I 5 motivi per cui i Memphis Grizzlies meritano di qualificarsi per i Playoffs

Abbiamo già analizzato i motivi per cui i Dallas Mavericks, attualmente noni nella Western Conference, meriterebbero di giocare i Playoffs (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO). In questo articolo ci concentriamo invece sui Memphis Grizzlies, che hanno ritrovato la zona Playoffs grazie ad un 2014 fino ad ora strepitoso. La squadra allenata da coach Joerger si trova al settimo posto nella Conference, non molto distante da Portland e Golden State, le due compagini che la precedono in classifica. Da diverso tempo giocatori e coaching staff dei Grizzlies ribadiscono che stanno affrontando il finale di stagione una partita alla volta e hanno pienamente ragione a comportarsi in questo modo: il record dei Grizzlies (43-28) non consente ancora alla squadra di rilassarsi, contando che Dallas è nona con 43-30.

1. Perché Zach Randolph è un’icona dei Playoffs

Prendere un giocatore arrivato ad un bivio nella sua carriera, con più di qualche problema caratteriale, e mettergli in mano le chiavi della squadra. Questo è quello che, in sostanza, hanno fatto a Memphis con Zach Randolph. Z-Bo, passato dai Knicks e dai Clippers dopo le sei stagioni a Portland, poteva essere arrivato a quel punto della carriera in cui un giocatore di talento senza chiara collocazione inizia a girovagare per l’NBA. Nessuno era ancora riuscito a mettere in luce le sue impareggiabili doti da trascinatore. I Grizzlies hanno vinto 40 partite alla sua prima stagione in Tennessee, ben 16 in più rispetto all’annata precedente. Nella stagione 2011/2012, Randolph si è guadagnato un posto perenne tra i giocatori più rappresentativi nella storia della franchigia: con 20.1 punti e 12.2 rimbalzi di media ha condotto Memphis ai Playoffs, poi ha guidato i suoi alla storica eliminazione dei San Antonio Spurs nel primo turno. L’ottava che elimina la prima. In quella serie la leadership di Z-Bo era stata talmente marcata che i compagni affidavano a lui anche i tiri liberi nei finali di partita. E poco importa che i Playoffs dei Grizzlies siano finiti, con un dignitosissimo 3-4, nel turno successivo contro i Thunder. Dopo un anno di pausa (eliminazione 3-4 al primo turno), Randolph è tornato a splendere nei Playoffs 2013: 17.4 punti, 10 rimbalzi e Memphis alle finali di Conference, il miglior risultato nella storia della franchigia. Se qualcuno riesce a considerare eccessivo il suo stipendio da quasi 18 milioni di dollari, evidentemente non capisce quello che Z-Bo rappresenta per i Grizzlies.

2. Perché la coppia di lunghi formata da Randolph e Marc Gasol una delle migliori nella NBA

Trovare due lunghi in grado di giocare assieme in una maniera così perfetta è un compito arduo. Blake Griffin, DeAndre Jordan, Serge Ibaka e Kendrick Perkins, che hanno affrontato il duo dei Grizzlies negli scorsi Playoffs, hanno ancora gli incubi. La verità è che, se escludiamo il tiro da tre punti, non c’è nulla che uno tra Randolph e Gasol non possa fare. Il catalano ha vinto l’anno scorso il premio di Defensive Player of the Year ed è il perno difensivo della squadra nel pitturato. Zach Randolph, nonostante l’elevazione limitata, è il miglior rimbalzista della squadra con ben 10.2 rimbalzi di media, anche se sfrutta solo il 57% delle sue chance di rimbalzo. Da questo punto di vista, il catalano ha una statistica migliore: 64.2%. Randolph ha una mano migliore di Marc dalla media distanza, ma entrambi possono comunque fare male in situazioni di questo tipo. Si tratta anche di due giocatori che hanno grandi qualità nel gioco spalle a canestro: Marc, in queste situazioni, è dotato di una grandiosa visione di gioco. Randolph e Gasol, non per niente, concludono quasi la metà dei possessi della squadra. Z-Bo, offensivamente parlando, sembra tornato vicino a quelli che erano i suoi standard nelle prime due stagioni in maglia Grizzlies.

