Focus Market – Il riscatto dei Detroit Pistons

L’ultima volta che i Detroit Pistons avevano una squadra degna di tale nome era il 2 Novembre 2008. Il 3, tutto era già cambiato: l’arrivo di Allen Iverson e il contemporaneo addio di Chauncey Billups avevano portato a un team ormai rotto, con la sinergia scarsa. Joe Dumars, tuttavia, sapeva che era la cosa giusta da fare per ripartire da zero e per riportare i Pistons a un nuovo ciclo di successi. Soprattutto, a distanza di anni, il GM sembra avere fatto scelte più mirate ai suoi scopi, rispetto al passato.

PASSATO ANNULLATO – L’unico free agent, Corey Maggette, non resterà in Michigan. Il suo contratto scaduto è l’ultima cosa rimasta della disastrata free agency 2009, quando il GM Dumars decise di auto condannarsi firmando Ben Gordon e Charlie Villanueva, mentre fu lasciato andare l’altro pilastro del titolo 2004 Rasheed Wallace. L’ex Raptors e Bucks, a Luglio, non ha esercitato la player option del suo contratto e resterà a Detroit un altro anno. Intanto, si è subito provveduto a costruire un team di buon livello, con l’arrivo di Josh Smith e della talentuosa guardia Kentavious Caldwell – Pope dal Draft, oltre che la crescita di Andre Drummond, già al primo anno dotato di un potenziale da futuro roseo e da buon centro di livello. In attesa di capire cosa succederà a Greg Monroe, il cui futuro a Detroit non sembra assicurato complice proprio la crescita del suo compagno di ruolo, il team è atletico e capace di buone prestazioni. Kyle Singler ha fatto vedere ottime cose nel suo anno da rookie e sembra, anche lui, destinato a crescere, al fianco di Gigi Datome, che ha convinto Dumars a puntare su di lui dopo l’ottima annata a Roma. Parlando di Roma, il sardo ritroverà al suo fianco Brandon Jennings, del cui sign and trade è giusto parlare accuratamente: BJ ha dichiarato che sarà molto diverso da quello dei Bucks, più passatore e meno forzatore, più capace di coinvolgere i compagni e meno egoista. I Bucks non hanno voluto praticamente niente in cambio: dei tre giocatori arrivati, solo Brandon Knight, che ai Pistons l’anno scorso è cresciuto, ma si è capito non essere parte del progetto, sembra avere valore per loro. C’è tanto potenziale nei giocatori di questi nuovi Pistons, insomma.

IN PANCHINA E FUORI – Ogni allievo, tuttavia, ha bisogno di buoni maestri. In quest’ottica, quindi, il ritorno di Chauncey Billups in maglia blu rosso bianca. Dopo l’esperienza con i Nuggets, i Clippers e i Knicks, Mr. Big Shot torna con un bagaglio cestistico maggiore di quanto lo fosse, una volta partito da Detroit. Torna anche con cinque anni in più, che gli lasceranno maggior tempo per riposare (visto anche l’infortunio al tendine di Achille rimediato l’anno scorso e dal quale non si è ancora ripreso al 100%) e per allenare i giovani, Jennings in primis, visto che sarà lui a prendere le redini che in principio furono proprio dell’attuale numero 1. I lunghi, invece, avranno l’aiuto dalla panchina di Rasheed Wallace, che ha appeso la casacca al chiodo ma diventa assistant coach di Detroit. Il suo sogno era sempre stato, dopo il ritiro, quello di insegnare i fondamentali e il tiro ai suoi allievi. Tutti quanti saranno agli ordini di coach Maurice Cheeks, per la prima volta sulla panchina del team, ma non su una in generale: prima, tra Portland e Phila come head coach dal 2005 al 2008, poi vice di Scott Brooks ai Thunder fino a giugno. Detroit, insomma, è una squadra nuova, ma che sembra formata da giocatori e allenatori che sanno il fatto loro. Playoff in arrivo? In una città distrutta dalla crisi, che vuole qualcosa in cui credere, lo sperano.