Heat e Grizzlies in finale di Conference: l’analisi delle serie con Bulls e Thunder

Analizziamo le due serie già concluse, partendo da quella che ha visto contrapposti i campioni in carica dei Miami Heat e i Chicago Bulls. La serie, aperta col botto dei Bulls in gara 1, lasciava presagire fuoco e fiamme, ma si è subito spenta a causa del ridotto numero del roster della truppa di coach Thibodeau, che si è contrapposta più fisicamente e nervosamente agli Heat che tecnicamente. Infatti i sei volte campioni dell’Illinois poco hanno potuto contro lo strapotere fisico di LeBron James e la panchina di Miami, che ha sempre prodotto punti quando necessario. In gara 2 si è assistito ad un crollo verticale dei Bulls, proseguito anche nella terza partita a Chicago. Una reazione d’orgoglio e tenacia (vera caratteristica di questa squadra) li ha portati a perdere di soli 3 punti questa notte la quinta gara, che però è costata loro l’eliminazione.

I Bulls, infatti, tutta grinta e difesa, si sono trovati decimati dagli infortuni (Hinrich e Deng aggiunti all’ormai dato per perso Rose), con le percentuali di tiro che sono andate in calando vertiginosamente e senza un vero e proprio “go-to-guy” capace di produrre punti con continuità. A ciò va aggiunto che affrontavano LeBron James che, al contrario, dà la sensazione di poter segnare in ogni momento dell’azione, specie se supportato da compagni all’altezza.

Per quanto riguarda l’altra serie terminata tra Memphis e Oklahoma City, va detto che i Thunder si sono trovati ad affrontare una situazione tecnica spiacevole derivante dall’infortunio di Russell Westbrook, che ha messo in luce tutte le carenze offensive basate sull’inesistenza di un sistema in quanto tale e non basato sugli isolamenti di Durant e Westbrook appunto. Qui si potrebbe aprire un dibattito sulle capacità di coach Brooks di implementare un attacco efficiente, ma non è biasimabile un allenatore che si ritrova due fuoriclasse di quel calibro che non li sfrutti a dovere, specie se il cosiddetto “supporting cast” è considerato all’altezza di prendere buoni tiri sugli scarichi dei primi due.

Con ciò non si vogliono assolutamente sminuire i meriti di Memphis, che ha letteralmente dominato la serie: anche con Westbrook non avrebbero potuto minimamente contenere i 2 lunghi avversari, Gasol e Randolph sono stati eccezionali, più ancora che per punti e rimbalzi prodotti per le letture offensive che hanno fornito e per il loro gioco alto-basso decisamente ad un livello tecnico superiore. Inoltre nel momento in cui si rendevano conto di non poter attaccare, trovavano in Conley, Allen, Prince, Bayless e Pondexter dei compagni all’altezza di sfruttare le lacune avversarie e trovare punti facili. La chiave è stata comunque riportare la serie a Memphis sull’importantissimo risultato di 1 pari dopo le gare ad Oklahoma City: infatti a casa loro i Grizzlies hanno alzato decisamente i toni in difesa, dimostrandosi ampiamente la miglior difesa della lega, dominando a rimbalzo e costringendo a forzature gli avversari. In sostanza il merito di coach Hollins supera i demeriti di coach Brooks.