Focus Market – Reset Celtics

Hanno segnato un’epoca nel corso degli ultimi sei anni. Hanno vinto una Finale, perso un’altra e rischiato di acciuffarne un’altra. Il tempo delle glorie, però, è finito. È giunta l’ora, per i gloriosi Boston Celtics, di ritornare nell’abisso della ricostruzione, come successe bruscamente nel lontano 1992.

Il team più vincente nella storia dell’intera NBA ha affrontato momenti di gioie e di dolori, ma sembra che abbia una innaturale tendenza a ringiovanire troppo tardi la squadra. Nel 1992 si ritirò Larry Bird e la squadra sentì della sua assenza quanto un vecchio storpio senza quella del suo bastone di sostegno. Quei Celtics che vincevano diventarono quei Celtics che perdevano. Il team andava rinnovato: il 1993 vide l’addio di Danny Ainge (ceduto ai Kings) e di Kevin McHale (ritirato), il 1994 quello di Robert Parish (ceduto agli Charlotte Hornets). Anni di buio, affiancati dalla crescita dell’uomo franchigia Antoine Walker. Il prodotto dei Wildcats venne scelto dai biancoverdi nel 1996, con la sesta assoluta. Insomma, preferito a gente come Bryant, Nash, Stojakovic, Jermaine O’Neal … Comunque, l’anno dopo i Celtics tornano alla lottery. È il Draft di Tim Duncan, lo sanno tutti, soprattutto i Celtics, che dal caraibico di Wake Forest vogliono ricostruire un futuro roseo. La pallina fortunata, però, va ai San Antonio Spurs. I Celtics ottengono comunque la terza e la settima scelte assolute: Chauncey Billups e Ron Mercer. Il secondo è sparito nel nulla, mentre Billups .. beh, se i Celtics avessero aspettato di più, forse avrebbero avuto un grande playmaker molto prima del dovuto. Il tentativo di ricostruire su basi solide, quindi, deve aspettare l’arrivo della scelta numero 10 del Draft 1999: Paul Pierce. Un losangelino che non aveva una ghella in tasca e si imboscava allo Staples per vedere le partite della sua squadra del cuore: i Lakers di Magic. Ironia della sorte … Attorno a lui, si cerca di costruire un team su giovani come Al Jefferson (scelto con la 15 nel 2004) e Kendrick Perkins (scelta dei Grizzlies nel 2003 rigirata a Boston). La squadra, dall’arrivo del numero 34, entra nella post season nel 2002, per una cavalcata di tutto valore: cedono alle Finali Est davanti ai Nets di Jason Kidd, poi di nuovo il buio. La scomparsa di Red Auerbach nel 2006 rende i Celtics automi incapaci di giocare da squadra e, con sole 25 vittorie, si candida al premio di “Barzelletta NBA”, nonostante Pierce sia un All Star e un secondo, promettente ragazzo da Kentucky, dopo Antoine Walker, calca il parquet del Garden. Il suo nome? Rondo, Rajon Rondo. Il GM Danny Ainge decide, però, di darci un taglio: Boston deve vincere. Via pedine inutili e la quinta scelta assoluta al Draft 2007 per avere le mani su Ray Allen. Via Jefferson e una serie di altre pedine ingombranti per arrivare a Kevin Garnett. Un’ala grande con carattere (KG), un’ala capace di penetrare e tirare (Pierce), un tiratore micidiale (Allen): torna il trio ideale di Boston, dopo che i rispettivi ruoli furono di Parish, McHale e Bird. È l’anno della consacrazione: 66 vittorie, playoff difficili (Gara 7 sia contro Atlanta sia contro Cleveland), poi l’esplosione, eliminando gli onnipresenti finalisti Pistons dell’ex Billups e vincendo poi il titolo contro gli odiati Lakers. I Celtics sono tornati e la loro sete di vittorie non può essere più placata. L’anno dopo è quello delle 22 vittorie consecutive prima di Natale, ma lì le locuste affamate di successo vengono fermate: Garnett si infortuna e il team ne sente l’assenza. Fine regular season difficile, nonostante in abbondante margine di vittorie, poi due gare 7. La prima, ovviamente buona, con Ray Allen che dà il meglio di sé per salvare i Celtics dall’onta di essere eliminati dai Bulls di Derrick Rose e Ben Gordon. La seconda, invece, no: Orlando e Dwight Howard domano i verdi e raggiungono poi la Finale, persa contro i Lakers. 2009: massì, proviamoci ancora. I Celtics sono più ostinati di un giocatore di poker e amano correre rischi, anche non calcolati. Aggiungono a roster Rasheed Wallace e, alla deadline, Nate Robinson. Arrivano in Finale e devono al crociato di Kendrick Perkins un titolo già vinto. Nota più che positiva è la prova dell’intera stagione da parte di Rajon Rondo, divenuto il vero leader (nel bene e nel male) del team. L’anno dopo tocca ai due O’Neal fare da centri del trifoglio e, fidandosi della loro presenza sul campo, tanta quanta quella registrata da Bynum con i Sixers o quasi, cedono Perkins ai Thunder in cambio di quel Jeff Green che quattro anni prima era stato scelto e girato a Seattle nell’affare Allen. Intanto Rondo cresce, diventa sempre più giocatore sul quale Ainge vuole puntare. Lui lo sa e inizia a fare, almeno così si dice, la prima donna. La contemporanea crescita del mastino difensivo Avery Bradley relega Allen alla panchina. Un anno ancora così, poi nel 2012 He Got Game si stufa di questa situazione e va a Miami. I Big Three sono rotti e la stagione appena passata lo ha mostrato. Ora, il colpo di grazia.

