La rinascita dell’uomo da 25000 punti: Pierce ha contribuito a salvare la stagione dei Nets

5 giugno 2012, gara 5 delle finali della Eastern Conference tra Heat e Celtics, 2-2 nella serie. Ultimo minuto, +1 Boston. Pierce ha litigato con i ferri per tutta la sera: è 5/18 dal campo e 1/4 da tre. Non importa, quel tiro se lo deve prendere lui. Dal palleggio e da distanza siderale spara, in faccia a LeBron James, la tripla decisiva. Uno di quei momenti in cui la memoria torna al famoso commento di Shaquille O’Neal: «Take this down. My name is Shaquille O’Neal, and Paul Pierce is the motherfucking truth. Quote me on that, and don’t take nothing out. I knew he could play, but I didn’t know he could play like this. Paul Pierce is the truth». Poteva essere l’ultimo acuto di uno dei più grandi campioni nella gloriosa storia dei Celtics. Boston, infatti, non riuscì a vincere nessuna delle due seguenti gare e fu eliminata dai Playoffs.

INIZIO DIFFICILE – Solo un anno dopo quella partita, una mossa di Danny Ainge ha scosso i Celtics nelle fondamenta: ceduti Pierce e Garnett in direzione Brooklyn. Pierce non è più capitano e leader di una squadra che ha raggiunto per due volte le Finals negli ultimi cinque anni, ora è solo uno dei membri – il secondo più vecchio dopo Garnett – di un quintetto esclusivamente formato da All-Star. L’inizio di stagione dei Nets va addirittura oltre le previsioni più pessimistiche. La squadra stellare, sul campo, ha notevoli problemi di spacing e di distribuzione dei tiri e il coach esordiente, Jason Kidd, non sembra avere l’esperienza necessaria per imprimere un deciso cambio di rotta ai Nets. Nel primo mese della sua nuova avventura, Pierce segna 12.1 punti di media con il 35.4% dal campo e il 23.1% dall’arco. L’esperimento Nets non funziona: The Truth e compagni hanno un record di 10-21 al termine del 2013.

PIERCE ALA GRANDE – Interviene la sorte a fornire a Jason Kidd lo spunto per la svolta: Brook Lopez saluta per la stagione e il coach è costretto a cambiare assetto. Con Kevin Garnett che entra ed esce dal parquet a causa delle sue condizioni fisiche precarie, i due lunghi che prendono il centro del palcoscenico sono il rookie Mason Plumlee e… sì, Paul Pierce. Da quattro tattico è un’autentica spina nel fianco per qualsiasi squadra avversaria. Le statistiche dicono che Pierce, da ala forte, si è attestato a ridosso della top 15 dei migliori difensori in post basso e che forza una palla persa nel 25% di quelle situazioni. Le sue prestazioni nel nuovo ruolo hanno spazzato via ogni dubbio su quello che avrebbe potuto essere il suo rendimento difensivo contro avversari di tonnellaggio superiore. Non solo: la possibilità di giocare contro avversari più pesanti gli ha aperto nuove soluzioni nella metà campo offensiva. Non è il realizzatore letale degli anni di Boston, ma ha comunque migliorato sensibilmente le sue percentuali dal campo.

I NETS DEL 2014 – I nuovi Nets schierano un quintetto piccolo e non vanno molto a rimbalzo. Forzano un buon numero di palle perse e tirano da tre appena hanno spazio. Ne hanno fatto le spese i Miami Heat, che hanno perso per tre volte su tre contro i Nets nel 2014. Nella sfida del 12 marzo, Pierce ha segnato 29 punti di fronte a LeBron James e compagni. In generale, nel mese di marzo, l’ex stella dei Celtics ha segnato 14.6 punti di media con il 51.1% dal campo e il 46.7% da tre. Per aggiungere ulteriori capitoli alla sua leggenda, The Truth ha raggiunto quota 25000 punti segnati in NBA. Quarto giocatore in attività a riuscirci, diciottesimo nella storia. I Nets, dall’inizio del 2014, hanno un record di 34 vinte e 15 perse: se escludiamo i Bulls (35-15), sono la miglior squadra della Eastern Conference davanti a Raptors (33-18), Heat (30-19) e Pacers (30-21). I meriti della rinascita dei Nets si possono suddividere equamente tra coach Kidd, Plumlee, Johnson, un Deron Williams in buona forma e un importantissimo Shaun Livingston. Ma la fetta più grossa di complimenti, ci sentiamo di dire, la merita Paul Pierce.

Photo: thesportsquotient.com