Focus Market – Il decollo dei New Orleans Pelicans

L’anno scorso sembrava quello del reset e tale è stato, ma nessuno si aspettava fino a questo livello. Record di 27 vinte e 55 perse. Non quello che l’ultima stagione degli Hornets si aspettava. Soprattutto, Anthony Davis, l’uomo sul quale il team ha puntato, ha sentito forse la pressione della prima scelta assoluta e non ha reso come sperato, complici anche gli infortuni. Austin Rivers, il braccio destro di Davis, si è rivelato, almeno nel 2012 – 13, un braccio monco. Eric Gordon ha avuto peste e corna con la vecchia proprietà, ma almeno la sua presenza, quando il ginocchio glielo ha permesso, è stata incoraggiante. A stagione finita, il team viene acquistato da Tom Benson, che ottiene dalla Lega il permesso di cambiare nome alla franchigia. Inizia, quindi, l’era della nuova New Orleans: quella dei Pelicans.

NUOVO TEAM – Nuovo team, in tutti i sensi. Nonostante Monty Williams rimarrà a capo del team, sembra che il nuovo owner abbia voluto ricominciare tutto da capo. La prima mossa fatta, oltre al cambio di nome e al marketing a esso legato, è stata cercare buoni giocatori al Draft. L’obiettivo è riuscito, portando a casa il promettente Nerlens Noel, centro che però ha sofferto gli infortuni, la scorsa stagione. Visto il fisico simile e il ruolo anch’esso simile, come fare a farlo giocare con l’altro ex Kentucky, Anthony Davis? Quando intendevo cercare buoni giocatori al Draft, non intendevo dire come scelte. Benson ha rigirato Noel ai Sixers in cambio del pezzo migliore possibile: Jrue Holiday, l’uomo che, in quel 25 giugno, ha lasciato il popolo NBA, insieme a KG e Pierce, senza parole. Poi? Tyreke Evans, sacrificando ai Kings il promettente Grevis Vasquez, Greg Stiemsma, Anthony Morrow e Lance Thomas come free agent. Mentre Austin Rivers, durante la Summer League, è rimasto sotto sorveglianza come un ladro sotto gli occhi di un rottweiler.

ATTESE – Non aspettiamoci gli Hornets (pardon Pelicans) subito alla post – season questa stagione, con Dallas decisamente rinforzata e l’Ovest che quest’anno è davvero selvaggio. Con questo, vediamo comunque cosa può accadere fino ad Aprile 2014 sulle rive del Mississippi. Il backcourt è molto affascinante: Holiday, così giovane e già All Star, è il degno erede di Chris Paul come play titolare della Louisiana, con Rivers che può così crescere, migliorare e sviluppare il suo gioco senza pressioni e senza troppi minuti, cosa che forse l’ha penalizzato nella scorsa stagione. Trovando, magari, la sua dimensione come cambio dell’ex UCLA. Come guardia, bisogna vedere cosa fare con Eric Gordon: le voci su una sua possibile cessione non sono sfumate e può essere che riemergano prepotentemente verso febbraio. Se, tuttavia, l’ex Clippers riuscirà a stare sano e a entrare nella chimica di squadra, allora la fortuna può sorridere ai Pelicans. Evans deve riscattarsi delle brutte stagioni in California: dopo il Rookie dell’Anno appare chiaro che l’ex Memphis abbia avuto un’involuzione, anche a causa dei suoi infortuni, specie ai piedi (fasciti, distorsioni …). A New Orleans partirà come guardia due, ruolo che forse gli toglie il peso di passare la palla (cosa cui Holiday è più portato di lui) e gli permette di segnare in penetrazione (cosa cui lui è più portato di Holiday). Potrebbe anche giocare come ala piccola per qualche minuto (ai Kings lo scorso anno ha giocato anche in questa posizione, complice la crescita di Isaiah Thomas), ma anche qui la sua forza potrebbe essere giocare come sesto uomo, cambio di Gordon. Atletico, veloce, leve lunghe e anche buon tiro: seppur meno spettacolare e cecchino da dietro l’arco, Evans potrebbe diventare come Jamal Crawford ai Clippers, ovvero l’uomo che toglie le castagne dal fuoco ai suoi. Bisogna vedere, però, il carattere e la salute fisica, ma il potenziale per seguire questa via c’è, eccome! Altro giocatore è Anthony Morrow, che non ha mai trovato se stesso da tre anni a questa parte: una guardia tiratrice che ai Pelicans potrebbe aiutare da tre punti. Team deboluccio sotto canestro e il solo Greg Stiemsma come centro puro, seppur buon rimbalzista e stoppatore, non garantisce il successo. Altri giocatori sono Jason Smith, giocatore alla Bargnani se ce n’è uno (ala altalenante e tiratrice) e Anthony Davis. Davis è il giocatore che può giocare come ali o come centro senza che gli avversari e i compagni non ci capiscano molto. È un buon giocatore, ma ancora, forse, in buona parte da costruire. Ala grande? Centro sotto dimensionato, alla Carl Landry? Minuti da ala piccola? Difficile da dire ora. Sarà coach Williams a gestire questa travagliata nuova squadra. Sicuramente non ci si può non divertire con un team di guardie, che quindi corre e segna, ma si sa che l’attacco da solo non fa vincere le partite. Per spiegare al futuro, i Pelicans devono ancora fare qualche aggiustamento sul mercato. Per ora, però, basta che il pulcino cresca bene e si faccia le ossa, le cui basi, con le prime pappe estive, sono più che buone. Lo diceva anche Nietzsche, un po’ di tempo prima dei Pelicans: “Chi vuole imparare a volare, deve prima stare sui piedi e camminare … il volo non s’impara in volo”.