Heat sempre vincenti dopo una sconfitta: gara 2 è già una “must-win”

Dopo aver subito una shoccante sconfitta per 110-95 negli ultimi 4 minuti del primo atto delle Finals, con LeBron James costretto a star fuori a guardare a causa dei crampi, per gli Heat gara 2 diventa già una “must-win”. Qualcuno potrebbe pensare che sia esagerato, ma queste sono sempre le Finals, se vai sotto 2-0 ed hai pure il fattore campo a sfavore puoi iniziare già a salutare l’anello. Soprattutto se di fronte hai questi Spurs, che giocano una pallacanestro celestiale, con grande esperienza e soprattutto con motivazioni pazzesche per cancellare dai loro incubi peggiori quella maledetta tripla di Ray Allen in gara 6. Certo, nel 2012 i texani si fecero rimontare dal 2-0 e persero le successive quattro partite in finale di Conference con i Thunder, ma non aspettatevi simili crolli nelle Finals.

Gli Heat conoscono benissimo l’importanza di queste partite e storicamente, nell’era dei “Big Three”, non le sbaglia praticamente mai. Anche l’anno scorso persero il primo incontro, tra l’altro davanti al proprio pubblico, ma nel secondo furono travolgenti e s’imposero addirittura per 103-94. Ma non è tutto, perché nei playoffs Miami ha una storia di vittorie pazzesche dopo aver perso la prima gara di una serie: 2011, finale della Eastern, i Bulls vanno avanti 1-0 e gli Heat poi li asfaltano per 4-1; 2012, Finals, Thunder sull’1-0, poi inizia il massacro e gli Heat s’impongono 4-1; 2013, semifinali ad Est, i Bulls si illudono vincendo gara 1, poi gli Heat dominano e vincono 4-1; 2014, finale della Eastern, Miami ancora una volta è andata sotto 1-0, poi ha battuto i Pacers 4-2. Volendo aggiungere anche le serie vinte dopo essere andati sotto 2-1 o 3-2, il record complessivo di Miami in queste situazioni è un impressionante 25-3.

C’è anche un’altra statistica piuttosto interessante, che può interessare ad entrambe le squadre: solo tre squadre nella storia della NBA non riuscite a vincere il titolo dopo essere andate sotto 2-0, ovvero i Celtics del 1969, i Blazers del 1977 e, udite udite, gli Heat del 2006. Naturalmente le circostanze sono molto diverse rispetto ad otto anni fa: questa squadra è più forte ed esperta rispetto a quella del 2006, ma allo stesso tempo questi Spurs sono la massima espressione della pallacanestro e giocano ad un livello decisamente differente rispetto a quei Mavericks. In gara 2 gli Heat hanno bisogno di trovare la classica marcia in più, oltre che una spinta motivazionale importante, per evitare di andare sotto 2-0 e riequilibrare la serie. In gara 1 per oltre tre quarti Miami ha costretto gli Spurs ad un numero di turnover insolito e con un attacco un po’ troppo statico, ma abbastanza efficace, ha provato anche a scavare un solco importante. Ma nei 12’ finali, San Antonio ha iniziato a trovare ritmo in attacco, mentre gli Heat hanno dovuto fare i conti con il problema di LeBron James, che comunque ha lasciato il campo quando l’inerzia era ormai nelle mani dei padroni di casa. 

Dopo una sconfitta, Miami ha sempre trovato la forza per reagire e per riemergere più forte. In più coach Spoelstra potrà sicuramente contare su un James motivato alle stelle, dopo aver dovuto sopportare per giorni interi il fatto di esser messo in discussione per dei crampi su cui di certo non poteva continuare a giocare. Insomma, un LeBron infuriato e pronto a spaccare il mondo non è proprio quello che gli Spurs vorrebbero affrontare. Certo è che se San Antonio dovesse resistere all’urto degli Heat e riuscire a portare a casa anche gara 2, i destini di queste Finals potrebbero iniziare ad essere segnati.