In The Name Of Love – Il mercato estivo di Kevin

Non è LeBron, non è Wade. Ma non è nemmeno Chris Bosh; e, incredibilmente, il suo protagonista principale, almeno per ora, non è neanche Carmelo Anthony. Allora chi è che sta monopolizzando le voci e le previsioni sul mercato NBA in questi giorni, specie per quanto concerne la notte del Draft? Un altro big, ovviamente: Kevin Love, perché la sua avventura ai Timberwolves, stando alle voci, si sta per concludere.

E ha ragione, il Beach Boy: dopo una stagione e mezzo da vero All Star, il minimo che potesse chiedere era di avere una squadra vincente e che potesse competere per i playoff. Le premesse c’erano tutte: Minnesota ha chiuso il 2012 – 13 con rosee aspettative. Ricky Rubio stava facendo vedere che il peggio, per lui e le sue ginocchia, era passato e che, con Alexey Shved, era solo questione di tempo prima che un backcourt europeo seminasse il panico tra i suoi avversari; Derrick Williams stava crescendo e sarebbe potuto diventare un buon numero tre. E sarebbe tornato anche Love dall’infortunio alla mano che lo ha tenuto lontano dal campo praticamente sin da Natale 2012. La squadra aveva alcuni punti carenti, ma il mercato di luglio avrebbe saputo rispondere egregiamente. Al Draft erano stati scelti Gorgui Dieng, con ampi margini di miglioramento, e Shabazz Muhammad, che nonostante il carattere poteva davvero dare una mano importante a Love. Il tutto, sotto la guida di un coach Adelman che sembrava avesse trovato la quadratura del cerchio. A un anno di distanza, le cose sono peggiorate. Il team è entrato in crisi, incapace di saper archiviare partite già in tasca. Corey Brewer è parso l’ombra del giocatore che era ai Nuggets (nonostante il partitone da 51 punti dell’11 aprile), Kevin Martin lo stesso dei Thunder, il giocatore con punti nelle mani che non può essere un clutch player. Le voci di trade si sono consumate, per Minnesota, fino alle 21 italiane di giovedì 20 febbraio. La vittima, alla fine, è stata solo Derrick Williams, ma avrebbero potuto essere immolati, sull’altare del mercato, anche Shved, Barea et altera. Nel corso dell’attuale regular season, il nostro Love ha avuto cifre davvero spaventose: 26 punti e 12 rimbalzi di media, con tre triple doppie e un record di 2000 punti segnati, 900 rimbalzi catturati e 100 triple realizzate (primo nella storia NBA).  Senza dimenticare la convocazione all’All Star Game. I Timberwolves chiudono con un record di 40 – 42, decimo anno di fila senza PO. Se veramente si parlasse della cessione di Rubio, con l’unica voce in arrivo che riguarda Shaun Livingston di Brooklyn, è giusto far calare il sipario sul periodo del secondo Kevin di Minnesota.

Ma dove potrebbe andare Kevin Love, che si vocifera voglia forzare una trade? Ovvio che l’interesse per l’ex UCLA non manca, in giro per la NBA. Diamo un’occhiata alle singole squadre in ordine di conference.

  • BOSTON – l’ipotesi più romantica. Il secondo Kevin ad arrivare a Beantown, direttamente da Minnesota. Questa volta è bianco e tira da tre punti, cosa che ai nostalgici farebbe pensare a un certo numero 33. Boston potrebbe mettere sul piatto Jeff Green, magari assieme alla sesta scelta assoluta. Se ci riuscisse, Danny Ainge si rifarebbe dell’anno scorso e della cessione di Garnett e Pierce.
  • CHICAGO – il piano B, qualora non arrivasse Carmelo Anthony. Chicago avrebbe da scaricare Boozer, pensando di cederlo prima di usare l’amnesty. Per il resto? Jimmy Butler, Mike Dunleavy e poco altro. Difficile, molto difficile. Soprattutto perché prenderlo significherebbe cedere uno tra Taj Gibson e Joakim Noah, idea che fa storcere il naso a Thibodeau.
  • CLEVELAND –l’offerta che non puoi rifiutare. La prima scelta assoluta, Luol Deng, Tristan Thompson, Varejao e magari Dion Waiters tra cui scegliere. Un giocatore di questo livello alzerebbe notevolmente il gioco di Cleveland, che ha tirato con il 35.6 da dietro l’arco, contando anche che i Cavs sono piuttosto pochi, nel settore lunghi. Se poi, dopo i playoff, ci fosse anche il figliol prodigo a fargli compagnia …
  • GOLDEN STATE – anche loro sono nella corsa. La controparte sarebbe buona, con la squadra di Oakland che darebbe Harrison Barnes e, a scelta, anche David Lee. A coach Kerr non dispiacerebbe avere una altro tiratore in squadra.
  • LAKERS – nella città di formazione. Si parlava due anni fa di questa ipotesi, con Minny che avrebbe ceduto la due e il nostro, con (il solito) Pau Gasol a fare il viaggio inverso. Per Kobe, è un motivo per incentivare le prestazioni. Per i Lakers, un giocatore di livello come ne sono mancati, lo scorso anno.
  • KINGS – L’ultima arrivata, l’ultima squadra ad Ovest. Sempre in California. Sacramento ha dichiarato che lo prenderebbe anche solo per un anno, ma dipende molto da lui e dalla volontà di giocare per i Kings. I giocatori buoni non mancano, a partire da Rudy Gay e Isaiah Thomas. Nemmeno le scelte al Draft sono carenti.

La lista degli spasimanti si allunga, le offerte aumentano, i motori si scaldano. Alla fine, però, dipende tutto da lui e da Minnesota, se è disposta a provare ancora per un anno a dargli un buon team e se Love è deciso ad aspettare. Ovunque andrà, potrà dare apporto positivo al suo prossimo team. Ma quale sarà il prescelto?