La fantastica regular season di Stephen Curry: dai Playoffs con Golden State al record di triple

Quante volte, dopo i problemi alla caviglia di Stephen Curry nella passata stagione, si è sentito dire: “L’anno prossimo, se gli infortuni lo lasciano stare, è il suo anno”? Tante, tantissime volte. E Stephen Curry, con più di 70 partite disputate come nelle sue due prime stagioni in NBA, non ha deluso le altissime aspettative.

College e prime stagioni in NBA. Il ragazzo del 1988, dopo aver dominato all’High School Charlotte Christian ed aver disputato tre stagioni ad altissimo livello con più di 20 punti di media a Davidson, si è dichiarato al Draft NBA del 2009 con altri talenti come Jrue Holiday, Blake Griffin e James Harden. Curry è stato scelto in quel draft con la chiamata numero 7 dai Golden State Warriors orfani di Baron Davis, passato prima ai Clippers e poi ai Cavaliers, e con ancora i ricordi ben vivi della serie Playoff vinta nel 2007 contro la testa di serie numero 1 ad Ovest; i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki. Curry nella sua prima stagione, con Don Nelson allenatore e un’altra combo guard come Monta Ellis al fianco, ha disputato 80 partite giocando più di 30 minuti di media e totalizzando 17.5 punti e 5.9 assist a partita, ma gli Warriors non sono andati oltre un record di 26-56. Nella stagione successiva, con Keith Smart come coach, Curry ha giocato sempre più di 30 minuti di media alzando i suoi punti a 18.6 per allacciata di scarpe, ma la situazione della squadra, nonostante l’arrivo dell’ala grande David Lee, non è migliorata così tanto con sole 36 vittorie e 46 sconfitte. Nella passata stagione, quella del lockout, Curry per via di diversi problemi alle caviglie ha giocato solamente 26 partite non riuscendo ad incidere particolarmente nella stagione degli Warriors, ancora una volta rimasti fuori dai Playoffs.

La stagione 2012/2013. Le novità più importanti, però, per Curry e la franchigia sono arrivate fuori dal terreno di gioco. Gli Warriors hanno assunto come allenatore Mark Jackson e hanno deciso di puntare come uomo franchigia proprio su Stephen Curry, decidendo di mandare Monta Ellis, giocatore fortissimo ma solista e decisamente amante della palla in mano, ai Milwaukee Bucks in cambio del lungo australiano Andrew Bogut (sempre alle prese con vari infortuni). Curry, responsabilizzato dalla trade di Ellis e da un contratto quadriennale da 44 milioni di dollari, ha iniziato subito alla grande questa stagione, nonostante qualche problema alla caviglia in preseason, facendo volare questi Warriors con l’ausilio dei rookies Barnes ed Ezeli, del sesto uomo Jack, degli esperti David Lee e Carl Landry e del forte sophomore Klay Thompson. Curry, con vicino pedine adatte al suo gioco da combo guard che non disegna l’assist ha portato i suoi a un record di 30-22 alla pausa dell’All-Star Game e a un incredibile 47-35 al termine della stagione regolare con annessa qualificazione ai Playoffs al sesto posto di una delle Western Conference più difficili degli ultimi anni. Curry in questa straordinaria stagione ha tenuto medie di tutto rispetto con 23 punti e 7 assist di media e il 45% sia dal campo che dall’arco. Questi numeri lo hanno portato vicino alla sua prima convocazione all’All-Star Game, dove gli son stati preferiti Paul e Bryant in quintetto e Harden-Westbrook-Parker in panchina, e lo hanno portato ad essere considerato uno dei migliori giocatori della stagione NBA. Col suo straordinario ball-handling, le sue splendide giocate in transizione, la capacità di giocare molto bene il pick and roll e la sua celestiale tecnica ha fatto innamorare i tifosi NBA e ha messo in difficoltà tutti i suoi diretti avversari sul parquet, Chris Paul compreso.

Strepitose prestazioni e record di triple. A tutto questo bisogna aggiungere delle prestazioni che rimarranno nella storia di questa stagione e di questo gioco, come quella del 27 febbraio al Madison Square Garden con 54 punti realizzati e 11/13 da tre in una sconfitta di 4 contro i Knicks, oppure come quella da 47 punti e 9 assist allo Staples contro i Lakers nel match dell’infortunio al tendine d’achille di Bryant. Oltre a queste splendide prestazioni e all’aver riportato i Golden State Warriors ai Playoffs dopo sei stagioni, Curry si è tolto la soddisfazione di superare il record di triple realizzate in una singola stagione, prima appartenente a Ray Allen versione Seattle Supersonics, stagione 2005/2006. Il numero 30 di Golden State, grazie alle quattro triple realizzate nell’ultimo match di regular season contro Portland, ha raggiunto quota 272 tiri da tre, battendo di tre il record di He Got Game. Inoltre Stephen è il primo giocatore nella storia questa lega con più di 250 triple realizzate e 500 assist distribuiti all’interno di una singola stagione.

Playoffs. Ora Curry è atteso da un ulteriore step per continuare la sua crescita: confermare le sue prestazioni ai Playoffs NBA, i primi che disputa nella sua carriera. L’accoppiamento sarà spettacolare, contro i Denver Nuggets quasi imbattibili in casa, ma che non potranno contare su Danilo Gallinari. Curry, in stagione regolare, ha segnato di media 18.5 punti contro i Nuggets con 16/24 dall’arco e certamente vorrà portare il più avanti possibile i suoi Golden State Warriors. Riuscirà il play nativo di Akron a far superare un turno alla sua squadra, risultato che manca dal 2007? Nessuno può saperlo, l’unica certezza è che, finalmente, potremo ammirare il talento straordinario di Curry anche ai Playoffs e che, come al solito, sarà uno spettacolo.