Il meglio ed il peggio della NBA nel 2013

Oggi siamo entrati ufficialmente nel 2014, ma ci sembra giusto gettare uno sguardo alle nostre spalle e ripercorrere che cos’è successo di indimenticabile nel 2013, cestisticamente parlando. Per la NBA è stato un anno strano: ad ogni cosa positiva, ne è corrisposta una negativa, ma alla fine della corsa è difficile dirsi insoddisfatti dell’anno di pallacanestro a stelle e strisce vissuto.

IL PEGGIO
#5 ANDREW BYNUM – Nell’arco di 12 mesi è riuscito a mandare su tutte le furie due fanbase, impresa davvero non facile per qualsiasi giocatore. Quando i Sixers hanno scambiato Iguodala, Harkless, Vucevic ed una futura prima scelta per lui, al momento la scelta poteva essere difendibile, visto il potenziale di Bynum, che sano aveva già dimostrato di essere un centro dominante. Purtroppo per Phila l’ex Lakers non è mai stato sano, a causa di problemi al ginocchio che gli hanno impedito di scendere in campo per tutta la stagione 2012-13. Ovviamente quest’estate non hanno nemmeno lontanamente pensato alla ri-firma e lo hanno salutato senza tanti complimenti. Su di lui allora si sono piombati i Cavaliers, che lo hanno firmato con un biennale da 24 milioni di dollari, di cui però solo 6 garantiti. Tra tante prestazioni singhiozzanti, l’esperienza a Cleveland di Bynum si è bruscamente interrotta il 28 dicembre, quando è stato sospeso per condotta dannosa nei confronti della squadra. Dato come stanno andando le cose ai Cavs, è difficile dire quale franchigia è stata più sfortunata con Bynum.

#4 ANTHONY BENNETT – Se è solo al ridosso dal podio, è perché sono passati troppi pochi mesi per poterlo etichettare definitivamente come uno dei più grandi flop della storia del Draft. Ancora i Cavaliers protagonisti: a giugno scelgono Bennett con la prima scelta assoluta, tra lo stupore generale, ed a fine anno si mangiano le mani per la cavolata che hanno fatto. Bennett ha avuto un inizio da incubo: 0/15 dal campo nelle sue prime quattro uscite, sta viaggando con il 27,7% dal campo, mettendo a referto 2,4 punti, 2,0 rimbalzi e 0,3 assist in 10,5 minuti di media. Magari sarà uno di quei giocatori che fioriranno tardi, ma per il momento sta facendo di tutto per essere una delle peggiori prime scelte della storia.

#3 DWIGHTMARE, PT2 – Quando i Magic hanno spedito Howard ai Lakers nell’estate del 2012, il futuro di Dwight sembrava scontato. Invece l’apparente superteam di LA si è sbriciolato a causa degli infortuni e della scarsa chimica tra i giocatori, dando il via alla seconda parte di “Dwightmare”, che cosa farà Howard? All’improvviso, infatti, la sua ri-firma con i Lakers che sembrava essere scontata, è stata messa in discussione. Nonostante i gialloviola potessero offrirgli un anno e circa 30 milioni in più rispetto a qualsiasi altra squadra, Dwight ha deciso di passare ai Rockets. Il passaggio, però, non è stato immediato, perché Howard ha pensato e ripensato sul da farsi, rendendo un vero e proprio incubo per gli appassionati NBA l’intero suo processo decisionale. Per fortuna adesso è tutto finito, speriamo di non dover più assistere ad altri “Dwightmare”.

#2 COACH KIDD – Jason Kidd è il più lampante esempio di quanto sia difficile essere un allenatore in NBA, soprattutto se si è alle prime armi. I Nets lo hanno assunto dopo soli 10 giorni dal ritiro, dandogli poco tempo per calarsi nelle nuove vesti di head coach. Visto come sta andando la stagione di Brooklyn, non si può che affermare che è stato un grave errore dargli in mano la squadra. Subito dopo essere stato assunto, Kidd ha assunto Frank Lawrence, uno dei suoi ex allenatori, come assistente, con il compito di guidarlo e fargli imparare il prima possibile il mestiere. Il rapporto, però, non è durato a lungo, dato che Jason ha retrocesso Frank il 3 dicembre. Ma i guai non sono finiti lì, perché il 27 è iniziata a farsi sempre più insistente la voce secondo cui Kidd non ha il sostegno dei suoi giocatori, che ancora non hanno capito il proprio ruolo all’interno della squadra: questo non è difficile da credere, visto il disastroso record di 10-20. Visti gli 80 milioni spesi e l’essere di 10 partite sotto il 50% di vittorie, il nuovo anno non inizia proprio come avrebbe voluto il proprietario Prokhorov.

#1 GLI INFORTUNI ALLE SUPERSTAR – Clicca qui per leggere l’articolo.

IL MEGLIO
#5 LA SCHIACCIATA DELL’ANNO – Quando il 10 marzo DeAndre Jordan ha realizzato la schiacciata dell’anno in faccia a Brandon Knight, su Twitter è addirittura entrato nelle tendenze l’hashtag #RIPBrandonKnight. A metà del secondo quarto di un match tra Clippers e Pistons, CP3 è penetrato a destra, attirando a sé tre difensori, ed ha alzato la palla per Jordan, con il povero Knight che ha provato a contrastarlo, subendo però una schiacciata pazzesca, con conseguente espressione di DeAndre come per dire “me cojoni che ho fatto!” che è stata per settimane fonte di ispirazione per magliette, meme e gif.

