La rinascita di Bargnani: ecco come i Knicks devono sfruttare i suoi punti di forza

Nelle ultime stagioni la considerazione di Andrea Bargnani nella NBA è calata drasticamente, ma i Knicks quest’estate hanno comunque deciso di puntare su di lui. Per la stella italiana un cambiamento di scenario era indispensabile, dopo aver giocato per sette anni in una squadra che non si è praticamente mai avvicinata al traguardo dei playoffs. Adesso si trova in una squadra in cui il talento non manca e nemmeno dei veterani che possono aiutarlo nella rinascita. Sei i Knicks troveranno il modo di sfruttare i suoi punti di forza, potrà essere un’aggiunta molto importante nelle rotazioni.

I suoi difetti dal punto di vista difensivo sono noti a tutti: è un buon difensore individuale, ma in un vero sistema di squadra è tutto da testare. Inoltre, è ormai risaputa la sua scarsa tendenza al rimbalzo, nonostante le lunghe leve. Offensivamente, però, è un giocatore che può dare tanto a questi Knicks, in quanto è un giocatore completamente diverso agli altri lunghi presenti nel roster. A differenza di Tyson Chandler, che ha bisogno di un lob o un passaggio vicino al canestro per segnare, Bargnani è in grado di fare malissimo da qualsiasi parte del campo. Ma la sua abilità principale, che i Knicks dovranno assolutamente sfruttare, è quella di attirare sul perimetro il suo marcatore, costringendolo a lasciare più scoperta l’area. Se i vari Chandler, Kenyon Martin e Amar’e Stoudemire non rappresentano una grande minaccia da oltre l’arco, il Mago è molto abile ad aprirsi sul pick and roll e non può assolutamente essere lasciato libero di sparare dalla lunga distanza: questa sua abilità potrebbe tradursi in un tiro aperto per lui da tre o in una penetrazione nell’area aperta del giocatore a cui ha portato il blocco. Quindi Bargnani può aggiungere una nuova dimensione offensiva ai Knicks, che grazie a lui potrebbero attrarre fuori dall’area un lungo avversario come Roy Hibbert, giusto per dirne uno che ha messo in grandissima difficoltà NY negli ultimi playoffs, non uscendo mai per difendere su Chandler.

Altro aspetto da non sottovalutare è che Bargnani a Toronto non ha mai avuto uno come Carmelo Anthony in squadra. Se nei Raptors era una delle prime opzioni offensive ed era costretto a prendersi tanti tiri, anche forzati, ogni notte, adesso ai Knicks sarà un membro del supporting cast, con la possibilità di selezionare al meglio i tiri. E se c’è una cosa che NY sa fare bene, è la creazione di tiri aperti. A Bargnani non sarà più chiesto di essere il primo violino, ma un’arma in più dal punto di vista offensivo: in questo senso giocare al fianco di gente come Anthony, JR Smith e Raymond Felton può essere un grande vantaggio per lui.

Considerando che nelle ultime due stagioni è stato parecchio limitato dagli infortuni, non va dimenticato che Bargnani nel 2011 ha messo a referto una media di 21 punti ad allacciata di scarpa: se al 100%, è un giocatore in grado di segnare da qualunque posizione, come testimoniato dal grafico dei suoi tiri di quella annata.
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Ma il Mago non è solo un buon tiratore dalla media e lunga distanza: non sarebbe una cattiva idea farlo giocare anche al fianco di Chandler. Grazie alle sue lunghe leve, avrebbe un vantaggio fisico da non sottovalutare, soprattutto se servito in post, dove è uno scorer abbastanza affidabile. Nel corso degli anni, i Raptors lo hanno spesso isolato in post-basso e Bargnani ha dimostrato di saper sia segnare che servire il taglio di un compagno per un facile canestro da sotto.

Insomma, ci sono diversi modi in cui i Knicks possono utilizzarlo per sfruttare al massimo i suoi punti di forza. Ora sta al Mago rinascere e guadagnarsi il rispetto che si merita.