La pazienza è la virtù dei forti: ecco cosa succederà nell’estate dei Thunder

Con i Thunder che non sono riusciti a conquistare l’accesso alle Finals, il credo comune tra i suoi fan è che è arrivata l’ora di cambiare. Ma lo è davvero? OKC ha appena concluso una stagione molto interessante, in cui ha dovuto anche fare i conti con gli infortuni di Russell Westbrook. Pur schierando uno dei supporting cast più giovani della lega, i Thunder hanno comunque chiuso la regular season con un record di 59-23 e sono arrivati fino alla finale della durissima Western Conference. Kevin Durant ha consolidato il suo status da superstar assoluta, conquistando il primo titolo di MVP, mentre Westbrook, specialmente nella post-season, ha fatto vedere più di qualche progresso dal punto di vista dell’equilibrio e della difesa, vincendo quasi da solo più di una partita.

Tante altre squadre avrebbero valutato positivamente la stagione dei Thunder, ed invece il fatto di non essere tornati a disputare le Finals a due anni di distanza dal 2012 ha fatto sì che s’insinuasse la convinzione che OKC sia un’eterna incompleta. Prima di analizzare quello che potrebbe succedere nel corso dei questa offseason, chiariamo bene un concetto: i Thunder non si faranno prendere dal panico, non aspettatevi di assistere a qualche assurda trade per iniziare un processo di rifondazione. Il nucleo della squadra rimarrà intatto, perché è attorno a questo che il gm Sam Presti vuole lavorare e costruire un futuro migliore. Non aspettatevi nemmeno grandi mosse sul mercato dei free agent: nell’era di Presti, i Thunder hanno sempre operato con intelligenza in base alle esigenze ed alle disponibilità, guardando alla free agency in maniera opportunistica e pagando i suoi giocatori il giusto, in base ai ruoli ed agli obiettivi.

Ma allora che cosa succederà quest’estate ad OKC? Innanzitutto la dirigenza si concentrerà sul Draft, dato che ha a disposizione le chiamate n.21 e 29, ovvero due ottime scelte vista la gran quantità di talento presente in questa classe. C’è una forte possibilità che i Thunder cerchino un playmaker di riserva per un semplice motivo: Reggie Jackson ha dimostrato di poter fare la differenza ad alti livelli, partendo da shooting guard al fianco di Westbrook, ma allo stesso tempo, se possibile, è ancor meno ragionatore di Russell, per questo motivo alla squadra serve qualcuno che sappia creare gioco. Alla n.21 potrebbero essere disponibili diversi registi molto solidi, come Elfrid Payton o Shabazz Napier. Alla 29, invece, i Thunder dovrebbero scegliere un giocatore in grado di allungare le rotazioni dei lunghi: i nomi più appetibili sono quelli di Clint Capela, Patrick Young e Jarnell Stokes. 

Oklahoma dovrà fronteggiare anche qualche situazione relativa alla free agency: Thabo Sefolosha è in scadenza, ma visto il suo stipendio (ha guadagnato 3.9 milioni quest’anno), potrebbe essere ri-firmato nel segno della continuità, a meno che non si decida di puntare molto di più su Jeremy Lamb. Una situazione più spinosa è quella che riguarda Kendrick Perkins: i tifosi di OKC vorrebbero che fosse usata l’amnistia per tagliare lui ed il suo ultimo anno di contratto da 9.4 milioni. Ma la cosa non avrebbe senso, perché i Thunder non hanno bisogno di liberare spazio salariale, quindi tanto meglio avere un giocatore in più nel roster, soprattutto se questo ha avuto una grande influenza sulla crescita di Kevin Durant negli aspetti del gioco che non riguardassero l’attacco. Allo stesso tempo, il suo contratto in scadenza potrebbe far comodo nel caso in cui i Thunder volessero imbastire una trade con un squadra interessata a liberare salary cap. 

Tutto sommato i Thunder non sono così lontani dall’essere una squadra da Finals, anzi forse ad Ovest sono quelli più vicini. Il tempo e l’età sono assolutamente dalla loro parte e troppo spesso ci si dimentica che arrivare fino in fondo non è affatto una passeggiata. Citiamo alcuni esempi illustri: i Bulls di Michael Jordan hanno perso due finali di Conference consecutive, prima di riuscire a vincere il titolo (allora MJ aveva già 28 anni); LeBron James ha dovuto attendere fino ai 27 anni per il primo anello, Shaquille O’Neal fino ai 28, Hakeem Olajuwon addirittura fino ai 31. Il nucleo dei Thunder è molto giovane (Durant e Westbrook sono ancora 25enni), ha tanto tempo per crescere: quando l’ultima finestra degli Spurs si sarà chiusa, OKC sarà senza dubbio la miglior giovane squadra della NBA che avrà l’opportunità di fare il definitivo salto di qualità ed arrivare fino in fondo.

Nello sport non è affatto facile essere pazienti, ma i Thunder hanno dimostrato di avere un piano a lungo termine e non sarà certo una sconfitta in finale di Conference contro una delle squadre più forti della storia a cambiare completamente le carte in tavola. Il progetto di Presti va avanti: cercherà di aggiungere un altro paio di pezzi per completare il puzzle, che dovranno crescere in simbiosi con le stelle della squadra; solo così i Thunder raggiungeranno il punto in cui saranno pronti per vincere.