Forbes pubblica la lista dei dieci strapagati: ci sono anche Dirk e Melo. Ma lo meritano?

La bomba l’ha sganciata Forbes: l’elenco dei dieci giocatori più sopravvalutati, in termini di stipendio, della NBA. Dietro a questa lista c’è una formula matematica, che calcola le vittorie portate da un giocatore alla sua squadra in base alle sue statistiche. Non contano, quindi, solo i punti. Hanno forse addirittura maggiore importanza la capacità di segnare (valutata con la percentuale dal campo), gli assist (poiché conducono direttamente ad un canestro segnato) e i rimbalzi (poiché regalano il possesso alla squadra). La tesi di fondo è che in NBA, al momento della firma dei contratti, si dà troppo peso alla media punti e troppo poco al resto. Prima di commentare, presentiamo l’elenco.

Carmelo Anthony (New York Knicks) – $19,444,503
Ben Gordon (Charlotte Bobcats) – $12,400,000
Joe Johnson (Brooklyn Nets) – $19,752,645
Hedo Turkoglu (Orlando Magic) – $11,815,850
Dirk Nowitzki (Dallas Mavericks) – $20,907,128
Corey Maggette (Detroit Pistons) – $10,924,138
Rudy Gay (Toronto Raptors) – $16,460,538
Stephen Jackson (San Antonio Spurs) – $10,059,750
Chris Kaman (Dallas Mavericks) – $8,000,000
Arron Afflalo (Orlando Magic) – $7,750,000

Partiamo da una considerazione: la lista considera il valore attuale dei giocatori, non si riferisce al momento in cui è stato firmato il contratto. In alcuni casi, infatti, si potrebbe risolvere il tutto parlando di errori di valutazione legati al futuro. Prendiamo Hedo Turkoglu: quel contratto l’ha firmato al termine dell’anno in cui, assieme a Rashard Lewis, ha portato per mano gli Orlando Magic alle NBA Finals 2009. In quel momento sembrava uno dei giocatori più decisivi dell’intera lega e la doppia cifra di milioni di stipendio sembrava tutto fuorché assurda. Ciò che è successo dopo, però, ci ha dimostrato chiaramente che Hedo, quei soldi, non li valeva.

Liquidiamo subito i giocatori che, attenendoci al valore attuale, meritano eccome di stare nell’elenco in compagnia del turco dei Magic. Ben Gordon, realizzatore eccezionale nei suoi primi anni in NBA, si è dimostrato un giocatore tutto sommato monodimensionale e poco affidabile. Così come Corey Maggette, che al di là di qualche bella stagione dal punto realizzativo in carriera ha dimostrato poco o niente. Stephen Jackson, sebbene per qualche tempo gli equilibri li abbia spostati sul serio, non è più un giocatore in grado di fare la differenza ed è per cui palese che il suo stipendio sia un tantino esagerato. L’ultimo da menzionare è Rudy Gay. Sì, ok, c’entra poco con gli altri appena citati perché è, ora come ora, uno o due gradini sopra dal punto di vista del rendimento. Ma c’è un motivo se i Memphis Grizzlies, per liberare il salary cap, hanno scelto proprio di scaricare lui. Guadagna uno stipendio da superstar pur senza necessariamente esserlo.

Bene, è ora di non tenerci più le critiche per noi. Partiamo da Chris Kaman. I Mavericks lo hanno firmato quest’estate perché avevano spazio salariale. Kaman prende, magari, anche più di qualche centro che rende di più. Il punto è che i Mavericks hanno firmato Kaman perché era il meglio sul mercato degli unrestricted free-agent quest’estate. Oltretutto con un annuale, che quindi non va ad incidere sul monte salari delle prossime stagioni. Kaman, secondo la formula di cui abbiamo parlato nell’introduzione, ha portato ai Mavs -0.6 vittorie. Sono stati ugualmente, nonostante un roster non invidiabile e un Nowitzki fuori per tutta la prima parte di stagione, in lotta per i Playoffs fino alle due sconfitte di settimana scorsa. Viene per cui difficile capire secondo quale logica Kaman sia stato un investimento sbagliato, contando che il suo contratto scade già a luglio.

Il rinnovo di Arron Afflalo risale alla stagione 2010/2011. La guardia è stata firmata dai Nuggets ad una cifra che partiva dai sette milioni e mezzo dopo una stagione da 12.6 punti di media. Il suo rendimento è migliorato nella stagione successiva, al termine della quale è stato ceduto ai Magic. Afflalo non sta vivendo una grandissima stagione dal punto di vista delle percentuali (44% dal campo, 30% da tre), ma non si può non considerare il drammatico contesto in cui è stato inserito. Il suo nome è finito nella lista perché ha portato ai Magic -0.4 vittorie. Wow! Chissà quanti talentuosi giocatori che prendono meno di lui avrebbero saputo fare meglio nell’attuale versione dell’ex squadra di Dwight Howard!

