentesi buia di Heat e Celtics. L’anno scorso a Phoenix ha realizzato una media di 8 punti e di 5.3 rimbalzi, giocando per 18.2 minuti a partita. Contando che Bogut ha dichiarato in conferenza stampa di essere ufficialmente guarito dai suoi problemi alle caviglie (la salute certa dell’australiano, forse, è il maggior guadagno di Golden State), le medie dell’anno scorso di JO possono essere rispettate o, quantomeno, avvicinate. È arrivato il rookie Seth Curry, che forma la nuova coppia di fratelli NBA insieme … al compagno di squadra Steph! Forse non gli dispiacerà iniziare la sua carriera in compagnia della stella del team.

IL COLPO RIUSCITO – Mentre la trattativa con Howard si arenava, prendeva la via della riuscita di un altro accordo. Andre Iguodala ha accettato il quadriennale dei californiani, seguendo quindi il fato dell’altro AI, che da Phila è passato a Denver per poi lasciarla. Il prezzo di Iggy è stato certamente meno salato di quello di Howard: una trade a tre che ha portato Randy Foye da Utah a Denver, Iggy ai Warriors, Richard Jefferson, Andris Biedrins e Brandon Rush ai Jazz. I Warriors si ritrovano quindi scaricati i due pesanti contratti dei giocatori più ingombranti del roster e di un ottimo giocatore, messo KO dall’infortunio al crociato dello scorso novembre, che evidentemente, dopo l’arrivo del suo più talentuoso e decorato compagno di reparto, non rientrava più nei piani del team. Iguodala partirà quasi certamente titolare, spostando quindi Harrison Barnes al ruolo di comprimario. Nessun problema per il talentuoso Tar Heel, che se ha fatto molto bene da titolare, lo stesso può fare da riserva. Iggy, inoltre, porterà molta difesa e gioco sotto canestro, anche ad alta elevazione, per non parlare di apertura dal campo. La scelta dell’ex numero 9 dei Nuggets era vedere chi tra Pistons, Kings, Nuggets e Wizards potesse fare il salto di qualità. Ma l’entrata in gioco di Golden State, in cerca di un giocatore di livello sul perimetro, che sapesse togliere più responsabilità dalle spalle di Stephen Curry, ha convinto l’ex Arizona, tentato da un team che, ora, può diventare una contender.

PUNTO DELLA SITUAZIONE – Contro gli Spurs, Golden State aveva sofferto sotto canestro un team più pesante e difensivo, oltre che le follie di Parker in penetrazione, senza qualcuno che sapesse tenerlo a dovere. L’arrivo di O’Neal e Speights, oltre che la salute recuperata di Bogut e Lee, rende la squadra di coach Jackson a essere più forte di quanto non fosse a maggio. Iguodala può benissimo essere messo in difesa contro i play migliori della lega, per via delle sue leve e della stazza massiccia, senza fargli perdere fiato a segnare. Spostare Barnes a sesto uomo dà al team più esperienza anche alla panchina, nella quale l’unico punto debole finora sembra Toney Douglas e, in quintetto, l’incostanza di Klay Thompson, ragazzo di valore che sicuramente avrà lavorato in palestra tutta estate. Quintetto titolare: Bogut, Lee, Iguodala, Thompson, Curry. Riserve: O’Neal, Speights, Barnes, Curry the 2nd, Douglas. Warriors come i Lakers dell’anno scorso, una raccolta di belle figurine destinata ad ammuffire nella cantina della sconfitta? No, perché Mark Jackson è il classico uomo che non ama i riconoscimenti personali, ma che cerca la sinergia nei suoi giocatori. Stay tuned, quindi: Golden State, anche quest’anno, non smetterà di stupirci.

foto: fansided.com