Focus Market – Thunder post Harden, anno II

La sconfitta con Memphis brucia ancora; quello che brucia maggiormente, tuttavia, è la consapevolezza. La consapevolezza che l’infortunio di Russell Westbrook non avrebbe avuto effetti così devastanti se quello che era successo esattamente un anno fa non fosse mai accaduto, o anche solo minimamente passato dall’anticamera del cervello di Sam Presti. La consapevolezza che, quel 28 ottobre 2012, si segnava ufficialmente un’epoca nella carriera di un team destinato a dominare e che non ha avuto occasione di farlo. La consapevolezza che la favola dei Thunder era finita.

MERCATO – Oklahoma City ha ufficialmente capito una cosa: tutte le storie hanno un finale, lieto o meno che sia. Dopo la sconfitta con gli Heat in Finale 2012, era ovvio che l’ultimo gradino fosse a portata di Durant e soci. Salvo poi lasciare il mondo del Gioco a bocca aperta e cedere, per motivi di cap, James Harden. Nonostante la controparte formata da Kevin Martin fosse ben più che adeguata, era chiaro che non sarebbe stato facile. Per quanto giocatore di talento, Martin apparteneva a anni e anni di realtà perdenti, il classico giocatore capace di segnare, ma raramente nel momento del bisogno. Fatto sta che pure Martin se n’è andato, scegliendo Minnesota e snobbando i Thunder. Sia lui che Ronnie Brewer formato il mercato in uscita di OKC; in entrata, solo il ritorno di Derek Fisher e l’arrivo di Ryan Gomes. Dopo le genialate degli ultimi anni, il pollice verso nei confronti di Presti è molto doloroso.

I GIOVANI – La volontà dello staff Thunder è puntare sui giovani. A confermarlo, l’esercitazione dell’option sui contratti di Jackson e Lamb. Soprattutto il ragazzo nato a Pordenone sembra destinato a fare bene per la franchigia: dai 5.3 PPG della regular, è passato ai 13.3 PPG dei playoff e da 14 MPG a 33 MPG. Ovviamente sono cifre influenzate dall’infortunio occorso a Westbrook contro Houston, ma il fatto che Jackson abbia avuto questo minutaggio vuol dire che è stato preferito a partire rispetto a Derek Fisher, certo più utile ad un team che necessitava di esperienza in assenza di una stella. Entrambi ci sono e, come ha fatto ovunque per la Lega, il Venerabile Maestro saprà ritagliarsi la quantità di rispetto necessaria per rendere il play da Boston College un ottimo play da panchina. O almeno, dal 27 novembre in poi … Lamb, invece, dovrà incrementare il suo minutaggio e i suoi punti e l’assenza di Martin lo aiuterà, così come lo aiuterà il partire dalla panchina, visto che fin dai tempi dei tempi di OKC il ruolo di titolare è stabilmente occupato da Thabo Sefolosha.

ALTRI GIOCATORI – Steven Adams, ragazzone neozelandese da Pittsburgh, è arrivato la notte del Draft. Insieme a Perkins e a Thabeet sarà lui il terzo membro di un pacchetto centri molto interessante per i bookmakers; imprevedibili tutti e tre, almeno su Perkins può esserci certezza di prestazioni. Chi è chiamato al salto di qualità è Serge Ibaka. “Air Congo” non si è meritato almeno metà del suo ricco contratto e lui, questo lo sa. In un’intervista rilasciata recentemente a “Rivista Ufficiale NBA” ha dichiarato di voler puntare di nuovo al Difensore NBA dell’Anno, traguardo che vuole sottolineare la maggior presenza in area per lui. Inoltre, bisogna migliorare sui punti presi, che l’anno scorso sono andati scemando. Il punto cruciale del team, però, ha nome e cognome: Kevin Durant. Il numero 35 non si è mai preso così tante responsabilità come nell’ultimo periodo: alla fine della semifinale contro Memphis aveva a registro 30.8 PPG (contro i 28.8 della scorsa post season) e 44 MPG (contro i 41 della scorsa). La differenza? Ibaka di maggior impatto, Westbrook a servizio e un terzo, misterioso e faccialmente peloso uomo …

ASPETTATIVE – La Finale è lontana, almeno lo è certamente di più rispetto a quanto non lo fosse nel 2012. Come hanno fatto i Bulls a Est, i Thunder non si sono praticamente rinforzati, puntando le loro energie sul ritorno del loro playmaker, sperando che torni a livelli pre – infortunio. Se West dovesse riuscirci, non è detto che ce la possano fare, questi ragazzi, a tornare a lottare con gli Heat. I Clippers sono forti, la Northwest Division vede Minnesota opporsi a OKC e infine Houston: “Fear the Beard” sarà detto con una nota di terrore, tra i tifosi di Durant & Co.