La “cazziata” del padre ed il “Re Leone” nell’esplosione di Jared Sullinger

Non è insolito vedere Satch Sullinger viaggiare fino a Boston per vedere giocare suo figlio con i Celtics. Nelle ultime due stagioni è diventato un volto noto del TD Garden, e l’ultima visita a Jared ha deciso di farla alla fine di gennaio. Il ragazzo pensava che il padre stesse arrivando a controllare i suoi progressi, ed invece si è preso una di quelle sgridate che di certo non si dimenticano facilmente. Il motivo? A Satch non era affatto piaciuto quello che aveva visto durante le ultime partite. L’atteggiamento, le espressioni di viso e corpo non erano quelle professionali che pretende sempre da suo figlio. “Mi è venuto incontro e me ne ha dette di tutti i colori”, ha detto il giocatore dei Celtics. “Sembrava preoccupato per me e pensavo dovesse dirmi qualcosa o chiedermi come stavano andando le cose. Ed invece sono rimasto shoccato, mi ha detto che il mio atteggiamento ed il mio linguaggio del corpo faceva schifo, che stavo mancando di rispetto al nome dei Sullinger per la maniera in cui mi sto comportando dentro e fuori dal campo, e quando dice fuori significa in panchina”.

Questo atteggiamento da parte di Satch scaturisce dal fatto che la sua famiglia è profondamente radicata nel basket. Satch è un ex allenatore, che ha guidato Jared al liceo. I suoi figli maggiori J.J. e Julian hanno giocato ad alti livelli, ma solo Jared è riuscito ad entrare nella NBA. Eppure, quando è stato scelto dai Celtics con la 21esima scelta nel 2013, il padre non si è di certo sentito arrivato e non ha mollato nemmeno per un attimo la presa su suo figlio. Ha delle aspettative altissime su Jared, innanzitutto dal punto di vista comportamentale: zero proteste, niente broncio, la NBA è un lavoro e bisogna essere professionisti in qualsiasi momento. Satch sentiva il bisogno di ricordare alcuni concetti a Jared, che alla fine ha recepito il messaggio. “Le parole di mio padre sono state molto forti – ha dichiarato – all’inizio mi sono arrabbiato molto, ma poi gli ho chiesto scusa, gli ho detto che aveva ragione e che non volevo mancare di rispetto al nome della mia famiglia”.

Non a caso dal 29 gennaio, giorno in cui ha ricevuto la visita dal padre, la stella nascente dei Celtics ha ripreso a giocare ad altissimo livello, infilando cinque doppie-doppie consecutive con una media di 21.1 punti (49% dal campo), 13.4 rimbalzi e solo 3.0 falli commessi. Lo scorso finesettimana ha sfoderato la sua miglior prestazione contro uno dei centri più dominanti della lega, DeMarcus Cousins: 31 punti e 16 rimbalzi che hanno contribuito in maniera determinante alla sua elezione in qualità di miglior giocatore della settimana della Eastern Conference. Inoltre, Sullinger sarà impegnato a New Orleans, dove parteciperà al Rising Star durante l’All-Star Weekend. Jared vedrà suo padre anche in quell’occasione e soprattutto nelle sfide contro Suns e Jazz e gli ha dato il permesso di fargli un’altra “cazziata” nel caso in cui dovesse vederlo giocare in maniera poco professionale.

Insomma, nonostante sia solo un 21enne, Sullinger è chiamato a comportarsi come un perfetto e navigato professionista della NBA: magari l’atteggiamento di suo padre sarà un tantino esagerato, ma non si può negare che sia una delle chiavi dell’esplosione di Jared. Volete sapere un altro dei segreti di Sullinger? Quando non c’è Satch, ci pensa il “Re Leone” a farlo rimanere concentrato ed a ricordargli i valori della pallacanestro che il padre gli ha trasmesso. A detta di Jared, il classico Disney gli trasmette la forza di affrontare e superare tutte le sfide e gli dà una grossa carica motivazionale. Pensate che il 29 gennaio dopo la “cazziata” del padre e la visione del “Re Leone” ha sfoderato contro i Sixers una prestazione da 24 punti e 17 rimbalzi. Ma è stata soprattutto la visita di Satch a riportarlo sulla “retta via”: dopo un breve periodo di crisi, suo padre gli ha ricordato che un Sullinger, è un Celtics, è un giocatore NBA di talento che ha solo iniziato a dimostrare il suo potenziale.