#4 I KINGS RESTANO A SACRAMENTO – Sicuramente i tifosi dei SuperSonics saranno poco contenti, ma nei primi mesi del 2013 Sacramento è riuscita a salvare la sua franchigia NBA, proprio quando ormai sembrava fatta per il passaggio a Seattle. Il 9 gennaio la famiglia Maloof aveva raggiunto un accordo con una cordata di Seattle per la vendita dei Kings, ma il comitato della NBA ad aprile ha votato contro il trasferimento della squadra, facendo saltare tutto. Il gruppo di Seattle, guidato dal miliardario Chris Hansen, non si è arreso ed ha provato ad alzare ulteriormente l’offerta, ma la NBA a maggio ha scritto definitivamente la parola fine sulla storia, rifiutando ancora una volta. Nella notte di apertura della stagione 2013-14, i tifosi dei Kings hanno mostrato tutto il loro apprezzamento per la decisione della NBA di tenere la franchigia a Sacramento, dove, nonostante i risultati scarseggino, la passione attorno alla pallacanestro non muore mai. Mi dispiace Seattle, ma una città come Sacramento merita la NBA.

#3 STEPH CURRY – Che i Warriors vincano o perdano agli appassionati poco importa, l’unica cosa che conta è che cosa s’è inventato stavolta quel diavolo di Steph Curry. Il giovane talento di Golden State ha rapito l’intero mondo NBA con le sue giocate, affermandosi come una delle stelle più luminose. Nel 2013, inoltre, si è messo in mostra come una vera e propria macchina di canestri da oltre l’arco: ormai quando si appresta a tirare dai 7 metri il terrore pervade gli avversari. Nella scorsa regular season, si è presentato all’ultima partita con 268 triple, una in meno di quelle fatte registrare da Ray Allen nella stagione 2005-06. Contro i Blazers ha pareggiato il record dell’ex Celtics dopo soli 5 minuti e lo ha poi superato con altre tre bombe, per le 272 finali, nuovo record di triple in una singola stagione. Ma volete sapere una cosa pazzesca? L’anno scorso dopo 29 partite aveva segnato 85 canestri da oltre l’arco, quest’anno è a 95, quindi è in piena corsa per migliorare ulteriormente il suo record.

#2 L’ASCESA DEI PACERS – Dopo aver trascorso gran parte della stagione lontano dai riflettori, i Pacers hanno fatto una bellissima corsa nei playoffs, arrivando in finale di conference a giocarsela quasi alla pari con gli Heat. Indiana aveva chiuso la stagione con un record di 49-32: nulla di eccezionale, infatti in pochi credevano che George e compagni fossero in grado di poter superare i Knicks nelle semifinali. Ed invece i Pacers hanno vinto e convinto, sbarazzandosi senza grossi problemi della squadra di Melo e conquistando così una meritata finale. La serie tra Heat e Pacers, che sembrava essere scontata alla vigilia, è stata esaltante, combattuta, dura, incerta fino alla fine ed ha dato il via ad una bella rivalità: alla fine l’ha spuntata Miami in gara 7, ma gente come George e Hibbert si è consacrata ad altissimi livelli. In questa stagione Indiana si è presentata come una delle maggiori pretendenti al titolo: aspettatevi un’altra grande serie tra Pacers e Heat.

#1 LE FINALS 2013 – Della tripla di Ray Allen in gara 6 ne abbiamo già parlato. Quindi come momento più bello del 2013 non potevamo non scegliere le Finals, che hanno appassionato ed emozionato il mondo intero. Le sette gare tra Heat e Spurs sono state a dir poco epiche: da una parte i Big Three originali (Duncan, Parker, Ginoblili) del generale Pop, dall’altra quelli nuovi guidati da James. Quest’ultimo aveva una gran voglia di rivalsa, dopo essere stato annientato nelle Finals del 2007 proprio dai texani. Le ultime due sfide sono quelle che hanno elevato la finale del 2013 da “grande” a “leggendaria”: in gara 6, con Miami a pochi secondi dalla sconfitta che avrebbe permesso agli Spurs di mettersi l’anello al dito, Bosh ha strappato un rimbalzo offensivo ed ha servito Allen, che dall’angolo destro ha lasciato partire una tripla che si è infilata, riaprendo incredibilmente i giochi. Entrambe le squadre sono apparse comprensibilmente a corto di energie in gara 7, ma sono riuscite ancora una volta a mettere in piedi un grande spettacolo, un vero spot per il basket. Ogni volta che gli Heat hanno provato a scappare, gli Spurs hanno risposto, non permettendo mai loro di prendere più di due possessi di vantaggio. Con i texani sotto di 2 ad un minuto dal termine, Duncan ha fallito due volte il canestro del pareggio e James sul ribaltamento di fronte l’ha chiusa: è finita con gli Heat in festa per il secondo titolo consecutivo e gli Spurs in lacrime per essersi fatti sfuggire un titolo che sembravano avere già in tasca in gara 6. Ma soprattutto è finita con gli appassionati NBA felici come poche volte nella vita per aver assistito a delle Finals semplicemente epiche.