Il ritorno di Stan: le sue 5 priorità da allenatore e presidente operativo dei Pistons

Negli ultimi 12 anni, i Pistons sono passati da un estremo all’altro: dopo sei viaggi consecutivi alla finale di Conference, sono incappati in sei stagioni consecutive al di sotto del 50% di vittorie, culminate con le dimissioni dell’architetto di questo progetto bipolare, Joe Dumars. Dopo un mese di riflessione, Detroit ha deciso di andare a bussare alla porta di Stan Van Gundy per provare di dare una sferzata al processo di ricostruzione. Quale migliore opzione di un allenatore che nella sua carriera ha avuto 5 stagioni da almeno 50 vittorie e nessuna con record negativo? L’accordo è stato già ufficializzato e, stando alle fonti di ESPN, ha un valore di ben 35 milioni di dollari per 5 anni. SVG non sarà solo l’head coach, ma anche il presidente operativo. Insomma, doppia responsabilità, ma allo stesso tempo possibilità di agire come meglio crede per favorire la rinascita dei Pistons. Andiamo a vedere quali potrebbero essere le sue priorità, una volta insediatosi. 

COSA FARE CON I FREE AGENT? – Van Gundy erediterà un roster pieno zeppo di errori di mercato. La buona notizia è che il libro paga sarà alleggerito di 21 milioni, grazie ai contratti in scadenza di Charlie Villanueva e Rodney Stuckey. Se il primo naturalmente non tornerà a Detroit, dato che è stato bollato come uno dei peggiori acquisti nella storia della franchigia, per il secondo potrebbero ancora esserci possibilità di continuare la sua avventura con i Pistons. Da valutare anche la situazione di Jonas Jerebko, che ha una player option dal valore di 4,5 milioni di dollari. Qualche tempo fa lo svedese aveva confidato che la sua decisione sarebbe dipesa dalla scelta del nuovo coach, quindi tutto fa pensare che ri-firmerà per giocare sotto la guida di SVG. 

PROBLEMI PERIMETRALI – Il problema principale dei Pistons dell’ultima stagione? Sono stati la seconda peggior squadra da oltre l’arco (32.4%) e la peggiore in assoluto per percentuale dal campo (44.7%). Non ci vuole un genio per capire che il roster ha bisogno di essere rinforzato con qualche giocatore più perimetrale. Considerando che sugli esterni difensori di ottimo livello non ce ne sono, i Pistons potrebbero prendere due piccioni con una fava, nel caso riuscissero a firmare uno tra Thabo Sefolosha e Lance Stephenson. Non solo entrambi possono tranquillamente segnare triple aperte – per la verità la guardia dei Pacers può fare molto di più e sarebbe la presa ideale – ma sono anche in grado di garantire un’affidabile difesa perimetrale, aspetto in cui nelle ultime stagioni i Pistons hanno mostrato molte debolezze. In più, Van Gundy può provare a sviluppare Caldwell-Pope in un tiratore affidabile, a rispolverare un Gigi Datome che può tranquillamente avere almeno un buon impatto offensivo ed a scegliere al Draft un’ala piccola dalle due dimensioni, tipo Gary Harris di Michigan State. 

IL CASO DI MONROE – Greg è uno dei lunghi più versatili ed offensivamente più pericolosi dell’intera lega. Ma con ogni probabilità non vestirà nuovamente la canotta dei Pistons. Innanzitutto perché sicuramente ci saranno molte squadre che gli offriranno decisamente più dei 5,5 milioni che prenderebbe a Detroit se usufruisse della player option. Ed i Pistons a quel punto difficilmente pareggeranno offerte alte per lui. Il motivo? Semplice, c’è Andre Drummond che a 20 anni è già pronto per fare lo step successivo ed affermarsi come una superstar. Tra l’altro quest’anno l’esperimento Monroe-Drummond possiamo definirlo un fallimento: hanno fatto registrare un plus/minus di -6.4, il peggiore riguardante le coppie di lunghi con almeno 1000 minuti giocati insieme. Quindi Monroe lascerà Detroit ed il ruolo di ala grande verrà restituito ad un giocatore che è stato troppo bistrattato in questa stagione. 

IL CASO DI SMITH – Sì, con l’ultima frase del paragrafo precedente ci stavamo riferendo proprio al povero Josh. Quest’ultimo è un giocatore dalla grande fisicità ed un terrore vero e proprio per le difese avversarie, basta metterlo nelle condizioni migliori per rendere. Ed i Pistons non lo hanno assolutamente fatto, costringendolo a giocare fuori ruolo ed a prendersi il più delle volte triple fuori equilibrio e senza ritmo. Incomprensibile questa scelta, soprattutto se si considera che la scorsa estate si è puntato fortissimo su di lui con un quadriennale da 56 milioni di dollari. Se a Monroe-Drummond aggiungete anche Smith, ecco che con quei tre in campo Detroit ha fatto registrare un plus/minus di -8. Josh è un giocatore decisamente migliore di quello che raccontano le statistiche della scorsa stagione, con la sua shot chart che sembra più un bollettino di guerra. Con Monroe fuori dai giochi, potrà finalmente tornare ad occupare il ruolo che più gli si addice, ovvero quello di ala grande. 

PUNTARE FORTE SU DRUMMOND – Partiamo dalle statistiche. Dwight Howard, 2005-06: 15.8 punti, 12.5 rimbalzi, 1.4 stoppate, 19.3 PER. Andre Drummond, 2013-14: 13.5 punti, 13.2 rimbalzi, 2.6 stoppate, 22.6 PER. Con il centro ventenne, Dumars ha lasciato ai Pistons una delle poche note liete della sua gestione degli ultimi anni. Adesso Andre potrà sviluppare tutto il suo potenziale sotto la guida di Van Gundy, che è uno che se ne intende in fatto di “big man”. In cinque stagioni come allenatore dei Magic, è riuscito a trasformare Howard in un atleta fuori dal comune in uno dei centri più produttivi e più dominanti dal punto di vista difensivo. Nelle intenzioni di Stan, Drummond sarà fin da subito il punto cardine della squadra. D’altronde basti pensare che con i Magic nel 2009 è arrivato alle Finals con il seguente quintetto: Rafer Alston, Courtney Lee, Hedo Turkoglu, Rashard Lewis e Dwight Howard. Se pensate che i Pistons potrebbero presentarsi nella prossima stagione con un quintetto Jennings, Stephenson/Sefolosha, Singler, Smith e Drummond, vi renderete conto che tutto sommato non c’è così tanta differenza, o quantomeno si può puntare a fare una stagione positiva.