Focus Market – Il nuovo inizio di Denver

Certamente l’anno scorso i Denver Nuggets avevano il potenziale, se non da contender, almeno da team destinato ad andare lontano nei playoff. Ma una serie di sfavorevoli circostanze, guidate dall’infortunio di Danilo Gallinari avvenuto in Aprile, ha prima permesso di non violare la maledizione del primo turno, in seguito di resettare il team.

SI PARTE DALL’ALTO – Non è un caso che il Focus Market di oggi sia dedicato ai Nuggets, dopo la puntata che ha visto protagonisti i Raptors. In comune, i due team hanno un nome e un cognome: Masai Ujiri. Nessuno, forse, si aspettava che il nigeriano lasciasse il team creato con le sue stesse mani dopo la partenza di Carmelo Anthony. Un team che, l’anno scorso, ha avuto in Danilo Gallinari uno dei migliori giocatori del campionato, due giovani con futuro ben più che roseo in Ty Lawson e Kenneth Faried, outsider negli Andre, Iguodala e Miller, il Coach dell’Anno in George Karl. La squadra va bene, vince e corre, diverte e si diverte. Il 5 Aprile, poi, contro i Dallas Mavericks, il Gallo cade e si teme la rottura del legamento del ginocchio. Il team perde 4 -2 contro i Golden State Warriors. Da qui, il team cambia radicalmente, accompagnato all’abbandono di Ujiri e dall’ingresso Tim Connelly: Karl esce dall’ultimo anno di contratto e diventa quindi disponibile per nuovi team. Viene ceduto al Draft Kosta Koufos (che in maglia bianco azzurra aveva fatto sempre molto bene), giocatore che il Coach of The Year aveva molto apprezzato in panchina, Iguodala lascia il team in favore di quei Warriors che lo avevano eliminato pochi mesi prima; Corey Brewer, che a Denver aveva trovato maturità cestistica e il nome come una delle ali più versatili della Lega, torna a vestire la casacca di Minnesota.

CHI ARRIVA? – La notte del Draft, in cambio di Koufos è arrivato Darrell Arthur ai Grizzlies, nell’ambito dell’arrivo di Iguodala a Golden State è stata imbastita una trade, in cui i Nuggets hanno guadagnato solamente Randy Foye. Tra i free agent, JJ Hickson da Portland e il ritorno di Timo Mozgov. Analizziamo i nostri tre nuovi arrivati: a 30 anni di età, Foye non ha ancora trovato fissa dimora nella NBA, facendo però valere il suo tiro dall’angolo molto pericoloso, quando la mano è calda, come i Grizzlies sanno bene dopo i playoff 2011. Hickson a Portland ha rischiato seriamente di vincere il premio come Most Improved Player of The Year; un ragazzo atletico, schiacciatore e dotato di leve lunghe. Il suo ruolo è in competizione con quello di Darrell Arthur, che ha dalla sua la sfortuna di una stagione ferma causa infortunio al crociato e, in generale, due anni molto influenzati dagli infortuni.

IL COLPO GROSSO – L’uomo che ha fatto più parlare di sé in Colorado, quasi sicuramente, è però Nate Robinson. Il piccolo grande uomo si presenta in Colorado dopo un’ottima stagione a Chicago, nella quale ha realizzato 11.5 punti di media fino all’eliminazione dei Bulls nei playoff (16.3 nei PO), con quasi il 43% dal campo e il 36% da tre. Non sono le cifre, però, a far parlare l’ex Knicks: è l’attitudine lavorativa avuta durante tutto l’anno (aiutata, certo, dal non garantito che lo ha motivato), la capacità di coinvolgere anche i compagni e di far sentire la sua voce in panchina come sul campo. Sicuramente l’outsider della stagione passata non poteva rimanere ai Bulls, complice la crescita di Jimmy Butler, il ritorno di Rose e la sacrale presenza di Hinrich in panchina. I Nuggets ne hanno approfittato, chiamando un buon giocatore nel ruolo di guardia, ma ancor più il cambio perfetto di Ty Lawson/Andre Miller dalla panchina. Atletico, tiratore e pure passatore, Robinson troverà a Denver il vecchio compagno Danilo Gallinari, invogliato ancor più a proseguire le sue relazioni cestistiche con l’Italia dopo il bell’anno con Marco Belinelli e il passato con il figlio di Sant’Angelo Lodigiano.

IN PANCHINA – Dopo Karl, c’era bisogno che i Nuggets avessero bisogno di un coach di scelte intelligenti, abile e, vista anche l’età media del team, giovane. Il prescelto è stato Brian Shaw, che dopo aver parlato con i Lakers, i Clippers, Memphis e Cleveland è riuscito ad ottenere un posto come capo allenatore, diremmo anche finalmente, dopo tanti anni di tentativi. Shaw è alla prima esperienza come capo allenatore, ma non dimentichiamoci che è lui la mente che ha lavorato al fianco di Phil Jackson nei due titoli dei Lakers e nei Pacers dell’anno scorso. Lo aiuta certamente anche essere stato il primo vero “discepolo” di coach Zen, con il quale ha vinto anche il three peat di inizio 2000s. Un allenatore che dovrà mostrare la sua abilità, dopo anni in cui cerca l’occasione per farsi valere, come detto sopra. Shaw si troverà dei Nuggets molto più offensivi che difensivi, che amano correre e penetrare, tanto quanto rallentare il gioco e tirare da tre punti. Le armi non mancano di certo all’ex giocatore dei Lakers, con un pacchetto lunghi atletico e con energia, un veterano come Andre Miller a consigliare i giovanotti, Ty Lawson in ascesa.

LE CHIAVI E LE DOMANDE– Danilo Gallinari non tornerà prima di Dicembre dal suo infortunio, quindi il primo mese dei Nuggets non sarà facilissimo. Bisognerà vedere anche come il Gallo tornerà dopo otto mesi fermo, ma sicuramente lui ha il carattere necessario per non mollare mai e lo ha dimostrato all’inizio della scorsa stagione, quando le sue statistiche gli erano sfavorevoli, specie da tre, ma lui ha saputo crescere mostruosamente da Dicembre in poi. Shaw userà anche i miglioramenti di Danilo in post e in penetrazione dell’ultima stagione. Kenneth Faried deve riprendere il ritmo che gli ha dato il suo nome di battaglia, dopo i deludenti playoff, ma come Gallinari, anche “Manimal” è un lavoratore capace di spuntare subito come secondo violino del team. Aggiungiamo la questione Robinson: sarà capace di ripetere la bella stagione dei Bulls, o il colore dei soldi avrà fatto tornare il solito vecchio “nano malefico”? Come farà ad integrarsi, in un reparto guardie che vede lui, Lawson, Miller, Foye? JJ Hickson, Darrell Arthur o Anthony Randolph: chi sarà il cambio di Kenneth Faried, e come le rotazioni saranno gestite? Infine, la domanda più importante. I Nuggets, con un roster del genere sono da playoff, sulla carta: con la guida di coach Shaw riusciranno a mostrarsi tali, addirittura a migliorare i risultati degli ultimi anni?

foto: denverpost.com