21 ANNI DOPO – Nel 2008 erano passati 22 anni dall’ultimo titolo bostoniano. Nel 2013, erano passati 21 anni da un rebuilding totale del team. Doc Rivers va ai Clippers e al suo posto arriva l’inesperto Brad Stevens, coach di Butler fino all’anno scorso e che ignora cosa voglia dire allenare nella Lega. Tranquilli, avrà tempo sei anni. KG e Pierce vanno ai Nets la notte del Draft, in cambio di un giocatore senza identità (Gerald Wallace), di un dogo argentino incapace di mordere (Kris Humphries), di un figliol prodigo (Marshon Brooks) e di un bench player (Keith Bogans). Per di più, arriva come rookie il capellone Kenny Olynyk. Il resto del team, invece? Rondo è l’uomo sul quale sembra che i Celtics punteranno: l’erede di Pierce sul trono bianco verde è lui, affiancato da Jeff Green, nota più che positiva dei Celtics nella scorsa stagione. Il giocatore è molto diverso da tutte le ali avute finora nella città del Massachusetts e la sua convivenza per quasi quattro anni con i Thunder di Durant gli ha insegnato ad essere atletico, tiratore e veloce. Ha tutto il potenziale per diventare un paladino dei colori di Bird. Brandon Bass, dopo il buonissimo 2012, si è spento improvvisamente e non è più stato lo stesso giocatore. Di Courtney Lee meglio non parlare; anzi, già che ci siamo, parliamone: esageratamente considerato per il suo talento (che c’è), non ha saputo entrare nel meccanismo Celtics ed è stato più altalenante di un dondolo del parco giochi. Se non fosse stato per la schiena traditrice, forse Jared Sullinger avrebbe saputo dare molto di più. L’ex Ohio State, ad ogni modo, è anch’egli un mattone dei nuovi Celtics. Jordan Crawford è arrivato troppo tardi per capire che ruolo possa avere in questo team, ma una guardia tiratrice che faccia da cambio a Bradley, in fondo, non guasta mai. La verità è che questa Boston è troppo sottodimensionata: solo Olynyk e l’acerbo Vitor Faverani sono centri puri, tutti gli altri (Sullinger, Bass, Humphries …) sono ali prestate al 5. Anche perché Fab Melo è stato ceduto a Memphis, in cambio di Donte Greene, ovvero un’altra ala. Ma anche in cambio di soldi, che aiutano i Celtics ad avere una tassa meno pesante del dovuto. Bisogna capire cosa fare con i nuovi arrivi: tra tutti, solo MarShon Brooks sembra futuribile a Boston (fu scelto proprio dai Celtics, prima di essere girato ai Nets). Wallace dovrebbe uscire dalla panchina, come cambio di Jeff Green, ma come scritto prima sembra che ai Nets il faraonico quarantello gli abbia fatto il lavaggio del cervello. Humphries è un buon giocatore per finire posterizzato. Nonostante abbia istinto al rimbalzo, non ha cattiveria agonistica sufficiente (cattiveria con gli avversari ne ha e l’ha fatta vedere proprio contro la sua attuale squadra) e non è uno scorer. Bogans è un vocalist, più o meno come il Pai Mei di Kill Bill o, meno cinematograficamente parlando, Juwan Howard agli Heat. Una voce ai giovani giova. Sicuramente non è finita qui. Danny Ainge ha dichiarato che i Celtics non tankeranno: ma siamo sicuri, che in questa nuova squadra, non ci sia bisogno di un rookie star, come solo il 2014 sembra riservarci?

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