Il caso Paul George: l’NBA ha perdonato la leggerezza della stella dei Pacers

Non è solo il caso Z-Bo a creare discussione attorno all’universo NBA. Paul George e Rasual Butler sono entrati in campo durante lo scontro tra George Hill e Mike Scott, ma la lega ha deciso di non sospenderli per gara 7. In questo caso, quindi, i Pacers potranno presentarsi al completo all’ultimo capitolo della serie, nella speranza di evitare una sconfitta che li farebbe entrare direttamente nella storia, ma dalla porta sbagliata. Nelle sette precedenti edizioni dei Playoffs, solo due teste di serie numero uno sono state eliminate dalla numero otto: i Mavericks contro i Warriors nel 2007 e gli Spurs contro i Grizzlies nel 2011.

LA RISSA – A 19 secondi dal termine del secondo periodo, il ferro ha sputato un tentativo dall’arco di Jeff Teague. A rimbalzo c’è stato un contatto tra Mike Scott e George Hill, che hanno avuto un breve scontro prima che gli altri giocatori intervenissero a placare gli animi. Gli arbitri hanno sanzionato i due con un fallo tecnico a testa. Sebbene un membro dello staff dei Pacers si sia immediatamente incaricato di spingere indietro i giocatori in panchina, dalle immagini si vede chiaramente che Rasual Butler e Paul George hanno messo entrambi i piedi in campo nel momento in cui Scott e Hill si sono trovati faccia a faccia. La leggerezza dei due giocatori dei Pacers non è sfuggita ai media americani, che si sono interrogati sulla decisione che avrebbe preso l’NBA in merito.

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GEORGE SARÀ IN CAMPO IN GARA 7 – Se per il pugno di Z-Bo il regolamento non lascia spazio ad interpretazioni [«Any player who throws a punch […] will be suspended for a minimum of one game», ndr], in questo caso la regola è meno esplicita:

«During an altercation, all the players not participating in the game must remain in the immediate vicinity of their bench. Violators will be suspended, without pay, for a minimum of one game and fined up to $50,000».

Evidentemente, la valutazione compiuta dalla NBA ha portato a perdonare l’ingresso in campo – durato per la verità un istante – dei due giocatori, che non sono rimasti minimamente coinvolti nella rissa in corso. Paul George, quindi, sarà regolarmente in campo per gara 7. La sua assenza avrebbe ulteriormente messo in crisi un ambiente in netta difficoltà. Ma le polemiche non sono state messe a tacere dalla decisione di non squalificare George e Butler: c’è infatti un precedente in cui l’NBA aveva agito in modo opposto.

STOUDEMIRE E DIAW NEL 2007 – Il secondo turno dei Playoffs vide contrapposte due delle più forti squadre della stagione: i Suns di Mike D’Antoni e gli Spurs dei soliti Big Three. Il fattore campo era a favore di Phoenix, ma gli Spurs riuscirono a strappare una vittoria in Arizona. L’equilibrio della serie, però, poteva cambiare completamente in gara 4: i Suns vinsero a San Antonio per 98-104. Eppure, a 18” dalla fine, un contrattempo rovinò di fatto la post-season per Phoenix. Robert Horry commise un fallo assassino – punito con l’espulsione – su Steve Nash e Amare Stoudemire e Boris Diaw si alzarono dalla panchina per sincerarsi delle condizioni del compagno. L’NBA interpretò la regola alla lettera e squalificò i due giocatori per una partita, nonostante non fossero rimasti coinvolti in uno scontro con qualche giocatore della squadra avversaria. Stoudemire gettò ulteriore benzina sul fuoco dichiarando che anche Duncan si era allontanato dalla panchina, ma non era stato squalificato. L’allora Executive Vice President of Basketball Operations della NBA, Stu Jackson, commentò così l’applicazione della regola: «Non serviva un precedente. La regola che disciplina l’allontanarsi dalla panchina durante una lite è molto chiara. Se la infrangi, ricevi una sospensione, indipendentemente dalle circostanze». Evidentemente Rod Thorn, che lo ha sostituito nel giugno del 2013, ha un’idea diversa. I Suns, senza due componenti fondamentali, persero in casa gara 5 e furono eliminati in gara 6.