I nuovi Pacers nel segno di Paul George. C’è posto anche per Granger?

Certe volte il detto “non tutti i mali vengono per nuocere” non è nient’altro che una frase fatta ma altre volte rappresenta una grande e inaspettata verità, se non ci credete provate a chiedere a un qualsiasi tifoso dei Pacers. A inizio stagione infatti è arrivata la certezza di ciò che si sospettava dalla fine del 2011/12 e cioè che il ginocchio di Granger non regge, motivo per cui sarebbe stato costretto a saltare gran parte dell’annata 2012/13, inutile dire che ciò ha portato paura e sgomento tra i tifosi di Indiana, finalmente pronti a una stagione di altissimo livello incentrata sul duo di stelle Hibbert/Granger ben coordinato da coach Vogel, ormai alla seconda stagione sulla panchina dei Pacers.

L’infortunio di Granger ha letteralmente distrutto i piani dei Pacers e anche i tifosi sono passati in tempo record dall’euforia per una squadra da alta classifica ad aspettarsi l’ennesima stagione da settimo o ottavo posto a Est per poi uscire al primo turno dei Playoffs. Ma cos’è successo? Indiana parte discretamente ma col passare del tempo diventa sempre più solida, decisa e cinica, forse Vogel ha trovato il mix perfetto: West sembra tornato quello di New Orleans e dimostra di essere uno scorer d’area davvero impeccabile, Hibbert prova a tutti di essere migliorato moltissimo come difensore, Hill e Stephenson non sono mai stati così in forma e concentrati da anni a questa parte mentre gli altri elementi della squadra fanno del loro meglio con il “lavoro sporco”. Tutto bellissimo ma il leader? Tutti sanno che per fare davvero strada in NBA serve un leader, una stella, un big ed è in questo momento che spunta il nome di Paul George.
George, nel suo terzo anno in NBA, è riuscito a fare il salto di qualità diventando un’All Star e vincendo anche il premio per il giocatore più migliorato rispetto alla scorsa stagione (MIP) grazie ai suoi 17.4 punti, 7.6 rimbalzi, 4.1 assist e 1.8 recuperi a partita. George ha dimostrato di essere migliorato non poco sotto ogni aspetto del suo gioco ma è con la sua leadership che da buon giocatore quale era si è affermato come stella in questa lega, infatti da quando Granger le partite dei Pacers le guarda solo in televisione avete mai fatto caso a chi si prenda i tiri quando la partita è in bilico? Rispondo io: George. A chi si stringono attorno tutti i Pacers durante i time-out? Sempre George. Ok ma questo lo faceva anche Granger, Paul George però ha un plus rispetto al compagno col numero 33, lui in difesa non soffre praticamente contro nessuno, d’altronde come potrebbe? E’ una guardia/ala piccola di 207centimetri. Contro i Lakers era Paul George a prendersi cura di Kobe quando contava, era sempre lui a difendere su Durant così come era sempre lui a difendere su James salvo poi passare su Wade quando Vogel schierava il quintetto lungo e sempre con ottimi risultati, basti sapere che James nelle due partite contro Indiana è stato tenuto a 17 punti di media rimediando una sconfitta e una vittoria.

I miglioramenti repentini di George sono stati quasi inaspettati, era ovvio che fosse un super talento ma che potesse esplodere così in fretta c’era qualche dubbio d’altronde fu scelto con la decima scelta al Draft del 2010 (quindi dopo Wesley Johnson, Ekpe Udoh, Al-Farouq Aminu e Gordon Hayward) da Fresno State, non certo la Mecca della pallacanestro collegiale come dimostra il fatto che oltre a George il migliori Bulldogs in NBA è stato Melvin Ely, il che è tutto dire. Ciò che più conta è che George al college, così come nel primo anno di NBA, era principalmente un grande atleta, non era un buon difensore ed era anche piuttosto discontinuo nel tiro da tre punti ma l’allenamento paga e il numero 24 si è trasformato in uno specialista, sappiate che nella sua prima stagione nell’Indiana cercava di concludere con il tiro da tre punti nel 35% delle volte mentre quest’anno cerca la conclusione dalla lunga distanza nel 40% dei suoi possessi offensivi, ma ciò che più conta sono le percentuali realizzative: nel primo anno non è riuscito a raggiungere nemmeno il 30% da tre punti ora invece sfiora il 37% infatti dei punti segnati nel suo primo anno solo il 22% proveniva dall’arco mentre in questo 2012/13 ben il 35% dei suoi 1377 punti totali proviene dalla beneamata linea dei tre punti. Che dire invece della sua visione di gioco? Non è mai stato un grande passatore ma quest’anno ha raggiunto la doppia cifra negli assist quattro volte e l’ha sfiorata in una miriade di altre occasioni, una dote che lo sta trasformando in una potenziale macchina da tripla doppia

Abbiamo capito che George ha tutto: non ha ancora 23 anni, è alto, ha fisico, è un ottimo realizzatore, un ottimo rimbalzista, un discreto passatore, un gran buon difensore e un leader. Cosa manca quindi a questi Pacers per diventare una squadra da titolo? Indiana potenzialmente può puntare al titolo ma deve sistemare alcune cose, questa estate scadranno West, Hansbrough e Augustin quindi la soluzione è più che gestibile ma il gioco comincerà a farsi interessante in vista della offseason successiva. Granger l’anno prossimo sarà in scadenza per cui potrebbe aprire scenari interessanti dal punto di vista delle trade, infatti è inutile dire che a Indiana al momento l’ex stella di New Mexico serve il giusto e le sue condizioni fisiche sono davvero preoccupanti motivo per cui non sarà più il leader dei Pacers i quali di conseguenza non hanno alcun vantaggio nel continuare a pagare più di 13 milioni all’anno a un giocatore del genere. Se Granger sarà in condizione di giocare può darsi che non venga scambiato dai Pacers ma potrebbe essere utilizzato con sesto uomo o come ala piccola titolare spostando George a guardia ma in ogni coso le possibilità che venga rinnovato a fine stagione sono pressoché nulle dato che, come già detto, 13 milioni sono troppi soprattutto se consideriamo che nella stessa estate andrebbero rinnovati proprio Paul George e il rinato Lance Stephenson, due giocatori che al momento costa complessivamente alla squadra poco più di 3 milioni ma che sono destinati a battere cassa.

Come abbiamo visto i Pacers possono guardare positivamente al futuro dato che tramite Draft, scambi e free agency hanno infiniti modi per diventare sempre più competitivi ma in ogni caso potranno contare su un unico grande punto fermo: Paul George, al momento vincitore del Most Improved Player award anche se sono pronto a scommettere che quel premio avrà presto compagnia.

Photo: Paul George // nba.si.com