Gli Spurs possono “aggiustare” Michael Beasley?

Dopo aver sprecato la seconda occasione che gli Heat gli avevano concesso, Michael Beasley è ancora senza un contratto. La notizia degli ultimi giorni è che gli Spurs hanno deciso di metterlo alla prova, per capire se può ancora tornare utile. Finora la carriera di B-Easy, seconda scelta assoluta del Draft 2008, è stata una delusione su tutta la linea: dopo averlo scelto, gli Heat si sono liberati di lui sia nel 2010 che nel 2014, in entrambi i casi per liberare spazio salariale prima per James e poi per Bosh, dato che non è mai riuscito a convincere né lo staff tecnico né quello dirigenziale. A Minnesota è durato due stagioni, poi ha firmato da free agent per i Suns, ma a Phoenix ha dovuto fare le valige dopo una sola annata.

Adesso la domanda è: perché mai gli Spurs dovrebbero puntare su un giocatore che non è riuscito a maturare neanche in una squadra come quella di Miami della passata stagione, dove non aveva alcuna pressione e faceva parte di una grande organizzazione, con un ambiente stabile e diverse stelle con grande esperienza e leadership. Pur facendo vedere discrete cose dal punto di vista offensivo, la sua apatia difensiva non è per niente piaciuta a coach Erik Spoelstra, che a marzo iniziato a farlo uscire dalle rotazioni e lo ha anche tenuto fuori praticamente per tutti i playoffs. Nella post-season, infatti, B-Easy ha visto il campo solo per 23 minuti complessivi, 17 dei quali in occasione di gara 5 delle Finals, stravinta dagli Spurs con un quarto d’anticipo, quando Spoelstra in preda alla disperazione lo ha buttato nella mischia perché nessuno, oltre James, riusciva a fare canestro.

Se in campo, pur sfoderando diverse prestazioni offensive di spessore, non è mai riuscito ad entrare veramente nei meccanismi di squadra e soprattutto a calarsi nella mentalità difensiva degli Heat, a difesa di Beasley va detto che perlomeno nell’ultima stagione non ci sono stati incidenti fuori dal campo, cosa a cui ci aveva abituato con una certa frequenza nel corso della sua carriera. Infatti, uno dei motivi per cui è saltato di squadra in squadra riguarda le sue violazioni legate alla marjuana, tanto che nel 2009 a Houston è anche finito in una clinica di riabilitazione. L’ultima volta che è stato arrestato per possesso di droga correva l’agosto 2013, ma la parte più inquietante della sua fedina penale è certamente l’indagine per violenza sessuale, risalente al gennaio 2013.

A questo punto potreste pensare che una franchigia come quella di San Antonio, che dà molta importanza anche al carattere ed alle qualità morali dei giocatori, difficilmente potrebbe prendere in considerazione un giocatore con questi precedenti fuori dal campo. E invece c’è un precedente importante: prima di approdare nel 2010 in Texas, Gary Neal nel 2004 è stato arrestato con l’accusa di stupro prima dell’inizio di quella che doveva essere la sua stagione da junior a La Salle, ma un anno più tardi, insieme ad un compagno di squadra, è stato prosciolto da tutte le accuse. E così la guardia ha finito la carriera a Towson ed ha vissuto diverse esperienze all’estero, prima di firmare con gli Spurs e di ritagliarsi un ruolo importante nel roster del 2013.

Speroni che hanno ormai la fama di essere sempre un passo avanti a tutti nella valutazione dei giocatori, come se loro vedessero aspetti che gli altri non possono. Al momento hanno solo 14 contratti garantiti a libro paga e coach Popovich vorrebbe aggiungere un giocatore che non debba collezionare “non entrato”, ma che possa essere il backup di Kawhi Leonard. Se Spoelstra, James, Wade e Riley non sono riusciti ad “aggiustare” Beasley, è lecito chiedersi perché gli Spurs dovrebbero riuscire dove giocatori e allenatori di esperienza e qualità hanno fallito. Ma si sa, Popovich ama questo genere di sfide e se dovesse scorgere in Beasley anche una minima voglia di riscatto, non sorprendetevi se dovesse firmare con i neroargento.