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I giocatori più insoliti dell’ultimo decennio NBA ad aver segnato almeno 50 punti

mo williams

La NBA è quel posto in cui chiunque può diventare eroe per (almeno) una notte. E’ quel posto in cui un playmaker di 32 anni senza acuti particolarmente indimenticabili nella sua carriera una notte può arrivare a segnare 52 punti. E’ quello che è accaduto per ultimo a Mo Williams: nessuno nella passata stagione ha fatto registrare una prova realizzativa migliore, e neanche in quella ancora precedente, quando il suo ex compagno Corey Brewer ne mise 51 (e parleremo ovviamente anche di lui). Certo, Mo Williams non è propriamente uno sprovveduto: è stato All-Star nel 2009, ha una esperienza piuttosto rilevante nei playoffs e sei anni fa nel giro di un paio di settimane aveva toccato quota 44 e 43 punti. Però nessuno si sarebbe mai aspettato che proprio lui avrebbe fatto registrare un 50ello. Prendendo esempio da Williams, andiamo a vedere i giocatori più inattesi ad essersi resi protagonisti di grandi prove realizzative.

CHARLIE VILLANUEVA
26 marzo 2006, Raptors vs Bucks
Quale modo migliore di presentarsi alla NBA, se non con una prova indimenticabile? E’ quello che ha fatto Villanueva verso la fine della sua stagione da rookie con i Raptors. E’ vero, questo non può essere definito un cinquantello, ma la sostanza non cambia: i 48 punti con 20/32 dal campo (6 canestri da oltre l’arco, solo 1 punto segnato dalla linea della carità) sono qualcosa di eccezionale per chiunque, figuriamoci per uno alle prime armi nella lega più competitiva del mondo. Prima di allora, considerando anche gli anni giovanili, Charlie non aveva mai preso neanche 20 tiri in una sola partita, figuriamoci 32: anche se Toronto rimediò una sconfitta nel match con i Bucks, nella NBA si parlò della prova formidabile del rookie dei Raptors per diversi giorni.

ANDRE MILLER
30 gennaio 2010, Blazers vs Mavericks
Nelle tre partite precedenti a quella con Dallas, Miller aveva segnato 6 punti contro gli Hornets, 7 contro i Jazz e 2 contro i Rockets. Insomma, non era proprio il principale timore delle difese avversarie, anche se nel corso della sua carriera aveva dimostrato di essere un giocatore molto pericoloso in post-up e con i jumper dalla media distanza. All’epoca i Mavericks avevano l’undicesima difesa più efficiente di tutta la lega, ma Andre rovesciò tutte le carte in tavola: realizzò 25 punti tra ultimo quarto e overtime, rendendosi immarcabile anche per uno come Shawn Marion che era al suo massimo, e chiuse con la bellezza di 52 punti a referto. Prima di allora, il suo career-high era di 37 punti, fatto registrare due volte nel 2002.

COREY BREWER
11 aprile 2014, Timberwolves vs Rockets
Lo avevamo già nominato in apertura, ma adesso bisogna approfondire il discorso, perché stiamo parlando di quello che è a mio avviso il giocatore più insolito di sempre ad approcciarsi con il 50ello. A differenza di chiunque altro, prima dell’11 aprile Brewer nella sua carriera non era mai stato un grande marcatore: in cinque dei suoi otto anni nella NBA ha chiuso con una media inferiore alla doppia cifra e solo nelle ultime due stagioni si è attestato sui 12 punti ad allacciata di scarpe. Tutto ciò rende ancora più inspiegabile quella sua prestazione: in questo nostro articolo risalente a quella data potete trovare tutti i numeri e i retroscena dei 51 punti di Corey.

TERRENCE ROSS
25 gennaio 2014, Raptors vs Clippers
Alla vigilia della sfida con la truppa di CP3 e Blake Griffin, Ross viaggiava con 9.3 punti di media, salvo poi chiudere la stagione a 10.9. Questo numero è cresciuto grazie alla prova del 25 gennaio, data in cui ha firmato la bellezza di 51 punti, che ovviamente rimane tutt’oggi il suo career-high. E lo ha fatto in un modo incredibile per il suo essere non proprio un grande attaccante: ha preso solo 29 tiri dal campo, ma soprattutto ha mandato a bersaglio ben 10 triple, un numero altissimo e ben superiore rispetto alla maggior parte dei giocatori che sono riusciti a firmare almeno 50 punti in una partita NBA (solo Steph Curry ha fatto meglio del prodotto di Washington).

BRANDON JENNINGS
14 novembre 2009, Bucks vs Warriors
Sbarcato in NBA in qualità di primo giocatore di sempre ad aver saltato il college, giocato un anno all’estero per poi dichiararsi al Draft, le aspettative su di lui erano abbastanza alte, anche se nella sua avventura a Roma era stata con più ombre che luci. Ma Jennings ha fatto presto ad attirare l’attenzione su di sé: all’esordio ha sfiorato la tripla doppia, nella seconda partita è stato decisivo per la prima vittoria stagionale dei Bucks, nella terza poi ha realizzato un capolavoro: 0 punti nel primo quarto, 29 nel terzo e 55 finali nel successo per 129-125 sui Warriors che lasciò a bocca spalancata gli appassionati NBA di tutto il mondo, quelli italiani in primis. In pratica, alla sua terza partita è diventato il più giovane di sempre a segnare almeno 50 punti in una partita.