I 4 motivi per cui Byron Scott è l’uomo giusto per i Lakers

Dopo aver temporeggiato per mesi, i Lakers hanno finalmente il loro head coach: si tratta di Byron Scott, che sarà il 25esimo nella storia della franchigia di Los Angeles. Secondo gli esperti di ESPN.com, l’accordo è stato raggiunto sulla base di un quadriennale dal valore di 17 milioni di dollari, mettendo così fine alla ricerca dell’allenatore che si trascinava da mesi. In un certo qual senso, Scott non è diverso da Carlos Boozer o Jeremy Lin, due nomi di un certo impatto che aiuteranno i Lakers quantomeno a fare un po’ meglio nella prossima stagione, soprattutto perché avranno bisogno di mettersi in evidenza, dato che poi nella prossima estate saranno free agent. Il roster dei Lakers è riempito con diversi buoni veterani e qualche ottimo giocatore in prospettiva, oltre ad avere l’incognita Bryant: insomma, si prospetta un’altra stagione di sofferenza, possibilmente migliore di quella passata, anche se i playoffs appaiono molto lontani, vista la grande competitività attuale della Western Conference. Per alcuni Scott, che ha 13 anni di esperienza da allenatore e due apparizioni nelle Finals, non può essere il coach di successo che riporterà i Lakers ad essere una contender: questo perché, per quanto il suo curriculum sia buono, ha una percentuale di vittorie pari al 47% e non ha raggiunto i playoffs con 8 delle ultime 10 squadre allenate. Insomma, per alcuni non è un vincente e non è l’uomo giusto per le ambizioni future dei gialloviola, ma andiamo a vedere quello che Scott potrà dare a questi Lakers. 

LA CONOSCENZA DI LA – Byron ha trascorso tutta la passata stagione come analista di una televisione dedicata alla franchigia californiana. Quindi non solo è conosciuto all’interno della fan base, ma conosce molto bene la situazione della squadra ed i suoi problemi delle ultime stagioni. Infatti, spesso e volentieri ha dovuto analizzare gli schemi e le decisioni riguardanti i Lakers, a testimonianza del fatto che è molto vicino al team ed alla città. 

E’ AMATO DAI GIOCATORI – Scott ha lasciato un ottimo ricordo nei giocatori che ha allenato nel corso della sua carriera. Ciò significa che è uno che sa intrattenere i rapporti personali e che è in grado di farsi seguire. Soprattutto per i più giovani, è un esempio di etica del lavoro e di professionalità: non a caso sotto la sua guida hanno mosso i primi passi nella NBA gente del calibro di Chris Paul e Kyrie Irving. Inoltre, ha un’ottima reputazione nel saper gestire lo spogliatoio, fondendo la freschezza dei volti nuovi con l’esperienza dei veterani. 

E’ UN ALLENATORE CON MENTALITÀ DIFENSIVA – Dopo il nulla, o quasi, di Mike Brown ed il run&gun folle per il tipo di squadra di Mike D’Antoni, i Lakers hanno bisogno di riscoprire un aspetto fondamentale del gioco, che spesso e volentieri può evitare di rimediare figuracce cosmiche, come quella della scorsa stagione nel derby coi Clippers (-48…). Stiamo parlando ovviamente della difesa, in cui i gialloviola sono stati a dir poco terribili l’anno passato: c’erano più buchi nella loro metà campo che in un formaggio svizzero. Scott ha sempre dedicato molta attenzione a questo aspetto e sicuramente cercherà di dare fin da subito un equilibrio, con l’obiettivo principale di evitare le innumerevoli sconfitte pesantissime rimediate lo scorso anno. 

E’ APPROVATO DA KOBE – Questo è probabilmente l’aspetto principale per cui i Lakers lo hanno scelto come head coach. Al di là di quelle che sono le frasi di circostanza, è noto a tutti che Bryant abbia un peso enorme nelle decisioni del front office gialloviola. Non a caso il #24 ha più volte approvato pubblicamente la candidatura di Scott, il quale è stato il suo mentore quando ha mosso i primi passi nella NBA. Il loro rapporto è molto solido e Kobe avrà quindi un allenatore di cui si fida davvero e per cui non vede l’ora di giocare.