Gli Heat al tempo dei Big Three: mai nel panico quando perdono il fattore campo

Gli Heat erano già destinati a far discutere fin da quando, nell’estate del 2010, hanno affiancato LeBron James e Chris Bosh a Dwyane Wade. Ma, tendenzialmente, sono anche destinati a vincere, come hanno fatto l’anno scorso e come possono fare ancora per qualche anno. Di una squadra del genere, però, si parla di più quando perde piuttosto che quando vince. E, in queste due stagioni e tre quarti, di momenti complicati gli Heat ne hanno avuti, uscendone sempre più o meno brillantemente.

Playoffs 2011, primi dei Big Three raggruppati. Gli Heat spazzano via Sixers, Celtics e Bulls e accedono alle Finals. La squadra di Spoelstra vince senza difficoltà gara 1 sui Mavericks, poi si porta sull’88-73 a 7’ dalla fine nel secondo atto della serie. Partita e serie verso la Florida? Macché. Terry e Nowitzki ordiscono la più incredibile della rimonte: parziale 22-5 e 1-1. Paradossalmente, gli Heat non si disuniscono dopo questa clamorosa sconfitta: vincono gara 3 a Dallas grazie ad un jumper di Bosh nell’ultimo minuto. Miami perderà poi le successive tre partite, consegnando a Nowitzki il primo titolo NBA della sua carriera. Ma la vittoria in gara 3 a Dallas è la prima di una lunga serie di reazioni degli Heat quando il fattore campo viene a loro sottratto.

Semifinali di Conference 2012: Heat contro Pacers. L’infortunio di Bosh accorcia le rotazioni di Spoelstra e il gioco a metà campo di Miami ne risente. Oltretutto, Wade è in difficoltà come non mai e viene anche pizzicato dalle telecamere a litigare con il suo allenatore. Indiana vince gara 2 a Miami e stravince gara 3 in casa. Gli Heat sembrano di nuovo in procinto di abbandonare la post-season. Poi lo scatto di orgoglio dello stesso Wade porta al pareggio in gara 4. Miami vince di 32 gara 5 in casa, poi trionfa anche in gara 6 in trasferta, accedendo alle finali di Conference.

Nel turno successivo gli Heat si trovano davanti i Boston Celtics, vincendo le prime due gare in casa. I biancoverdi, però, sono duri a morire e sconfiggono gli Heat due volte al TD Garden. Si arriva così alla cruciale gara 5, definita spesso pivotal game quando la serie si trova in pareggio. Nei concitati attimi finali di gara, Paul Pierce segna in faccia a LeBron James la tripla della vittoria Celtics a Miami. Gli Heat sono ad un passo dall’eliminazione, di nuovo. Ma LBJ è di altro avviso: 45 punti, 15 rimbalzi e 5 assist in gara 6 per vincere a Boston. Gli Heat strappano il successo in gara 7 e vincono poi per 4-1 le Finals contro i Thunder.

Se i casi precedenti non bastassero, gli Heat ci hanno dato un’altra dimostrazione delle loro qualità sotto pressione nella serie che stanno giocando contro i Chicago Bulls. I Bulls l’hanno messa subito sui nervi, provando a contrastare LeBron e compagni dal punto di vista fisico. In gara 1 Belinelli e Nate Robinson si rendono protagonisti di un grande quarto quarto, con Chicago che strappa a sorpresa la vittoria in trasferta. Don’t panic. In gara 2 Miami tocca addirittura il +46, vincendo senza alcun problema. LeBron James, poi, prende per mano i compagni in gara 3 a Chicago, segnando i canestri che portano la serie sul 2-1.

Tutto si può dire (e si è detto) sugli Heat, ma la squadra di Spoelstra, sotto pressione, ha sempre saputo reagire. Certo, avere in squadra degli autentici fenomeni aiuta non poco. Ma con l’orgoglio e la tensione emotiva Miami ha saputo superare ostacoli che ad un certo punto potevano parere impossibili da scalare. Questa metamorfosi della squadra, però, è dovuta necessariamente passare dal trauma delle Finals perse contro Dallas. In quel caso Miami aveva sì vinto gara 3 a Dallas dopo aver perso il fattore campo, ma LeBron e Wade avevano sbagliato l’impossibile nei momenti decisivi della serie, permettendo la vittoria dei Mavs. Adesso quella serie sembra appartenere al passato remoto. Merito di un collettivo che ha saputo passare da album di figurine a squadra vera.

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