Focus Market – Clippers, puntare in alto per arrivare in alto

Sono stati una delle squadre di cui si è parlato maggiormente nel corso della folle estate NBA. Tra pettegolezzi, capricci e contratti faraonici, i Clippers non hanno perso di vista l’obiettivo principale del team da due stagioni a questa parte: vincere il titolo NBA.

VOCE IN GIACCA E CRAVATTA – Per essere vincenti, prima di tutto c’è bisogno di un comandante vincente. Così gli Alleati hanno avuto Eisenhower, i Bulls Phil Jackson, i Clippers Doc Rivers. Era ora di cambiare, dopo i molti anni ai Celtics e dopo le dichiarazioni di non voler far parte del progetto di ricostruzione dell’ormai sua squadra. Si era parlato di tutto: Bledsoe per il contratto del padre di Austin e delle scelte future, un doppio scambio che portasse anche il suo vice in campo Garnett di nuovo al suo fianco, con DeAndre Jordan diretto a Beantown. Sua Commissioneria David Stern, però, ha deciso di mandare tutto al diavolo, finché non si è passato alla cessione di una scelta da parte dei Clippers e l’accordo che i due team non fossero coinvolti nella stessa trade per tutta la stagione successiva. Così, Doc come Ray Allen: Boston non accetta il “tradimento” dell’allenatore, che cerca di riscattarsi dicendo che Boston e il suo cuore saranno per sempre uniti ecc. Per placare gli animi del popolo …

IL VICE DI DOC – L’obiettivo primario di Donald Sterling, però, non era l’arrivo del premiato ex Hawks. Almeno, era la chiave per garantire il rinnovo di Chris Paul, insoddisfatto della sola gara 7 del primo turno, della gestione Sterling, del team in generale. Una sceneggiata riuscita bene, con una prestazione da Actor Studio per CP3, che ottiene così l’allenatore sempre voluto come suo maestro e 116 milioni di dollari versati sul suo conto in banca. Insomma, Paul vuole continuare la sua avventura con la maglia di Lob City.

UNA PANCHINA – Come tale può essere chiamata. Tornano in squadra Ryan Hollins e Matt Barnes e i partenti ci sono Billups, Turiaf e Odom, anche se non sembra, viste le condizioni di Lamarveleous, mancherà molto ai Clippers. Il primo colpo messo a segno dai Clippers è fatto per sostituire proprio l’attuale Pistons. È arrivato dai Bucks JJ Redick, in un sign – and – trade che ha portato in California anche il factotum Jared Dudley e allontanato Caron Butler e Eric Bledsoe. Era giunto il momento di Baby LeBron di lasciare la franchigia, dopo essersi dimostrato pronto a diventare un leader in un altro team (parola del mentore CP3). Il suo sostituto è un volto ben famigliare all’ex Wake Forest: Darren Collison, che proprio come sostituto di Paul dopo il suo infortunio nel 2010 si era mostrato una delle belle notizie di New Orleans. Perduto in giro tra Pacers e Mavericks, ora il piccolo playmaker può tornare al suo ruolo naturale, ovvero scudiero di Paul e primo play dalla panchina. Byron Mulles, centro che a Charlotte ha saputo giocare abbastanza bene, si presenta come un uomo d’area capace anche di tirare da lontano, anche molto. Quindi, un’eventuale arma per il team, che saprà dove puntare per giocare lontano dall’area. Arriva invece, per coprire il ruolo di Odom, Antawn Jamison. Il veterano ha scelto di non rinnovare con i Lakers, dopo i brutti trascorsi con il team di D’Antoni, diventando così libero di accasarsi nel team “gemello”. Ci è voluto un po’, per lui, prima di firmare: la dirigenza era infatti decisa se accettare i suoi servigi o continuare la collaborazione proprio con Odom (un altro ex Lakers, guarda caso). Il resto è storia.

CECCHINI – Mullens, Reddick, Jamal Crawford, Barnes. L’arma dei Clippers, anche quest’anno, sembra essere il tiro da tre punti. Senza scordare che anche Paul, quando vuole, può essere un buon tiratore da tre punti. La squadra è fatta per aprire il campo; il primo  a confermarlo è coach Rivers, che ha fortemente voluto Redick come suo soldato. A parte l’ex Duke (fuori comunque per le prossime due settimane a causa di un infortunio al quadricipite), sarà utile vedere Mullens aprire il campo; di Crawford e Barnes non si può dire molto. Si sa che Jamal è parte integrante del team californiano e i suoi numeri dell’anno scorso sono lì per dimostrarlo. Il reparto lunghi, invece, fa davvero paura: è presente almeno un cambio valido in ogni ruolo, con la spaventosa consapevolezza di Rivers (abituato fin da Boston a usare Kevin Garnett come centro per qualche minuto) di saper usare le ali grandi come fulcri del gioco d’area. Anche la convivenza con Ray Allen ha dato a Doc un nuovo trucco, ma non tanto, da portare ai Clippers: aprire il campo con una guardia precisa. Una per ognuno dei due quintetti dei Clippers: Redick titolare e Crawford dalla panchina, per cercare di soffiare a JR Smith il Sesto Uomo dell’Anno. Al di là dei riconoscimenti individuali, però (quasi scontato vedere CP3 e Blake all’All Star Game) l’obiettivo generale è uno e uno solo: vincere. Sicuramente il primo turno di playoff, vittoria ancora più dolce forse contro i nemici da due anni a sta parte, i Memphis Grizzlies. E poi chissà: magari la Finale di Conference, obiettivo per il quale Lob City potrebbe ritenersi pronta. Senza smettere di far volare i sogni di un team costruito solo per crescere; il titolo, forse, non è così lontano.

foto: gamedayr.com