George Karl è il coach dell’anno, Spoelstra e Woodson sul podio. Thibodeau, Vogel e Jackson?

Da pochi minuti la NBA ha reso noto che George Karl ha vinto il premio di coach dell’anno, piazzandosi davanti ad Erik Spoelstra e Mike Woodson. Inutile dire che la notizia all’interno della nostra redazione NBA ha suscitato stupore, misto ad amarezza: lungi da noi considerarci degli esperti, sicuramente le nostre conoscenze del basket a stelle strisce sono infinitamente inferiori a quelle dei 121 giornalisti sportivi che decretano i vincitori di questi premi, ma non possiamo fare a meno di esprimere il nostro disappunto.

Ovviamente sappiamo benissimo che il Coach of The Year viene assegnato in base ai risultati ottenuti in regular season: ciò rende tutt’altro che scandalosa la nomina di George Karl, che ha trascinato i Denver Nuggets, la terza squadra più giovane della NBA, al quarto miglior record della lega e ad un ruolino di marcia tra le mura amiche impressionante, fatto di 38 vittorie e 3 sole sconfitte. Così come non è scandaloso che Erik Spoelstra e Mike Woodson siano finiti sul podio: il primo, nonostante i suoi evidenti limiti tattici, ha contribuito alla definitiva maturazione degli Heat; il secondo, invece, ha riportato entusiasmo a New York, grazie alla vittoria dei suoi Knicks dell’Atlantic Division.

A nostro avviso, però, il vincitore di quest’anno doveva essere uno tra Frank Vogel e Tom Thibodeau: il primo senza la sua stella (Danny Granger) ha reinventato il gioco dei Pacers, che si sono affermati come una delle squadre più rognose da affrontare in tutta la NBA a causa del suo gioco duro e solido; il secondo ha fatto un mezzo miracolo con i Bulls, privi per tutta la stagione di Derrick Rose. A Chicago non è mancata solo la sua stella più luminosa: nel corso della stagione ci sono state tantissime defezioni, da Deng, a Noah, a Hamilton, ad Hinrich. Eppure i Bulls sono sempre stati lì a giocarsela a testa alta con tutti, risultando essere l’unica squadra in tutta la NBA ad avere un record del 50% contro i Miami Heat campioni in carica.

Inoltre, Thibodeau ha dato una nuova vita cestistica a Marco Belinelli e Nate Robinson, due giocatori che di certo non ti aspetti siano così incisivi e decisivi, ma il suo merito più grande è aver creato un gruppo compatto e determinato, a cui non importa se manca qualche giocatore importante, perché disputa ogni partita come se fosse l’ultima. Ad oggi, è nettamente il miglior allenatore della NBA sotto l’aspetto tattico e motivazionale. Come non nominare anche Mark Jackson, relegato ad un’ingiustissima settima posizione, nonostante il capolavoro che ha creato nella regular season: pur essendo una squadra giovanissima, i Golden State Warriors sono una delle più belle realtà della NBA ed il merito è tutto di coach Jackson, che ha permesso alla squadra di lottare per traguardi importanti dopo anni di anonimato.

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