Goran Dragic Inside: dalla Slovenia alla conquista dell’Arizona. Da “Tragic” a Leader

dragel7Esistono popoli chiamati a rispondere delle proprie vocazioni, delle proprie propensioni, delle proprie abitudini storiche. Le tradizioni svariano in tutti gli aspetti di una nazione e tra questi vi è anche, se non soprattutto, lo sport. La fama del calcio è dirompente nella maggior parte dei Paesi, soprattutto in Europa dove il livello è più alto rispetto alle altre zone del mondo ma, fortunatamente per chi ama la palla a spicchi, non tutti si omologano al calcio. Prendiamo come esempio i popoli slavi, dall’ex Jugoslavia fino ad oggi. La vocazione in quella piccola porzione di mondo è sempre stata solo una: in gergo viene chiamata “košarka” ma per noi è la pallacanestro. Basti guardare la sfilza di talenti e giocatori che sono stati sfornati: Marko Milič, Radoslav Nesterovič, Željko Zagorac, Jaka Lakovič, Sani Bečirovič i più recenti, senza poi scomodare dei veri e propri miti come “Il diavolo di Sebenico”, al secolo Drazen Petrovic. Insomma, un popolo che vive di pallacanestro e il palmares non può di certo dargli torto. Lo scioglimento della Jugoslavia causa, come ben sappiamo, la creazione di diversi stati tra cui Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia ed infine Slovenia. Tutti giovani Stati che, chi più, chi meno, si nutrono ancora di “košarka”. Nella storia del basket sloveno, che nasce ufficialmente nel 1992, sono stati 8 i giocatori della rappresentativa slovena a militare nel campionato più bello del mondo. Al momento sono 2: Beno Udrih, playmaker dei Memphis Grizzlies, e Goran Dragić, play/guardia dei Phoenix Suns.

La storia del talento di Lubiana è una delle tante storie fantastiche di cui l’NBA si nutre quotidianamente, mettendo a disposizione una vastità ed etnie che convergono tutte verso l’obiettivo di vincere ed emergere. Il 6 maggio del 1986 nasceva Goran e la pallacanestro si rivela fin da subito la sua prima passione. Cresciuto nell’Ilirija Ljubljana, con cui ha esordito nel campionato sloveno nel 2003, nel 2004 è stato acquistato dallo Slovan Ljubljana. Il trasferimento gli permette per la prima volta di giocare ad un livello più alto è ha così potuto esordire nella Adriatic League, con 27 presenze nella stagione dell’esordio e 26 nella seconda stagione. Il trasferimento in Spagna, piuttosto travagliato a causa di alcune pratiche burocratiche non di facile risoluzione, arriva definitivamente e nel 2006 quando è un giocatore del Tau Vitoria. Non vestirà mai questa maglia e verrà girato in prestito al Polaris World Murcia, con cui ha disputato 27 partite con una media di 4,6 punti. Dragic si inizia a mostrare per quel che veramente è non appena torna a casa, nell’Olimpia Lubiana. L’anno della consacrazione per lui, con buone cifre e ottime prestazioni.

Steve+Nash+Goran+Dragic+Golden+State+Warriors+Lzz_rWBXMIwlSi rende eleggibile per il draft dell’anno successivo e se esiste una franchigia sempre attenta al basket di area FIBA o non prettamente amercano è quella dei San Antonio Spurs (basti vedere Parker, Diaw, Belinelli, Ginobili, Splitter ecc.ecc.). Viene così selezionato al secondo giro con la 45esima scelta e approda in una dimensione completamente diversa da quella europea. Gli Spurs decidono di girarlo immediatamente ai Phoenix Suns, dei vari Shaq, Richardson, Hill, Stoudemire, Bell, Diaw, Dudley e Barbosa. L’impatto è francamente devastante: gioca 55 partite e una sola partendo in quintetto. Con 4.4 punti di media in poco più di 13 minuti di gioco. Non di certo quello che si aspettavano i Suns ma in quell’elenco di giocatori nel roster di Phoenix non abbiamo inserito il grande maestro, il vero esempio di Goran: Steve Nash. Negli anni più floridi per il playmaker canadese di origini sudafricane è difficile per Goran mettersi in mostra in quei pochi momenti che gli vengono concessi. Dovrà crescere così, nell’ombra di un mito dell’Arizona, cercando di imparare più velocemente possibile per potersi affermare. Inizia ad aleggiare sul suo conto un soprannome che in parte proviene dalla Slovenia e in parte viene riconfermato da alcuni addetti ai lavori. Goran Dragic per molti sta diventando Goran Tragic per le sue difficoltà.

