La lista degli strapagati di Forbes quest’anno punisce Chris Bosh e Zach Randolph

Ad un anno di distanza, ci troviamo di nuovo a dover fare qualche riflessione sulla lista di Forbes con i dieci giocatori che percepiscono uno stipendio superiore al loro contributo (Forbes, ecco la lista dei dieci strapagati NBA: Bargnani è il n.1). Il criterio utilizzato è quello delle cosiddette Wins Produced, ovvero un valore che rappresenta le vittorie procurate da un giocatore alla sua squadra (ne avevamo discusso in maniera più dettagliata nell’articolo dello scorso anno: Forbes pubblica la lista dei dieci strapagati: ci sono anche Dirk e Melo. Ma lo meritano?). L’anno scorso lo strapagato numero uno, seguendo questa formula del professor David Berri, era stato Carmelo Anthony. Quest’anno è stato risparmiato perché, secondo Forbes, il suo gioco è migliorato ed è solo marginalmente strapagato.

CHI MERITA – Il primo posto nella lista, dunque, è toccato al nostro Andrea Bargnani. Il Mago costa ai Knicks 11.8 milioni di dollari e ha portato alla sua squadra -1.31 vittorie. Certo, sembra semplicistico additare Bargnani come unico colpevole della stagione disgraziata di New York, ma si può essere d’accordo sul fatto che il suo stipendio attuale non rispecchia esattamente il contributo che dà alla sua squadra. Lo stesso si può dire di Carlos Boozer, che occupa la posizione numero 2. Da quando è arrivato ai Bulls – attualmente percepisce 15.3 milioni di dollari – non ha mai convinto. La franchigia di Chicago, infatti, si libererà plausibilmente dell’ex Jazz in estate. Sul gradino più basso del podio c’è Ben Gordon (13.2 milioni di dollari), su cui non c’è molto da dire. Settimo posto per Ersan Ilyasova (7.9 milioni di dollari), oggetto misterioso dei Milwaukee Bucks. Anche il suo compagno di squadra, O.J. Mayo (8 milioni di dollari), si è guadagnato una giusta menzione. Chiudiamo con Anthony Bennett: è vero che è ancora presto per etichettarlo come un fallimento, ma bisogna anche considerare che quest’anno porta a casa 5.3 milioni di dollari con 3.8 punti e 2.8 rimbalzi di media.

A METÀ – I Lakers versano nelle casse di Pau Gasol 19.2 milioni di dollari: è il settimo giocatore più pagato della lega. Davanti a lui di qualche posizione c’è Joe Johnson, che riceve dai Brooklyn Nets 21.4 milioni di dollari. È chiaro che, fermandoci a questi dati, fa impressione immaginarli più pagati di gente come LeBron James, Dwyane Wade e Chris Paul. Questi due casi meritano però ulteriori riflessioni. Su Joe Johnson ci eravamo già espressi l’anno scorso: è stato rinnovato dagli Hawks a quelle cifre perché Atlanta preferiva affidarsi a lui piuttosto che cercare, a cifre minori, altri giocatori. Ma non è solo questo: Johnson è in questa stagione uno dei pochi motivi per cui i Nets non sono fuori dalle prime otto. Infatti, anche basandosi sulla formula, ha portato 2.84 vittorie ad una squadra che ha record negativo. Con il monte stipendi elevatissimo dei Nets, forse si poteva trovare un altro strapagato. Il nome Deron Williams vi dice qualcosa? La durata del contratto di Pau Gasol è stata certamente un errore di valutazione: ha firmato nel dicembre 2009, tra un titolo e l’altro, un prolungamento fino al 2014. Va detto che, anche senza il contrattone di Pau, quest’anno i Lakers non avrebbero comunque avuto margine di manovra. Strapagato in relazione all’attuale stagione – e alla precedente – sì, ma quel rinnovo poteva non sembrare una follia fin dall’inizio.

CHI NON MERITA – Anche sforzandosi di capire il criterio matematico utilizzato da Forbes, risultano incomprensibili le posizioni 8 e 9 della graduatoria stilata. All’ottavo posto, subito dopo Ersan Ilyasova, troviamo Zach Randolph. Il lungo dei Grizzlies guadagna quest’anno 17.8 milioni di dollari. Randolph è stato il faro di una squadra che si è trovata prima orfana dell’infortunato Marc Gasol e poi, dopo il rientro del catalano, senza Conley. Z-Bo viaggia a 17.5 punti e 10.4 rimbalzi di media. Nel 2011 e nel 2013 si è affermato come uno dei giocatori più decisivi dei Playoffs, rispettivamente nell’incredibile eliminazione degli Spurs al primo turno e nella cavalcata verso le prime finali di Conference nella storia dei Grizzlies. Per Forbes il suo stipendio è spropositato in relazione alle 2.22 vittorie che ha procurato a Memphis e alla percentuale dal campo (45.3%), che è la sua peggiore dal 2006. Sinceramente, è difficile accontentarsi di questi due dati per capire perché Randolph non meriti 18 milioni dopo quello che ha dimostrato negli ultimi anni. L’altro carico pesante arriva alla posizione 9: Chris Bosh. «Ovviamente è un buon complemento per Wade e James, ma non alle loro cifre». La colpa di Bosh, quindi, sarebbe di guadagnare come le altre due stelle degli Heat. Si rischia così di non considerare che Bosh è stato un fattore importantissimo nei due titoli vinti da Miami e che nell’estate del 2010 Pat Riley non avrebbe potuto trovare un giocatore migliore di lui per completare il suo puzzle stellare.

Anche quest’anno non si può rimanere completamente soddisfatti dalla lista stilata da Forbes e ci si può interrogare sull’efficacia di un criterio matematico che trascura qualche fattore di troppo. Se gran parte dell’elenco, infatti, è ampiamente condivisibile, gli scivoloni finali su Randolph e Bosh non permettono di dare piena fiducia alla formula delle Wins Produced. Peccato, sarà per l’anno prossimo.

Photo: blog.mysanantonio.com