Gigi Datome, in NBA a 25 anni: che cosa troverà a Detroit?

C’è una differenza tra Luigi Datome e i suoi tre connazionali che, come lui, giocheranno con una squadra NBA la stagione 2013/2014: l’atleta sardo non è un predestinato. O meglio: lo è comunque, perché un giocatore che nasce con quel talento non può non esserlo, ma questo status non gli è stato necessariamente riconosciuto negli anni. Torniamo, per esempio, al lontano 2007/2008: Datome ha 20 anni, Bargnani 22, Belinelli 21 e Gallinari 19. Gigi gioca a Scafati e in tutta la stagione collezione circa 9 punti di media in 22 minuti. Bargnani e Belinelli sono stati protagonisti, a 20 e 19 anni, della finale di Serie A 2006 e sono già entrambi in NBA: Bargnani prima scelta al Draft 2006, Belinelli diciottesima al Draft 2007. Bargnani ha concluso in doppia cifra di media le sue due prime stagioni in NBA, mentre Datome non è ancora riuscito a raggiungere i 10 di media in una stagione di Serie A. E Gallinari? Gallinari esplode letteralmente nella stagione 2007/2008, segnando quasi 18 punti di media tra campionato e Playoff.

Non era facile prevedere, anche solo tre anni fa (4.5 punti di media con la maglia di Roma nella stagione 2009/2010), che il talento di Gigi lo avrebbe alla fine portato a firmare un contratto da tre milioni e mezzo di dollari in due stagioni con la maglia dei Detroit Pistons, che hanno battuto la concorrenza dei Memphis Grizzlies. Datome ha dovuto lavorare tantissimo per raggiungere questo traguardo, ma non sono solo le sue qualità sul campo che hanno destato l’ammirazione di tutti gli appassionati italiani. L’ex capitano della Virtus Roma si è sempre distinto per correttezza, rispetto dell’avversario e, soprattutto, per una spiccata simpatia dimostrata sui social network (memorabile il suo tweet a LeBron: «I’m Gigione. Nice to meet you.»). Di fianco allo smisurato talento, Datome ha quindi mostrato di essere un ragazzo comune, che col sudore e con l’impegno ha coronato un sogno. A lui ora il compito di mantenerlo vivo.

Mantenere vivo il sogno di giocare in NBA, dicevamo. Perché adesso che Datome è riuscito ad entrarci, sarebbe un peccato che non riuscisse ad esprimere sul parquet le sue grandissime qualità. Qualcuno ha criticato la scelta di preferire Detroit a Memphis, sostenendo che a Memphis ci fosse meno traffico nel reparto esterni. Probabilmente vero, ma con Conley, Tony Allen, Bayless, Prince e un Pondexter in ascesa Gigi difficilmente avrebbe trovato spazio; inoltre i Grizzlies offrivano un annuale da 900 mila dollari contro il biennale da tre milioni complessivi proposto dai Pistons. A Detroit Datome trova un reparto piccoli stracolmo, con Brandon Knight, Stuckey, Billups, Will Bynum, Singler, Jerebko e Khris Middleton.

I nomi sono sì tanti (potrebbe aggiungersi anche Peyton Siva), ma Knight, Stuckey, Billups e Bynum si contenderanno gli spot di playmaker e guardia e Middleton dovrebbe rimanere fuori dalla mischia, quindi i veri rivali di Datome sono fondamentalmente Kyle Singler e Jonas Jerebko. Singler è un giocatore su cui i Pistons puntano tantissimo: scelto al Draft del 2011, ha esordito solo l’anno scorso dopo una stagione in Spagna, ma nel suo anno da rookie è partito in quintetto collezionando quasi 9 punti in 28 minuti di media. Diverso è il discorso per quanto riguarda Jerebko: i suoi minuti sono calati rispetto al suo anno da rookie (2009/2010) e l’anno scorso ha avuto a disposizione solo 18 minuti a partita (7.7 punti). Lo svedese può, comunque, fare minuti anche da ala grande di riserva, ruolo conteso da Charlie Villanueva; il quattro titolare è Josh Smith e al suo fianco si alterneranno Monroe e Drummond.

Per analizzare quello che potrebbe essere l’impatto di Datome in Michigan, partiamo da un dato fondamentale: ha un contratto di due anni. Questo vuol dire che ha tutto il tempo per ambientarsi e per convincere la franchigia del suo talento e quindi, se non dovesse trovare troppo spazio nelle battute iniziali della stagione, non sarebbe un dramma. Non è escluso che possa fare anche qualche minuto da guardia, anche se la concorrenza è abbastanza agguerrita; tendenzialmente, dovrà puntare a rosicchiare una manciata di minuti da ala piccola e ne ha tutte le possibilità. Detroit ha fatto un investimento importante per assicurarselo e di sicuro vorrà metterlo nelle condizioni di rendere al meglio. Con l’acquisizione di Josh Smith, la squadra ha fatto dei notevoli passi avanti e ha messo assieme un reparto lunghi di tutto rispetto. Restano ancora parecchi dubbi in fase di playmaking, ma la squadra può provare a lottare per un posto nelle prime otto, anche se non è affatto scontato che ci riesca.

 

Foto: Federico Rossini