La stagione seguente gioca 80 partite stabilmente come secondo playmaker, le cifre crescono ma sembrano non sono ancora all’altezza di una squadra con quei nomi: 7.9 punti di media in 18 minuti. Si inizia a notare una qual certa evoluzione del gioco di Dragic col numero di assist che da 111 della prima stagione diventano 241. 6062918Coach Terry Porter non sembra essere soddisfatto al massimo di Tragic ma dovrà ricredersi in due momenti diversi della stagione: il primo è il 25 gennaio 2010, contro gli Utah Jazz, dove Dragic fa registrare il suo career high di punti, 32. Alla fine della regular season Phoenix si qualifica per la prima volta ai playoff con lo sloveno: al secondo turno, in gara3, proprio contro gli Spurs, l’ormai ex “Tragic” è assoluto protagonista della vittoria dei Suns con 26 punti, 10/13 dal campo, 6/7 da tre. Quando si dice che il tempo sa essere galantuomo e restituisce ogni minimo sforzo. Poi il destino ha voluto che Dragic li piazzasse contro chi lo ha scelto e creduto in lui. Nella stagione successiva, nell’ultimo giorno di mercato passa agli Houston Rockets in cambio di una futura prima scelta e di Aaron Brooks. Lo sloveno viene messo al centro di un progetto ambizioso ma di difficile realizzazione: dopo l’addio di T-Mac seguirà poi quello di Yao, il cambio in panchina tra Adelman e McHale, tanti giovani da far crescere senza per forza puntare obbligatoriamente alla vittoria. Ma se un minimo conoscete uno sloveno col basket nel sangue sapete che la parola “non-vincere” non viene contemplata in nessun tipo di vocabolario. Conta solo quello, vincere. Non è propriamente la situazione ideale per Dragic che intanto, però, continua a crescere, anche numericamente parlando e forse anche qui c’è lo zampino del destino: fa registrare la sua prima tripla-doppia l’11 aprile 2011 contro i Minnesota Timberwolves, grazie a 11 punti, 11 rimbalzi e 11 assist. Il numero 1 lo perseguita e tenete aperta l’icona di questi numeri, può ritornare utile. Stagione finita e l’inizio di quella che segue slitta per via del Lockout.

Come molti altri giocatori, decide di non smettere di giocare e, guarda caso, ritorna in Spagna all’attuale Caja Laboral Victoria, ma che per Goran rimane sempre il Tau Ceramica che lo scelse per la prima avventura lontana da casa. Una breve parentesi prima di tornare negli States dove viene messo al centro di una trade incredibile tra Lakers, Hornets (attuali Pelicans) e Rockets che possiamo riassumere così: Dragic, Luis Scola, Lamar Odom e Kevin Martin a New Orleans; ai Rockets Pau Gasol e ai Lakers Chris Paul, attualmente impegnato sull’altra sponda della città degli angeli. Il commissioner David Stern negò la possibilità di questo scambio e non se ne fece più nulla. Dopo il Lockout, Dragic ritorna a casa, nella sua Phoenix che tanto lo ha visto protagonista in quel finale di stagione. Nel frattempo l’Arizona ha detto addio al suo idolo, Steve Nash e si appresta a iniziare un nuovo ciclo e, perché no, con lo sloveno al centro. Intanto, già a Houston con 351 assist in stagione, Goran evidenziava il suo miglioratissimo trattamento di palla e coach Alvin Gentry lo premierà con 77 partite su 77 giocate con una maglia da titolare. Dragic inizia a migliorare ogni singolo aspetto del suo gioco: dalla semplice tecnica di tiro, ai liberi, dalla difesa alle rotazioni difensive, dalle letture dei pick&roll ai passaggi insegnatigli dal suo maestro Nash.dragic_20 Le più dimensioni che inizia coprire lo sloveno gli fanno acquistare punti su punti, possessi su possessi ma soprattutto tante più responsabilità. Già nella stagione 2012/2013 le cifre sono incredibili: dai 1752’ in 66 partite a Houston (26.5 di media) si passa ai 2581’ di Phoenix in 77 partite (33.5 di media); i tiri tentati diventano di più, sintomo di maggior responsabilità anche offensiva; i rimbalzi passano da 168 a 238, sintomo di un maggior sviluppo anche dal punto di vista fisico; la media punti da 11.7 a 14.7; la statistica più importante continua a essere l’esponenziale crescita del numero degli assist, che passano ad essere 569 (7.3 di media) rispetto ai 351 (5.3 di media) dei tempi di Houston. Insomma, un giocatore diverso, migliorato, che si è evoluto e si è saputo adattare ad un gioco più duro rispetto a quello europeo. In poche parole, NON PIU’ TRAGIC!

