Focus Market – I Raptors della nuova era

Si è già parlato dei Raptors e delle loro manovre fino all’arrivo di Masai Ujiri. Ora come ora, il mercato è in pratica concluso e altre novità attendono il Canada NBA.

OBIETTIVI ESTIVI – Ujiri ha ceduto, finalmente per i Raptors, Andrea Bargnani. Il guadagno è stato nullo, visto che sia Marcus Camby, sia Quentin Richardson sono stati tagliati. L’importante era liberare spazio nel cap e la missione è riuscita. Inoltre, è stata rifiutata un’offerta per Rudy Gay da parte dei Pistons, ma a quanto sembra sarà proprio l’ex UConn ad essere il portabandiera di Toronto. È arrivato anche Austin Daye da Memphis, oltre che Tyler Hansbrough e DJ Augustin dai Pacers. Insomma, un’ala atletica in cerca di riscatto dopo una carriera NBA finora deludente, la prima ala di riserva di chi quasi la fece sudare agli Heat e un play della medesima squadra. Insomma, il mercato di Toronto non si può definire uno di quelli fuoco e fiamme.

TORONTO COME DENVER? – Quintetto titolare: Valanciunas, Amir Johnson, Gay, DeMar DeRozan, Kyle Lowry. Piccolo parallelismo: JaVale McGee, Kenneth Faried, Danilo Gallinari, Andre Iguodala, Ty Lawson. Sì, certo, è azzardato fare un parallelismo così importante come quello dei Denver Nuggets della stagione passata, ma il modello è quello. Un centro dalle lunghe leve in piena evoluzione, un’ala grande potente, rimbalzista e atletica, un play massiccio, più realizzatore che passatore. In panchina, un lungo dai buoni fondamentali come Hansbrough e Koufos. Andre Iguodala vs DeMar DeRozan, forse, è un paragone grosso. Comunque, una guardia che può giocare anche ad ala, penetratrice ed atletica: il modello sembra quello.

IL RUOLO DELLA STELLA – Più in dubbio, forse, l’ala piccola, ma le idee ci sono tutte. Sia Gay che i Gallo, oltre alle prime due lettere del cognome hanno in comune anche il potenziale da stella, un buon tiro, capacità di penetrare e anche di dare spettacolo. La differenza, forse, sta nel fatto che Gallinari ha preso sulle spalle Denver e si è mostrato il faro del team. Rudy Gay, invece, non ha mai avuto l’occasione di mostrarsi una stella: prima l’arrivo di Randolph e i playoff conquistati con l’ala piccola assente, poi l’emergere di Gasol lo hanno relegato. Finché la scelta dei Grizzlies di risparmiare sulla Tax non gli ha fatto capire che era finita. A Toronto, in un ruolo simile a quello del suo compagno DeRozan, Gay deve accantonare i suoi egoismi e i tiri forzati che lo hanno caratterizzato per tutti i suoi anni Grizzlies. A Milano, durante la sua visita in concomitanza con l’NBA 3X, il giocatore ha mostrato abilità nel tiro, meccanica buona e il segno di ripresa dopo l’infortunio che l’ha tenuto lontano per alcune partite. Pur segnando 19.5 punti a partita, il 42,5% da dentro l’arco e il 33,6% da tre punti possono essere migliorati.

FUORI DAL ROSTER – Ovviamente un roster del genere è figlio della gestione. Il paragone che ho voluto illustrare prima con i Denver Nuggets del 2012/13 è la prova che Masai Ujiri vuole un team simile a quello che portò ai playoff nelle scorse due stagioni, un team costruito con l’ala piccola come leader. Un team atletico e principalmente d’attacco. Con la difesa che, al comando di coach Casey, sembra avere molti miglioramenti. Il team non, ora come ora, in grado di fare i playoff, almeno sembra. Sicuramente questo è un team che proverà a lottare per la post season, come è giusto che sia e il futuro non sembra così scuro. Il Canada sembra aver deciso di darci dentro, con il suo team. Per prima cosa, l’All Star Game si terrà per la prima volta fuori dagli USA nel 2016, dopo che, settant’anni prima, la prima partita nella storia della Lega (Toronto Huskies vs New York Knicks); un onore, per i canadesi, ripetere la storia. Inoltre, Drake (chi se non lui, di natali canadesi, anzi proprio di Toronto?) diventa testimonial del team e sono in arrivo un nuovo logo e un nuovo stile per le maglie. Sicuramente l’arrivo del rapper vincitore del Grammy Award aiuterà ad aumentare l’audience nei confronti del team, così pure il 2016 darà molti introiti dalla franchigia. A Toronto, quindi, vogliono ripartire daccapo, ma per far sì che i punti precedenti possano avere risvolti utili, la squadra deve crescere e svilupparsi, con l’aiuto di un ottimo General Manager e di una potenziale stella, che conta molto sul team e sulla quale lo stesso pone la sua piena fiducia. La storia è ciclica: chissà che, come successo per i cugini Carter/McGrady, anche la coppia Gay/DeRozan non riesca a riportare ai Raptors la post season che manca da cinque anni. Onestamente, lo sperano tutti i canadesi, a partire dagli stessi Raptors.

foto: cbc.ca