Il futuro dei Miami Heat: chi resta e chi potrebbe lasciare la squadra

Neanche il tempo di vincere il secondo titolo consecutivo, che gli Heat devono già prepararsi alla sfida più difficile: decidere se puntare al threepeat o smantellare il team, in vista del 2014.

I BIG – Su James niente da dire. La sua missione di riscatto contro San Antonio è compiuta e nessuno gli farà più vedere le mega facce alla “LeBron Creek”. La sua maturazione, come giocatore e come uomo, l’ha portato a essere l’effettivo leader della Florida cestistica, ad assumersi le sue responsabilità se Miami perdeva e a rimediare per vincere. Il simbolo della potenza jamesiana nel mondo Heat va oltre la media punti astronomica, l’MVP delle Finals e il talento cestistico; il simbolo è la sua volontà di prendersi tiri importanti come in Gara 6, la sua tenacia nel difendere su Tony Parker, le sue stoppate su Duncan e Splitter. Soprattutto, il simbolo è negli errori al tiro e nelle palle perse dell’ultimo minuto di Gara 6, seguite dalla tripla precedente a quella di Ray Allen. La storia più bella, però, è quella di Dwyane Wade: giocare con un ginocchio massacrato come il suo e fare una serie finale in crescendo, con la sua presenza a far vincere Miami in Gara 4, non può che consegnare Flash alla storia di Miami, insieme allo stesso LeBron e ad Alonzo Mourning. Purtroppo il cuore non può fare da morfina contro il dolore e il numero 3 dovrà operarsi al menisco. L’ “ultimo dei tre” è l’oggetto più misterioso degli Heat; da un lato, Chris Bosh non è mai stato grande realizzatore in questa serie, ma i punti segnati sono pesanti come macigni, così come i rimbalzi, specie quello di Gara 6 consegnato ad Allen. Gli 0 punti di Gara 7 mostrano un giocatore quanto mai in bilico in Florida e, forse, reduce dalla sua ultima Finale con Miami.

GLI ALTRI – Miami ha saputo trovare numerose bocche da fuoco in questa Finale: la sua arma vincente, oltre la numero 6, è stata davvero la sorpresa. Ray Allen e Mike Miller (più il 34 per ovvi motivi) in Gara 6, Shane Battier in Gara 7 e Chalmers una presenza di valore in tutta la serie. L’assenza di presenza fisica sotto canestro si è fatta sentire e Miami ha subito i colpi di Duncan e Splitter. È anche vero che fino a Gara 5 la serie è stata decisa da Danny Green, che è tutto tranne che penetratore. La difesa dei campioni dell’Est non si è accesa subito nella serie e, infatti, San Antonio le ha suonate di santa ragione.

IL FUTURO – Sei Free Agent, con due soli effettivamente liberi a Luglio: Chris Andersen e Juwan Howard. Andersen è stato un fattore nella serie contro Indiana, ma in Finale è sparito e spetterà a Miami scegliere se farlo rimanere o cosa; Howard, invece, ha passato la stagione in giacca e cravatta e il suo apporto vocale è stato unico. A 40 anni è giunto per lui il momento di lasciare il gioco e, chissà, diventare assistente proprio di Miami. Gli altri free agent hanno tutti delle opzioni: Chalmers ha una team option che quasi sicuramente sarà esercitata, visto che a 27 anni sembra essere lui il pilastro di Miami per ricostruire la squadra dal 2014. Gli altri sono, invece, tutti con Player Option: Ray Allen dovrà capire se lasciare Miami o meditare il ritiro, come si vociferava a inizio playoff; He Got Game ha ancora tanto da dire nella Lega e potrebbe decidere di giocare ancora un paio di stagioni. Il suo vecchio compagno di Seattle e di titolo, Rashard Lewis, eserciterà probabilmente l’opzione per cercare una squadra dove giocare maggiormente. Non per forza stesso discorso per James Jones: figlio di Miami tanto quanto Udonis Haslem, il campione 2011 del Tiro da Tre può aver trovato il suo posto senza sforzarsi di giocare. Pat Riley, però, potrebbe anche scegliere di cederlo come tentato a Febbraio, dove Jones e Miller erano vociferati a Utah per Derrick Favors (fantascienza, perché il numero 15 dei Jazz è l’investimento che farà rinunciare a Millsap). Gli altri comprimari hanno un futuro dubbioso: solo Haslem e Cole sembrano destinati a rimanere certamente.

IL 2014 – Arriviamo al sodo dell’articolo: nel 2014 l’unico giocatore che avrà il contratto garantito sarà Cole. I Big Three hanno tutti e tre delle Early Termination Option e Miami non riuscirà a riconfermarli tutti, causa contratto collettivo e luxury tax che diventerebbe faraonica. Ecco perché il dubbio se mantenere la squadra un altro anno o cominciare già a smantellare per non ritrovarsi nei guai l’anno venturo. La prima idea potrebbe essere quella di cedere Bosh: anche se fondamentale in certi punti, non c’è dubbio che CB sia considerato l’anello debole della catena. L’offerta dei Bobcats di prenderlo in cambio della quarta assoluta di settimana prossima più allegato pacchetto di giovani è molti interessante. Sia ora, sia tra un anno, Chris Bosh al 95% non sarà più il numero 1 degli Heat. Il dubbio, ora, è vedere cosa fare con i pezzi grossi. La squadra è sempre stata di Wade, ma LeBron ha mostrato di essere il migliore tra i due e non è detto che Riley scelga di puntare sull’MVP. Sentimenti reciproci? Forse no: infatti James quest’anno è stato associato a un possibile ritorno ai Cavaliers per farsi perdonare dopo “The Decision”. Visto che i punti interrogativi sono molto numerosi, facciamo così: aspettiamo di vedere che cosa succede quest’estate e lasciamo godere ai Miami Heat il titolo appena vinto. D’altronde, se lo sono meritato.

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