Il viaggio di Anthony Davis verso l’Olimpo: ecco come può superare i più grandi

Continua spedito il viaggio di Anthony Davis verso l’Olimpo della pallacanestro. Anche se nella FIBA World Cup l’MVP è stato Kyrie Irving e nel miglior quintetto gli è stato preferito il compagno di reparto, Kenneth Faried, il sopracciglio più famoso della NBA ha aggiunto un altro successo alla sua finora brillante carriera, che è tra l’altro ancora gli inizi: dopo essere diventato campione NCAA ed Olimpico, adesso si è laureato anche campione del mondo. Tutto ciò a soli 21 anni e da protagonista assoluto, fatta ovviamente eccezione per Londra 2012, dove comunque si è ritagliato un minimo di spazio non ancora ventenne. Nessun altro giocatore – né Michael Jordan, né Larry Bird, né Magic Johnson, giusto per dirne alcuni dei più importanti – ha ma vinto titolo NCAA, la medaglia olimpica, il campionato del Mondo e l’anello NBA. Se Davis dovesse riuscire un giorno ad alzare al cielo il Larry O’Brien Trophy, sarebbe il primo nella storia di questo gioco a centrare un poker di successi a dir poco extralusso.

Dopo una sensazionale stagione da sophomore, in cui ha messo a referto 20.8 punti e 10.0 rimbalzi in 35.2 minuti di media, affermandosi già in qualità di uno dei lunghi più dominanti della NBA di oggi, tutti si aspettano che Davis continui a scalare posizioni nella classifica dei migliori giocatori della lega. Pensate che la sua efficacia in campo in termini numerici è stata di 26.5 nella scorsa annata: meglio di lui hanno fatto solo LeBron James, Kevin Durant e Kevin Love, non proprio gli ultimi arrivati. Oltre alla sua definitiva esplosione, è lecito aspettarsi da lui che sia in grado di guidare i Pelicans ai playoffs: la scorsa stagione è difficile da valutare, dato che New Orleans ha dovuto fare i conti con gli infortuni di Jrue Holiday e Ryan Anderson, due giocatori fondamentali, con l’inserimento di Tyreke Evans negli schemi offensivi e con la mancanza di un vero centro da affiancare a Davis.

Quest’ultimo si è comunque fatto valere sotto canestro, mettendo a referto 2.8 stoppate a partita (nessuno meglio di lui in questa voce statistica, ndr), ma nella stagione 2014-15 potrà certamente giovargli l’innesto di Omer Asik, che ha già dimostrato di poter essere un’àncora difensiva di un certo livello. Inoltre, con un Evans maggiormente inserito, con un Anderson ad aprire il campo con il suo tiro da tre punti e con un Holiday sano e pronto a guidare l’attacco, ma soprattutto a giocare il pick and roll con Davis, i Pelicans possono tornare ad essere competitivi. Nessuno si aspetta che a fine stagione siano il lizza per il titolo, trovandosi tra l’altro in una Western Conference sempre durissima, ma di certo possono essere una squadra migliore di quella che ha chiuso l’ultima regular season con un record negativo (34-48).

Arrivare a disputare i playoffs dopo quattro anni di assenza, ovvero da quando Chris Paul ha salutato la compagnia ed è sbarcato ai Clippers, sarebbe già un successo per New Orleans e per Davis. Poi per il titolo il tempo di certo non manca a questa franchigia ed alla sua stella più luminosa, perché di una cosa potete essere certi: il futuro della NBA è del sopracciglio più famoso del mondo.