Garnett e Sealy: un’amicizia che KG vuole rendere immortale

Dicono che l’amicizia sia il bene più prezioso per un uomo. Dicono anche che sia una di quelle cose perenni e che il ricordo di un amico è qualcosa che rimane viva nella mente delle persone, che nulla possa far dimenticare un nostro compagno di viaggio. Applicazioni nella vita di tutti i giorni, di queste riflessioni, le ritroviamo spesso, ma nel basket, specie nella NBA, è molto difficile instaurare rapporti solidi, perfino tra compagni di squadra. Nel mondo economista della Lega, dove un taglio o una trade sono sempre in vista e dove spesso è il desiderio egoistico di un giocatore o di un GM/proprietario a prevalere sui rapporti umani, non c’è spazio per gli amici, se non per finire bruscamente il rapporto. Tanto vale, quindi, farsi amici fidati fuori dal team o al campo.

Kevin Garnett la pensava così fino alla fine del suo primo anno, quando legò sostanzialmente solo con Sam Mitchell. Nel 1996, però, arriva Stephon Marbury, che il nostro prende sotto la sua ala in ricordo della duratura amicizia. Due ragazzi separati solo da un anno di differenza sulla carta d’identità, con poca esperienza nella Lega (KG Sophomore, il newyorkese invece rookie) e tra i quali poteva nascere l’intesa vincente. Il numero 21 aumenta il suo potenziale, Marbury guadagna ben presto il rispetto del team e i minuti e il duo diventa uno dei più affiatati dell’intera NBA. La loro crescita fa pensare a KG che saranno compagni inseparabili e che sarebbero cresciuti insieme: insieme si sono affermati nell’NBA, insieme hanno visto i frutti del loro lavoro con la guida di Minnesota ai primi playoff della sua storia, nel 1997. Nonostante la replica off season del 1998, nel 1999 Steph, oscurato dall’ombra di KG, egoista e desideroso di emergere come star, chiede la cessione ed è accontentato: va ai Nets e lascia l’ala grande tradita e delusa, tanto da portarlo a introvertirsi. I due si rivedranno nel 2009 ai celtics ma KG non giocherà per via del grave infortunio al ginocchio che lo costringerà all’operazione.

KG & MALIK – Malik Sealy è sempre stato nel cuore di Garnett, tanto che il numero 21 di Minnesota era stato scelto per via dell’allora giocatore di St. John’s University. Nel 1999 i due si vedono nello stesso team e, come ha dichiarato lo stesso Garnett, all’inizio non si frequentavano. Stessa età, stessi gusti: una sera Sealy invitò Garnett a cena e da lì il rapporto tra i due s’impennò. Intesa sul campo a parte, dopo la cessione di Marbury Garnett aveva ritrovato un sostegno e qualcuno su cui contare ciecamente: una presenza che sapesse dargli conforto e gioie e condividere i bei momenti. Nulla sembrava andare storto, anzi: la sera del 22 maggio 2000, Kevin uscì con Malik e quando vide che l’amico gli aveva organizzato una festa a sorpresa per il suo compleanno, il Bigliettone rimase senza parole. Una serata bella, leggera e divertente; arrivato a casa Garnett era davvero felice. Purtroppo, la sua felicità è durata poco, visto che di lì a nemmeno un’ora venne a sapere che Sealy aveva fatto un frontale contro un pick up guidato da un ubriaco e che aveva perso la vita. Lo shock fu devastante: Minnesota, che ritirò la maglia numero 2 del giocatore, temeva che la sua stella fosse incapace di andare oltre. Le cifre dicono tutt’altro, ma qualcosa di quella notte continua a tormentare, forse, i sogni del nuovo brooklynese.

IL RICORDO – Garnett adorò Sealy quando giocava al college e il suo numero 21 gli ha reso omaggio da vivo. Allo spirito di Sealy, però, saranno fischiate le ectoplasmiche orecchie quando il suo grande amico ha fatto scrivere sulla linguetta delle “Adidas Garnett 3” la frase 2MALIK. Infine, dopo sei anni passati con il numero 5, “The Big Ticket” cambia ancora numero appena concluso l’affare tra Boston e Brooklyn: annuncia che sarà il 2. Come quello di Malik Sealy. Come quello dell’amico che il campione non vuole dimenticare e che vuole invece, omaggiandolo, ringraziare per esserci stato. Quell’amico che, KG ne è convinto, lo guarda dall’alto dei cieli e ricorda che l’amicizia è davvero dura a morire.

foto: www.iamaceltic.it