3. Perché Tony Allen è un leader difensivo ed emotivo

Si tratta di uno dei classici giocatori di cui, forse, chi guarda solo occasionalmente le partite dell’NBA nemmeno si accorge. Tony Allen, che ha vinto un titolo NBA con i Celtics nel 2008, è l’autentico collante difensivo dei Grizzlies. Può dare del filo da torcere a qualsiasi esterno ed è sempre in grado di sfoderare quelle giocate di energia che possono cambiare l’inerzia di una partita. Essere costretti a sfidare una squadra che schiera due specialisti come Tony Allen e Tayshaun Prince non dev’essere di certo il più facile dei compiti. Come Mike Conley e Marc Gasol, anche Allen ha dovuto affrontare un infortunio che lo ha tenuto a lungo lontano dai campi in questa stagione. È rientrato a tempo pieno a marzo e ha vinto 10 delle 13 partite disputate. Con lui sul parquet, in questo mese, i Grizzlies subiscono solo 96 punti ogni 100 possessi. Per quanto riguarda le palle rubate, la sua steal percentage è di 3.5%, un dato che gli permette di essere al primo posto nella NBA pari a Chris Paul. L’acquisizione di Courtney Lee, di fatto, lo ha reso il sesto uomo della squadra: Lee è un attaccante molto più efficace e ha buone capacità difensive. Allen resta la splendida carta difensiva ed emotiva che Joerger può giocarsi a partita in corso.

4. Perché una pallacanestro basata sulla difesa e sul gioco in post merita la vetrina dei Playoffs

Quando hai nel pitturato due giocatori come Zach Randolph e Marc Gasol, cercare di innescarli spalle a canestro non può che essere la soluzione principale. Il 49.5% dei punti segnati dai Grizzlies arriva dall’area colorata (terzi in NBA) e non può di certo essere una sorpresa, considerando che parliamo della squadra che si prende meno conclusioni dalla lunga distanza (13.9 tentativi a partita) nell’intera lega. Memphis può comunque colpire sul perimetro con Mike Conley, la rivelazione Courtney Lee (11.3 punti a partita) e soprattutto Mike Miller (46.2% dall’arco). Gli schemi per liberare Miller al tiro sono ormai parte integrante del playbook dei Grizzlies e la continua crescita di Mike Conley, attualmente uno dei migliori playmaker in circolazione, permette di avere un elemento di sicuro rendimento offensivo anche al di fuori del pitturato. Nonostante Joerger, almeno inizialmente, avesse cercato di aumentare il ritmo della squadra, Memphis resta – per distacco – la squadra che ha meno possessi a disposizione sui 48 minuti (92.12) ed è anche questa una delle cause che permette alla franchigia del Tennessee di avere un eccellente rendimento difensivo. L’efficienza offensiva, comunque, è abbastanza buona con 103.1 punti ogni 100 possessi (sedicesimi nella lega) e una percentuale effettiva di tiro vicina al 50%. È abbastanza scontato dire che la forza dei Grizzlies sta nella metà campo difensiva: solo Pacers, Bulls, Warriors, Spurs e Thunder concedono meno punti su 100 possessi (Memphis ne subisce 101.5). Da questo punto di vista, il nuovo coach ha mantenuto in pieno il credo di Lionel Hollins. Memphis è la squadra della Western Conference che ha subito meno canestri dal campo e meno punti in stagione. In generale, solo Pacers e Bulls hanno fatto meglio. È soprattutto questo il motivo per cui nessuna squadra vorrebbe trovare i Grizzlies come avversari nei Playoffs.

5. Perché Dave Joerger non ha fatto rimpiangere Lionel Hollins

La vicenda che ha portato Lionel Hollins all’allontanamento dai Grizzlies è ormai nota: Hollins si è trovato in forte disaccordo con le scelte di un front office orientato completamente allo studio delle advanced stats – la decisione di cedere Rudy Gay fu diretta conseguenza di un ragionamento statistico – e per questo non gli è stato offerto il rinnovo contrattuale. Il suo ex assistente Dave Joerger si è trovato con il difficile compito di non far rimpiangere un allenatore che aveva portato i Grizzlies alle finali di Conference, miglior risultato nella storia della franchigia. Inizialmente Joerger aveva deciso – con alterni risultati – di aumentare il ritmo offensivo della sua squadra, ma poi è tornato sui suoi passi e ha deciso di muoversi nel solco tracciato da Hollins, anche per ritrovare la consueta solidità difensiva. Questa edizione dei Grizzlies non potrà bissare le 56 vittorie dell’anno scorso, ma di certo sta disputando una stagione in linea con le aspettative, se consideriamo gli infortuni che sono capitati ad alcuni giocatori importanti come Marc Gasol, Tony Allen e Mike Conley. I Grizzlies hanno una percentuale di vittorie superiore al 60% e pertanto la prima stagione di Joerger da capo-allenatore NBA è assolutamente positiva. Dall’inizio del 2014, il record dei Grizzlies è 30-11. Solo Spurs, Clippers e Rockets hanno fatto meglio di loro.

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