Focus Market – Minnesota tra passato e presente

Minnesota manca i playoff da tanto, forse troppo tempo. Scelte sbagliate, scambi sbagliati, anche allenatori sbagliati. Cosa succederà, ora?

SCELTE SBAGLIATE – Dopo Kevin Garnett nel 1995, le scelte dei Timberwolves non sono quasi mai state all’altezza delle loro chiamate al Draft. Se lo erano, poi, sono state a volte cedute. Ad esempio: 1996. Con la quinta assoluta Minnie chiama Ray Allen, ma è subito ceduto ai Milwaukee Bucks in cambio di Stephon Marbury, con il quale Garnett passò una fase importante della propria crescita cestistica. Dieci anni dopo, la sesta assoluta, Brandon Roy, passa a Portland immediatamente. Se Roy fosse rimasto, forse le cose sarebbero andate diversamente. L’anno dopo è scelto Corey Brewer, che non si mostra all’altezza della sua settima assoluta, mentre il 2008 è l’anno di Kevin Love, ricevuto da Memphis in cambio della terza assoluta, ovvero OJ Mayo (azione saggia, questa) e di Nikola Pekovic, ricevuto in cambio di Mario  Chalmers da Miami e che fino al 2010 non ha visto la NBA. Il 2009 vede le scelte più strane di tutte: alla quinta assoluta Ricky Rubio, alla sesta Johnny Flynn. Un controsenso, all’inizio, ma se vediamo la permanenza dello spagnolo a Malaga fino al 2011 -12, appare chiaro che l’ex Syracuse è servito a qualcosa. Il 2010 è uno sparo al cuore: cedono Ty Lawson (chiamato alla 18) a Denver, prendendo invece Wayne Ellington. Come Johnny Flynn, un altro ex Syracuse ulula: si tratta di Wesley Johnson, ala di potenziale uscita dal college. Lazar Hayward e Derrick Williams chiudono la serie di scelte al Draft. Per non parlare del mercato: dopo la trade del 2007 che spedì KG ai Celtics, che oggi non ha portato a giocatori a roster, nel giro di poco tempo si è acquisito Darko Milicic, Brian Cardinal, Sebastian Telfair e una serie di altri elementi davvero poco da squadra. Diciamo, quindi, non dei geni del mercato.

LA SCORSA STAGIONE – La scorsa stagione è stata fatta un po’ di pulizia nel roster. Via Wesley Johnson, che non è mai esploso, via Wayne Ellington, giocatore inutile nell’attesa di allora del team, prima di tutto via Johnny Flynn, che rischiava di oscurare Rubio, e l’inutile Darko Milicic, amnistiato a inizio free agency del 2012. Arrivano Chase Budinger da Houston e Brandon Roy, per tentare di nuovo di sfidare le sue ginocchia, nel team che lo scelte nel 2006 e, in fondo, si è pentito di non averlo tenuto. Kevin Love è pronto per iniziare la nuova stagione, Pekovic cresce e Rubio è pronto a entrare dopo l’infortunio rimediato alla fine della sua stagione da rookie. In aggiunta, Madre Russia regala all’affine luogo i suoi figli prediletti: Andrei Kirilenko e il rookie Alexey Shved, che a Londra hanno rispettivamente mostrato di essere pronto a tornare e pronto ad entrare nella NBA. Il duo russo è uno dei migliori della Lega, ma il resto del team è davvero più sfigato di Portland ai tempi d’oro: Roy soffre le ginocchia, Budinger si infortuna a inizio stagione al crociato, quindi game over. Come se non bastasse, Love è frustrato per non ottenere rinnovo al massimo salariale e il 3 gennaio si rompe la mano destra, la mano del tiro. Stagione finita, Minnesota cade. Cade, ma non precipita, perché Rubio cerca comunque di tenere alta la bandiera del team e insieme a Pekovic, Shved, Derrick Williams e Cunningham riesce a portare i T – Wolves a un record di 31 – 51. Strada in salita.

I TASSELLI DEL PUZZLE – Minnesota l’anno scorso era un team pieno di talento, ma forse non assortito nel modo giusto. Al Draft le cose sono cambiate: si è chiamato Shabazz Muhammad e il senegalese Gorgui Dieng, per arricchire il ruolo di guardia e di ala/centro. Sono stati rinnovati Budinger e Cunningham, mentre Love ha avuto la sua estensione contrattuale. Il colpo maggiore, però, è quello di ieri notte: Nikola Pekovic, che rimane un lupo per altri cinque anni. Un’aggiunta di spessore che aiuterà Minnie a essere pericolosa sotto canestro, anche grazie al miglioramento di Derrick Williams e a Ronny Turiaf, leader vocale dei lunghi. Tuttavia, una squadra ha bisogno anche di difensori e tiratori, per aiutare Love ad aprire il campo. Arriva così Kevin Martin, che cerca il riscatto dopo la deludente stagione ai Thunder, mentre torna Corey Brewer, dopo essere cresciuto tra la Dallas campione e Denver, diventando uno dei migliori uomini dalla panchina. Il sacrificio di tutto questo? Luke Ridnour, la cui cessione era una priorità, visto anche l’alto numero di playmaker nel team. Manca solo di capire che fare con Jose Barea, che dopo aver lasciato Dallas si sembra spento, e Derrick Williams. Williams ha mostrato buoni progressi, ma l’arrivo di Love gli toglierà minuti e punti. Che fare? Cederlo o vedere come matura? Quintetto ideale sarebbe: Pekovic, Love, Budinger, Martin, Rubio. Bisogna poi vedere che fare con le guardie: come Dallas, anche Minnesota ne è piena. Probabilmente Barea sarà spostato a shooting guard come ai tempi dei Mavericks, idea molto interessante in un duo con Rubio. Molto affascinante anche l’arma del team: Alexey Shved, playmaker dotato di velocità e buoni fondamentali (sa tirare e anche schiacciare) che anche al primo anno ha fatto vedere di essere capace di giocare sia shooting guard sia playmaker. La coppia Shved – Rubio gioca bene insieme, come il 26enne slavo può essere messo in coppia con Barea o Martin, per far fiatare il compagno iberico. Qui starà l’abilità di Rick Adelman, l’uomo che aveva saputo rendere giocatori come Jason Williams e Ron Artest fedeli servitori della squadra. In ogni caso, Minnesota è attesa a una grande stagione e ognuno dei suoi membri non vede l’ora di iniziare.

foto: blosphere.it