La cessione di Pierce è una mossa inusuale per i Celtics: raramente hanno ceduto un uomo-franchigia

Once a Celtic, forever a Celtic. È un detto che si usa anche per giocatori che hanno svolto un ruolo di secondo piano nella franchigia di Boston e che vale ancora di più quando si va a parlare di uomini-franchigia. Ah già, precisazione: l’espressione uomo-franchigia, nell’NBA, è abusato. Ma quando si tratta di organizzazioni come Lakers e Celtics, che hanno vinto e rivinto fin dall’alba della lega, va ad indicare quei giocatori che hanno indissolubilmente legato il proprio nome alla squadra e ai colori. Tra gli altri – perché è impossibile citare tutti i componenti principali delle due squadre più vincenti della storia dell’NBA – Mikan, Jerry West e Kobe da una parte, Russell, Bird e Paul Pierce dall’altra.

Il successo dei Celtics, iniziato con il titolo vinto nel 1957, è legato ad un nome in particolare, quello di Red Auerbach. Da allenatore dei Celtics ha scelto sette Hall-of-Famers e ha vinto nove titoli NBA prima di passare dietro alla scrivania. Fino alla sua morte, nel 2006, ha avuto un incarico nella franchigia. Fonti certe riportano che Auberbach abbia influenzato alcune decisioni della dirigenza dei Celtics anche negli ultimi anni della sua vita. L’idea di base di Auerbach, parzialmente ripresa da Popovich nell’attuale versione degli Spurs, è stata chiara fin dall’inizio: costruire una squadra di successo attorno ad un nucleo di giocatori approdati ai Celtics in giovane età e destinati a trascorrere l’intera carriera in biancoverde.

Sì, è vero, la prima grande stella dei Celtics, Bob Cousy, ha giocato 7 partite a Cincinnati, ma lo ha fatto nel 1969 mentre era allenatore dei Royals e si era già ritirato da sei anni; la sua carriera vera e propria, dal 1950 al 1963, l’ha trascorsa con la maglia dei Celtics. Anche Dave Cowens, dopo aver giocato per i Celtics dal 1970 al 1980, è tornato in campo con un’altra maglia (40 partite a Milwaukee) due anni dopo il ritiro. Diverse altre figure storiche non hanno mai lasciato il Massachussets durante la carriera da giocatore: Frank Ramsey (1954-64), Jim Loscutoff (1955-64), Bill Russell e Sam Jones (1957-69), K.C. Jones (1958-67), Tom Sanders (1960-73), John Havlicek (1962-78), Larry Bird (1979-92) e Kevin McHale (1980-93).

Leggermente diversi nella forma, ma simili nella sostanza, i casi di Bill Sharman, Don Nelson, Dennis Johnson e Robert Parish. Prima di approdare ai Celtics nel 1951, Sharman aveva giocato una sola stagione in NBA; si è ritirato nel 1961 dopo un’ultima stagione da 16 punti di media nella squadra di Red Auerbach. Don Nelson ha firmato coi Celtics a 25 anni nel 1965 (dopo tre stagioni in NBA) e a Boston è rimasto fino al ritiro avvenuto nel ’76. Johnson è arrivato 29enne ai Celtics nel 1983 e si è ritirato dopo sette stagioni in biancoverde. Robert Parish, all’epoca 27enne, è stato portato a Boston attraverso uno scambio nel 1980 e ha lasciato i Celtics solo a 40 anni, per giocare le sue ultime tre stagioni in NBA con Hornets e Bulls.

Paul Pierce, rispetto ad alcuni suoi predecessori eccellenti, ha fatto anche meglio dal punto di vista dei riconoscimenti individuali: 10 volte All-Star, MVP delle Finals nel 2008, terzo per partite giocate coi Celtics e secondo per punti segnati (dietro solo ad Havlicek). La cessione di un giocatore di questo calibro è una mossa assai rara nella storia della franchigia di Boston. Il primo vero fuoriclasse cresciuto in casa Celtics a non essere rimasto fino a fine carriera è Jo Jo White, ceduto nel corso della stagione 1978/1979 ai Warriors; giocava ai Celtics dal 1969 ed è stato sette volte All-Star e due volte campione NBA. Quello di Cedric Maxwell è probabilmente un nome meno celebre, ma l’ala ha comunque vinto due titoli di fianco a Bird ed è stato anche MVP delle Finals nel 1981; la sua carriera ai Celtics, iniziata nel 1977, si è interrotta nell’estate del 1985, quando è stato ceduto ai Clippers in cambio di Bill Walton, col quale Boston ha vinto il titolo dell’86.

Oltre a White e Maxwell c’è un altro nome particolarmente suggestivo. Ebbene sì, è quello di Danny Ainge, attuale Director of Basketball Operations dei Celtics e regista della trade che ha portato Garnett e Pierce a Brooklyn. Già nel 2003 Ainge si era reso protagonista di un’operazione impopolare quando aveva ceduto Antoine Walker, scelto dai Celtics al Draft del 1996 e tre volte All-Star. Da giocatore, Ainge è arrivato ai Celtics dal Draft del 1981, ha vinto due titoli (1984 e 1986) ed è stato all’All-Star Game del 1988, ma a metà della stagione 1989/1990, ormai 30enne, era stato ceduto ai Sacramento Kings. Pierce, a livello di importanza rivestita nella storia della franchigia, può aspirare ad una posizione di poco inferiore rispetto a Russell, Bird e Havlicek; a differenza di questi tre grandi campioni, però, non avrà la possibilità di chiudere la carriera a Boston.

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