La maledizione continua: ennesimo infortunio, si ferma David Lee. La NBA deve cercare una soluzione

“Out for the season” è la formula più utilizzata in questa stagione NBA. Purtroppo, per Lega ed appassionati, in italiano non si traduce in “bella schiacciata” o “grande giocata”, ma in “infortunato per il resto della stagione”. Un bel guaio se si considera che, puntualmente, il numero di giocatori con infortuni gravi sta aumentando, e il trend sembra essere irreversibile. E’ stato il turno di David Lee, che nella gara, e che gara, d’apertura dei playoff si è strappato il flessore dell’anca destra, infortunio che terrà l’ala dei Golden State Warriors ai box per tre mesi. La posteseason, quindi, perde l’ennesimo protagonista, dopo aver dovuto rinunciare, solo nelle ultime settimane, a Danilo Gallinari e Kobe Bryant. La domanda legittima è quanto guadagni la NBA a presentare il prodotto più importante dell’anno in forma così mutilata.

La formula delle 82 partite di Regular Season, e dall’intervista realizzata da My-Basket ad Alessandro Mamoli si evince chiaramente, non è riformabile, perché si andrebbero a perdere troppi soldi e la NBA non è ovviamente interessata ad un ragionamento del genere, ma la proposta fatta dal giornalista Sky di allungare di 20/25 giorni la stagione, sembra essere oggettivamente plausibile, così da rendere i ritmi dei giocatori leggermente meno stressanti. Il problema è che David Stern, Commissioner uscente, non ha mai ragionato in tal senso, e di posizioni simili sembra essere Adam Silver, il suo successore. Il punto di rottura, però, appare piuttosto vicino, visti gli eclatanti (a livello numerico e non solo) infortuni occorsi nel corso del 2012/2013.

Per quanto gli stop, anche gravi, facciano parte del gioco, sembra incredibile come quasi la totalità delle squadre NBA sia stata falcidiata. Tra gli assenti eccellenti dei playoff, oltre i sopracitati Bryant, Gallinari e Lee, possiamo contare anche Lou Williams, Zaza Pachulia, Rajon Rondo, Jared Sullinger, Derrick Rose, Brandon Rush, Danny Granger, Boris Diaw e Jordan Hill, numero irrisorio se consideriamo poi tutti i giocatori in infermeria delle squadre che non hanno raggiunto la postseason. Insomma, nessuno si aspetta una stagione senza problemi, ma una soluzione va trovata, considerando anche che il ritmo, il livello dei contatti e di atletismo non è comparabile alla NBA degli anni ’90.

Un’altra serie playoff sembra irrimediabilmente compromessa. Speriamo sia l’ultima.

Foto: denverpost.com