Joe Johnson sopravvalutato? Forse, ma intanto è l’ancora di salvezza dei Nets

Nella speciale location di Londra, a dare spettacolo davanti agli appassionati europei è stato il solito Joe Johnson, che con 29 punti (11/15 dal campo) ha trascinato i Nets ad una tranquilla vittoria per 127-110 sugli Hawks. Adesso in questo mese di gennaio Brooklyn ha un record di 6-1: nessun’altra squadra ha fatto meglio. Insomma, i segnali di ripresa sono netti, tant’è che la truppa di coach Kidd è rientrata nella griglia dei playoffs, occupando momentaneamente l’ottavo posto della Eastern Conference.

La rinascita del 2014 dipende da molti fattori: innanzitutto il ritorno dall’infortunio di Andrei Kirilenko, pedina fondamentale per gli equilibri della squadra, e poi anche la crescita delle prestazioni di un finora deludente Kevin Garnett. Ma è importante ricordare anche l’apporto che sta dando Johnson, l’unico giocatore costantemente positivo dall’inizio della stagione. Non a caso Joe è quello che ha segnato più punti, mandato a bersaglio più tiri e giocato più minuti nell’intera squadra. Finora ha giocato 37 partite, saltandone solo una, ed ha tenuto più volte in piedi la baracca, evitando che il record fosse ancora peggiore nei momenti più bui.

A seguito dei botti estivi che hanno portato Pierce e Garnett a Brooklyn, Johnson è praticamente diventato il membro dello starting five meno considerato della squadra. Tutti si attendevano una stagione da leader di Deron Williams, alle prese invece con continui infortuni, ed un’ulteriore crescita di Brook Lopez, già fuori dai giochi per un infortunio al piede. Inoltre, Pierce e Garnett avevano dalla loro l’esperienza di chi sa come si vince. Il 32enne Johnson, invece, pur essendo considerato largamente un buonissimo giocatore, è sempre stato sottovalutato per il tipo di contratto folle che gli hanno fatto sottoscrivere gli Hawks. Quei 124 milioni di dollari in 6 anni sono davvero un’enormità e sono costati ai Nets i diritti sulle scelte del 2014 e del 2015, ma Johnson ha sempre fatto tutto il possibile per dimostrare che merita di essere considerato una superstar. E, come già accennato in precedenza, Joe è l’unico su cui Brooklyn sa di poter fare sempre affidamento quest’anno, avendo vinto diverse partite praticamente da solo con prestazioni clamorose e tiri pesanti nei momenti cruciali, come quello segnato il 2 gennaio che è valso la vittoria sui Thunder.

In un certo senso, il successo di ieri sera contro gli Hawks è la dimostrazione che niente a Brooklyn sta andando come previsto: si sperava che almeno con il ritorno di Garnett e Kirilenko la difesa potesse diventare un punto di forza, come auspicato nella offseason, ed invece sono stati concessi la bellezza di 110 punti ad Atlanta. Eppure sono riusciti a vincere in scioltezza, grazie al tiro da tre punti (16/27) che non sarebbe proprio l’arma preferita della squadra. Ma è quella di Johnson, che infatti stanotte ha fatto il bello ed il cattivo tempo mandando a bersaglio 6 dei suoi 8 tentativi da oltre l’arco. Il “metodo” di Joe è chiaro: fare canestro dalla lunga distanza. E lui lo sa fare eccome: giusto per citare alcuni esempi, ha messo 8 triple contro i Pistons il 24 novembre ed ha eguagliato il record di triple nel solo terzo quarto (8) nella vittoria del 16 dicembre contro i Sixers.

Se Brooklyn vuole continuare a scalare la Conference, deve però necessariamente migliorare nella sua metà campo: con la terzultima difesa della NBA non si va molto lontano, ma in questo senso il pieno recupero di Kirilenko e l’ulteriore crescita di Garnett potrebbero aiutare non poco. E poi c’è sempre D-Will, che se tornasse finalmente al massimo della forma, potrebbe togliere un po’ di peso offensivo dalle spalle di Johnson, che non sarà il più forte in senso assoluto della squadra, ma è di certo quello indispensabile.