Focus Market – I Blazers di Lillard abbassano minuti

Un team interessante, fatto di giovani talentuosi, atletici e con voglia di vincere, guidati da quello che sembra destinato ad essere un grande e che dopo due anni di ricostruzione dopo Brandon Roy sembra finalmente avere basi solide per il futuro. Sto parlando dei Portland Trail Blazers, che si preparano ad affrontare una stagione non certo facile, ma nemmeno da puntarsi la pistola alla tempia.

LA FATICA DEL LEADER – Partiamo da questa considerazione: i Blazers del 2012 – 2013 sono, fondamentalmente, Damian Lillard. La scelta di Weber State è stato l’autentico “Steal of the Draft”, bagnando il naso a Anthony Davis come giocatore rivelazione. Nessuno si aspettava una stagione così incredibile da parte del play di Portland, che diventa il quarto playmaker a vincere il Rookie of the Year negli ultimi cinque anni (al poker formato da Derrick Rose, Tyreke Evans, Kyrie Irving e, appunto Lillard, si aggiunge Blake Griffin), ottiene la convocazione all’All – Rookie Team e rischia di finire negli All – Star della domenica di Febbraio. Bravissimo, niente da dire: atletico, tiratore, clutch player e leader. Come Rose e Irving lo sono divenuti per le rispettive squadre, il numero 0 è diventato la faccia del basket nell’Oregon. 19 punti di media al 42.9% dal campo  e al 36.8% da tre punti, a 6.5 assist a partita. Alla fine della stagione, però, non ha reso al massimo e lì Portland si è fermata. Oh non è certo colpa di Lillard, ci mancherebbe. Ma c’è un dato delle statistiche del nostro che non abbiamo ancora riportato: 38.6 minuti in campo di media, il terzo giocatore con il minutaggio più alto in tutta la Lega, a pari con Kobe Bryant e sotto di un decimo solo a Luol Deng. La verità è che anche LaMarcus Aldridge, altro pilastro del team, ha sofferto quest’anno: per lui, 21.1 punti, ma a 37.7 minuti a partita. Inoltre, si sono aggiunte le numerose voci che volessero il capitano vestire altre casacche, come ad esempio quella dei Clippers. Per ora l’ex Longhorns ha negato. Sarà vero?

LE CHIAVI RISOLTE – Morale della favola? I Blazers 2012 – 13 non avevano cambi adeguati al loro quintetto: Luke Babbit, Nolan Smith e Elliott Williams? Con tutto il rispetto, non sono cambi adatti ad un team che vuole i playoff. Nessun problema: Babbitt ha firmato per Novgorod, Smith giocherà a Zagabria e Williams è rimasto free agent. Sono andati via anche Ronnie Price, Eric Maynor (mai usato molto dai Blazers) e, soprattutto, JJ Hickson, che come dichiarato dalla dirigenza “se dobbiamo continuare a crescere, non lo faremo con lui”. Parole di pimbo, soprattutto perché Hickson si è rivelato a Portland un giocatore di qualità, ai livelli di com’era a Cleveland insieme a LeBron James: per lui, doppia doppia di media con 10 rimbalzi a partita e 12 punti, a 27 minuti di media. Cosa hanno fatto a Portland, allora, in estate? Per prima cosa hanno chiamato al Draft la guardia/play CJ McColloum, da Lehigh. Poi hanno acquisito dai Rockets Thomas Robinson in cambio dei diritti su due scelte (una delle quali è Papanikolau), così da dare un giocatore versatile nei ruoli di ala, che possa far riposare Aldridge. Nella trade che ha portato Tyreke Evans a New Orleans, approda ai Blazers Robin Lopez, centro rimbalzista che dopo il bello di Phoenix si è mostrato, agli Hornets, come l’ombra del gemello Brook e di sé stesso. Via free agency, arriva alla corte di Lillard Dorell Wright, uno dei tanti che ha lasciato Philadelphia e trova nel nuovo team terra buona per le sue giocate swing. Non un giocatore di spessore, non una stella, ma di certo un buon comprimario per Nicolas Batum (38.5 minuti a partita per il francese), che non poteva certo contare sul solo Victor Claver. Per dare il cambio a Lillard sono stati scelti, invece, gli ex Jazz Earl Watson e soprattutto Mo Williams, che ha deciso di lasciar perdere la possibilità di vincere con quella di far crescere, snobbando la corte di Heat e Grizzlies. L’ex Clippers dovrà rifarsi da un anno di infortunio, ma la sua esperienza e soprattutto il suo tiro dall’angolo non tarderanno a reclamare il loro minutaggio.

CHI MANCA – A Portland manca un altro centro vero e affidabile, dato che Meyers Leonard è il futuro ma non il presente del ruolo e ha bisogno di ambientarsi. Lopez, intanto, dovrà rifarsi del brutto anno passato agli attuali Pelicans. Wes Matthews ha ora un giocatore che gli faccia da spalla in McColloum, ma potrebbe non bastare. Soprattutto, non bisogna lasciare Lillard e Aldridge da soli nel momento del bisogno: maggior collaborazione di Batum e Claver non guasterebbe, specie dal primo, che Portland ha fatto di tutto per trattenere. Per il resto, il team è ben gestito: almeno un cambio in ogni ruolo c’è, e di certo non di medio basso livello come quelli dell’anno scorso. Quasi sicuramente non arriveranno i playoff, ma la mente dei Portland Trail Blazers è oltre, in un futuro nel quale Damian Lillard sembra destinato a portare il suo team dove non è mai arrivato. La sfida più difficile sarà proprio quella del numero 0: riconfermarsi un play di alto livello. Finora, dei quattro play Rookie Of the Year, solo Rose e Irving lo hanno saputo fare. Se non c’è il due senza il tre, solo il lavoro duro che il Rookie farà per migliorarsi e migliorare il suo team saprà dircelo.

foto: sikids.com