La vera spinta che gli permette di iniziare l’attuale stagione in maniera brillante è la voglia di far bene davanti al proprio popolo, al proprio pubblico negli Europei che si sono disputati in Slovenia lo scorso settembre. Un roster da urlo per la Slovenia che poteva schierare grandissimi giocatori a livello europeo (Begic, Z. Dragic, Lakovic, Nachbar) con l’aggiunta della fantasia e l’estro di chi veniva oltreoceano come Goran. Il quinto posto finale lascia un po’ di amaro in bocca ma la concorrenza era tanta e ben attrezzata. Qualificata ai Mondiali in Spagna la Slovenia di Dragic e per il play di Lubiana il riconoscimento come miglior guardia del torneo, inserito nel quintetto ideale. 11.7 punti, 3.6 rimbalzi e 2.7 assist le medie di Eurobasket2013, competizione che gli ha insegnato sicuramente come essere leader all’interno di una squadra.

Il ruolo di sicuro non gli sarà dispiaciuto. Un giocatore silenzioso, sempre concentrato sul suo gioco, su ciò che è meglio per la squadra, che forza raramente e che aiuta i compagni a far del meglio. Su queste caratteristiche l’esordiente coach Jeff Hornacek si è basato, insieme al GM dei Suns Ryan McDonough, per costruire una squadra che girasse in modo perfetto. Una squadra senza nomi eccessivamente conosciuti, senza grandissime stelle ma che sa lavorare insieme, di squadra, difensivamente e offensivamente e che gioca una pallacanestro semplice ed efficace, una delle migliori della NBA attualmente. Dopo il miglior inizio di stagione per Phoenix, quasi tutti si aspettavano la convocazione di Dragic all’ASG di New Orleans, la stessa città avrebbe dovuto accoglierlo nel lontano 2008. Ma nulla da fare, nemmeno stavolta Goran mette piede in Louisiana. PNI1001-spt SunsViene inserito nella lista degli “Snubs”, ovvero sia quelli che vengono letteralmente snobbati. Ma ben altre sono le considerazioni da fare perché, anche se non va alla notte delle stelle, ci si può ritenere una di loro. A parlare sono i numeri da All Star: Dragic è al massimo in carriera per minuti (34.4), punti (20), rimbalzi (3.6), tiri tentati (14), percentuale dal campo (50.6%), da 2 (54.6%) tra cui un ottimo 63% nei pressi del ferro e da 3 (39%). Il numero “personale” che più di tutti spaventa è che esiste un solo giocatore in NBA che, come Dragic, è capace di produrre 20 punti, 6 assist con il 50% dal campo di media e il suo nome è LeBron Raymone James. Ricordate quell’icona dell’assillante numero 1? Ecco, finalmente ritorna sulla sua maglia e sul parquet, perché è senza dubbio il numero 1 dei Phoenix Suns. La maggior pressione, accorsa dopo l’infortunio del partener-in-crime Eric Bledsoe, non lo ha spaventato e, anzi, ha incrementato il fatturato dello sloveno. Lo dice il suo impatto: quando lui è in campo i Suns sfoggiano un eccellente +7.0 in efficienza netta (109.6 offensiva – sarebbe il miglior attacco NBA -, 102.6 difensiva – sarebbero 12°) mentre quando esce crollano a -3.3 (100.3 in attacco – 21° – e 103.6 in difesa – 16°). Numeri, statistiche, dati ma ciò che di sicuro possiamo affermare è che il Dragic di Phoenix è il lontano parente del Tragic di inizio carriera. Purtroppo in una conference dove girano i vari Curry, Harden, Paul, Parker, Lillard, Westbrook viene difficile mettersi in luce. L’ultima conferma arriva dall’ultima vittoria di Phoenix contro OKC e con MVP di serata proprio di Goran Dragic. Attualmente ottavi a Ovest, i Suns sognano i playoff, così come li sogna Dragic, stavolta da leader, da protagonista, da vero centro della squadra. La strada sarà sempre più difficile da qui in avanti ma Goran non smetterà mai di sognare  quello che uno slavo ha sempre voglia di fare: VINCERE.