Il caso Zach Randolph: un’ingenuità che compromette la serie per i Grizzlies

La serie tra Thunder e Grizzlies è una delle più avvincenti degli ultimi anni. Nella storia dei Playoffs NBA, per esempio, nessuna serie al meglio delle 7 aveva mai avuto quattro partite terminate dopo un tempo supplementare. I Thunder, che si erano trovati con le spalle al muro dopo la sconfitta casalinga in gara 5, hanno reagito alla grande e hanno forzato gara 6 con una vittoria esterna maturata, sostanzialmente, dopo i primi due quarti di gioco. Sarebbe bello poter analizzare ora le chiavi dell’ultimo atto della serie, includendo anche l’infortunio di Mike Conley che potrebbe limitare le sue prestazioni nella più classica delle partite da win or go home. E invece l’inchiostro verrà speso principalmente per commentare il gesto di Randolph che, di fatto, quasi leva ogni speranza residua di passaggio del turno alla sua squadra.

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ARBITRAGGIO CONTROVERSO – Partiamo dalla descrizione del contesto in cui è avvenuto il fattaccio: OKC saldamente in controllo dopo due quarti, con un vantaggio di 15 punti destinato a crescere. Qualche decisione arbitrale non troppo chiara ad inizio terzo periodo, compreso l’ennesimo non-fischio della serie sullo stesso Randolph, ha portato ad un tecnico per Joerger e ha surriscaldato gli animi dei giocatori – di entrambe le squadre – e del pubblico del FedExForum. Che l’atmosfera non fosse tranquilla, infatti, nonostante un risultato mai in discussione, è parso chiaro dall’accenno di scontro tra James Johnson e Caron Butler dopo che quest’ultimo aveva reagito in maniera scomposta ad un tentativo di rubata a gioco fermo. In quel caso i direttori di gara hanno optato per un doppio tecnico.

IL PUGNO DI Z-BO – Si arriva così a 7’ dalla fine con i Thunder sul +17. Steven Adams, grande protagonista della gara con 5 stoppate, urta Zach Randolph a metà campo durante una transizione offensiva di OKC. La stella dei Grizzlies, inspiegabilmente, reagisce. In diretta, a dir la verità, non erano stati in molti ad accorgersi della gravità – per Memphis – della situazione: gli arbitri avevano deciso di non ricorrere all’instant replay e a Z-Bo era stato attribuito un fallo normale. Il replay, però, non lascia alcun dubbio: Randolph ha colpito l’avversario con un pugno e pertanto l’NBA ha deciso di escluderlo da gara 7. Un gesto folle di un giocatore che ha sempre avuto la fama di bad boy e che in carriera è stato in grado solo a tratti di tenere a freno il suo temperamentomento. Certo, considerando che è da qualche anno stella, faro e leader emotivo dei Memphis Grizzlies, sarebbe stata auspicabile una maggiore attenzione da parte sua

INEVITABILE SQUALIFICA – Come dicevamo, ci sarebbe piaciuto che a tener banco alla vigilia di gara 7 fossero i discorsi prettamente tecnici e tattici, ma la partita, a questo punto, difficilmente si concluderà con un risultato diverso dalla disfatta dei Grizzlies. È lecito rimanere delusi dall’esclusione a tavolino di un giocatore del calibro di Randolph, ma la verità è che il pugno c’è stato e le immagini lo evidenziano in maniera chiara e limpida. E non si può usare l’arbitraggio controverso come scusante, seppur parziale: un giocatore così importante per la sua franchigia non dovrebbe mai e poi mai estromettersi da una gara che vale la stagione a causa di un’ingenuità dettata dalla frustrazione del momento. Siamo sicuri che se un giocatore di minor rilievo si fosse trovato a compiere un gesto del genere, in pochi avrebbero avuto da ridire sulla decisione dei vertici della lega. Preferiremmo sempre che a parlare fosse il campo e che una squadra avesse a disposizione tutti gli elementi per una gara 7, ma in questo caso l’NBA si è trovata davanti ad una plateale scorrettezza. Vogliamo rafforzare questo paragrafo con la citazione del regolamento ufficiale:

«Any player who throws a punch, whether it connects or not, has committed an unsportsmanlike act. He will be ejected following  confirmation during review by instant replay and suspended for a minimum of one game».

GARA 7 – Provando per un attimo a dimenticarci della squalifica di Z-Bo e a fare un’analisi su gara 7, è chiaro che Joerger dovrà inventarsi quasi dal nulla un piano per provare ugualmente a rimanere in partita. C’è un precedente che potrebbe aiutare in qualche modo il coach dei Grizzlies: in gara 4, Memphis ha rimontato 12 punti nel quarto periodo con Randolph in panchina e Udrih, Conley, Miller, Allen e Gasol in campo. I problemi principali sono due: la tenuta offensiva e difensiva di questo quintetto piccolo per un lungo periodo e, soprattutto, le condizioni precarie di Mike Conley. Sicuramente troverà spazio James Johnson, che ha ben figurato in gara 6 dopo essere rimasto a guardare quasi interamente i cinque precedenti capitoli. Koufos e Davis hanno già preso parte a questa serie e Joerger potrebbe pensare a buttare nella mischia Jon Leuer. Anche l’inserimento di Tony Allen in quintetto potrebbe dare i suoi frutti: Prince non ha la freschezza fisica necessaria per impedire la ricezione a Durant e i Grizzlies non si possono permettere che KD entri in ritmo nelle fasi iniziali della gara. Se la strada per Memphis pareva già in salita, con la squalifica di Randolph l’impresa diventa praticamente impossibile. Ma mai sottovalutare il cuore dei Grizzlies e del grit and grind basketball.