La grande stagione di Nate Robinson e un futuro ancora da definire

Tanta esplosività in 1,75 m di altezza, un torello di 82 kg imbottito di dinamite: non c’è altro modo per descrivere Nathaniel Cornelius Robinson, noto a tutti come Nate. Lo conoscono per le schiacciate e per la sua testa calda, per le sue giocate assurde ma anche per la sua valigia, che da qualche anno a questa parte ha dimostrato di essere sempre pronta. Chissà che finalmente non arrivi il momento in cui i traslochi finiranno.

LA STORIA – Arrivato dall’Università di Washington (è un figlio di Seattle) a New York nel 2005 (scelto però dai Suns con la 21° scelta, scaricandolo ai Knicks quella stessa notte), in quegli anni nella Big Apple Robinson dimostra carattere, talento (career high di 45 punti contro Portland l’8 marzo 2008) e le sue doti di saltatore: stoppate (pazzesca quella ai danni di Yao Ming, 20 novembre 2006 o a Shaq, 7 febbraio 2010) e soprattutto schiacciate. All’All Star Saturday Night del 2006 vince il primo Slam Dunk Contest della sua carriera sorvolando epicamente Spud Webb. Lo rivincerà nel 2009 contro il campione uscente Dwight Howard (schiacciandogli in testa e ricevendo il soprannome di Kriptonate) in uno dei più bei Contest di sempre per spettacolarità e atletismo, e nel 2010 confermandosi Re delle Schiacciate per la terza volta in carriera (primo nella storia della competizione). Purtroppo il successo individuale non coincide con quello di squadra: i Knicks non arrivano mai ai playoff, l’arroganza di Robinson è ingestibile (celebre la sfuriata di D’Antoni quando nel 2010 tira per stizza nel canestro blu-arancio alla fine del secondo tempo) e non aiuta nemmeno il suo approccio cestistico, troppo individualista. Il talento c’è sicuramente e Danny Ainge, alla deadline del 2010, vuole testarlo: lo porta a Boston con Marcus Landry (il fratellino di Carl) in cambio di Eddie House, per ringiovanire il ruolo di sesto uomo dalla panchina. Nate, ai suoi primi playoff in carriera, fa tanto e bene dalla panchina, diventando l’uomo che in più partite segna tiri importanti e aiuta Boston. Ormai la sua casa sembra Beantown: Robinson rende bene dalla panchina, ha un bel rapporto con i compagni e dimostra il suo affiatamento sul campo, fedele soldato agli ordini del generale Doc Rivers. Tuttavia, alla deadline del 2011, accompagna Perkins a Oklahoma City nell’affare che vede Jeff Green e Kristic ai Celtics. Inutile in squadra, nel dicembre 2011 viene tagliato per poi accasarsi ai Warriors nel Gennaio 2012, giocando una discreta stagione e sognando, alla sua fine, anche un possibile approdo come cornerback nel football americano, suo primo amore giovanile già immaginato durante il lockout del 2011.

L’ARRIVO A CHICAGO – il 31 luglio 2012, Nate firma per i Bulls un non garantito al minimo salariale, con lo scopo di dare fiato a Kirk Hinrich, data l’assenza di Derrick Rose. In poco tempo, si trova a essere una delle prime opzioni in attacco, non deludendo le aspettative e dimostrando di saperci davvero fare con il pallone in mano. A gennaio 2013 Chicago ha fatto la scelta più giusta della stagione: non rescinde il contratto del piccoletto, che rischiava di divenire garantito all season long. Il numero 2 approfitta anche degli infortuni di Hinrich e sale di colpi all’avvicinarsi di fine stagione, segnando 35 punti l’11 aprile nella vittoria contro i suoi ex Knicks e, soprattutto, 34 nella fondamentale vittoria di gara 4 contro i Nets, finita dopo tre overtime. Playoff chiusi in gara 5 di semifinale contro gli Heat, con 16.3 punti di media (17 al primo turno, 15.2 in semifinale), 4.4 assist di media e una super stoppata su LeBron durante un’entrata in gara 3.

FUTURO – Playoff di livello quindi per Nate, che voleva la conferma di essere un giocatore sul quale puntare per più stagioni ed è riuscito a convincere anche gli scettici. Ora che succederà? Probabilmente l’anno prossimo il numero 2 potrebbe non essere un Bull, giacché i playmaker della squadra (Rose, Hinrich e Teague) hanno contratti pluriennali con la squadra e, onestamente, non sembrano in partenza. Inoltre, dopo una stagione come questa non credo che Robinson accetterà un altro contratto al minimo. Ecco quindi che numerose squadre si presentano interessate al giocatore: SB Nation riportava l’interesse di Dallas (notoriamente in cerca di un play di livello) e di Detroit. Altre squadre potrebbero chiedere a Robinson di “portare i suoi talenti” alla propria franchigia, sperando di puntare su un giocatore ormai concentrato su prestazioni costanti e affidabili. Chicago quest’anno è stata la culla delle “resurrezioni” cestistiche: giocatori come Belinelli, Mohammed e Robinson hanno ritrovato fiducia nei mezzi e nel talento grazie alla fede riposta in loro. Se la squadra di Thibodeau è riuscita a mettergli in testa a che, con il talento che si trova, essere costante è più facile che giocare allo sbando, allora preparatevi: che sia Chicago o un’altra squadra, chiunque firmerà Nate Robinson avrà tra le mani una vera arma, una Kriptonate capace di debellare gli avversari.

Photo: suntimes.com