Le due cartucce più importanti le spariamo per ultime, ora passiamo a Joe Johnson. Per stipendio, è il quarto giocatore dell’intera NBA e ci sono state sempre grandi polemiche sulla cifra con cui gli Hawks lo hanno rinnovato nel 2010. Il punto cruciale è uno: i diritti Bird. Se un giocatore firma un contratto di almeno tre anni, la squadra di appartenenza matura questi diritti Bird su di lui. Tradotto in pratica, significa che può anche sforare il salary cap nel rinnovargli il contratto. Gli Hawks hanno scelto di rinnovare il suo contratto sforando il salary cap, piuttosto che rivolgersi alla free agency gestendo una rimanenza minore della cifra a cui ha firmato Johnson. Decisione comprensibile, anche perché JJ è un realizzatore clamoroso e uno dei giocatori che ci sa fare meglio quando la palla scotta. Johnson ha infatti segnato in stagione, con la maglia dei Nets, 13 canestri per pareggiare o per andare in vantaggio negli ultimi 5′ delle 10 partite in cui ne ha avuto la possibilità, risultando uno dei migliori in questa specialità.

Ecco, è il momento dei carichi pesanti. Dirk Nowitzki è il secondo giocatore più pagato della lega. Definirlo strapagato, tuttavia, suona un po’ eccessivo vista la caratura del giocatore. Nel 2011 ha condotto i Mavs, su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo, al primo titolo NBA della loro storia, con prestazioni clamorose come i 48 punti in gara 1 contro i Thunder nelle finali di Conference e vere e proprie magie come i canestri con cui ha vinto gara 2 delle Finals contro Miami. Solo questo basterebbe per garantirgli un vitalizio a cifre anche più alte. Ma se vogliamo attenerci a questa stagione, nonostante il suo impatto sia stato naturalmente limitato dall’infortunio che lo ha costretto a saltare una trentina di partite, il suo rientro è stato un faro per una squadra che nelle fasi iniziali della stagione non pensava nemmeno di potersi avvicinare alla post-season. Eppure le prestazioni del tedesco, ancora una volta, hanno quasi portato all’impensabile. Il capitombolo dei Mavericks sul campo dei Lakers ha definitivamente spento le speranze dei texani, ma non per questo è possibile considerare Nowitzki come un giocatore sopravvalutato. Semplicemente non lo è.

LeBron James, quest’anno, è decisamente una spanna sopra tutti. Carmelo Anthony si giocherà plausibilmente il secondo posto con Durant nella corsa all’MVP. Credete che basti perché Forbes non lo consideri strapagato? Neanche per sogno! Anthony, secondo la solita formuletta, ha portato ai Knicks solo 0.7 vittorie. Chiunque l’abbia visto giocare, non può interrogarsi sull’efficacia dei criteri selezionati per calcolarla. Melo viene fortemente penalizzato dal suo 44% dal campo. Inoltre, per Forbes, prende più di Durant pur non essendo Durant. Innanzitutto, Durant è in NBA dal 2008. Nel 2011 la Derrick Rose Rule ha permesso ai giocatori con determinati riconoscimenti (titoli di MVP, convocazioni all’All-Star Game o presenze nei quintetti NBA) di firmare al massimo salariale già dal quinto anno nella lega. Durant è stato il primo a beneficiare di questa regola, ma il contratto lo aveva firmato prima, quando non si poteva prendere il massimo salariale fino al settimo anno nella lega. Il suo stipendio è stato adeguato con un’aggiunta di 15 milioni sul totale, non con una revisione del contratto. Melo ha firmato l’attuale contratto dopo nove stagioni in NBA. Risulta, pertanto, un po’ troppo semplicistico considerare Anthony strapagato perché “prende più di Durant e non è Durant”, dal momento che i contratti dei due sono figli di diversi momenti e di diversi regolamenti. Detto questo, sul valore di Melo probabilmente è inutile soffermarsi: è sotto gli occhi di tutti.

Al termine di questo lungo ragionamento, la conclusione è una soltanto: basare le proprie considerazioni unicamente sulle statistiche, per quanto possa essere elaborata la formula delle “vittorie procurate”, non è sempre corretto, anzi. Troppi fattori vengono lasciati fuori. Soprattutto in una lega come la NBA, dove determinati contratti possono essere anche scaturiti da annate particolari per pochezza tecnica dei free-agent disponibili o per spazio salariale da riempire, sarebbe molto meglio lasciare da parte statistiche e formule matematiche. Almeno si eviterebbe di considerare strapagati giocatori come Dirk e Melo.

 

Photo: nbaarena.com