La rivincita di Belinelli: ed ora provate a dire che non può giocare in NBA

Ed ora alzi la mano chi ha il coraggio di indirizzare anche una sola critica nei confronti di Marco Belinelli. Tra i tre italiani in NBA, è sempre stato quello meno seguito e apprezzato, soprattutto perché in molti ritengono che non abbia il talento necessario per ricoprire un ruolo importante nel campionato cestistico più importante del mondo. E’ vero, nelle sue precedenti esperienze tra Golden State e New Orleans non ha mai fatto sfracelli, ma a sua discolpa c’è da dire che non è mai stato inserito in un vero e proprio sistema del gioco (vedi Danilo Gallinari ai Nuggets) e non è stato il primo violino di nessuna delle due squadre dal record perdente (vedi Andrea Bargnani ai Raptors).

Nonostante la maggior parte degli addetti ai lavori e degli appassionati abbia sempre pensato che Belinelli avrebbe fatto meglio a tornare in Europa per giocare da protagonista, Marco non ha mai rinunciato al suo sogno americano e quest’anno finalmente è riuscito ad emergere, grazie al suo grande carattere, alla caparbietà ed alla voglia di assumersi tante responsabilità. Dopo un inizio di stagione difficile, in cui non ha trovato molto spazio, il Beli non si è perso d’animo e partita dopo partita si è conquistato la fiducia dei Bulls, ma soprattutto del suo allenatore, che da gennaio in poi lo ha sempre più responsabilizzato, arrivando ad affidargli un ruolo da protagonista, quanto inedito. La stella azzurra, infatti, nasce come una classica guardia tiratrice, ma coach Thibodeau ha deciso di puntare anche sulle sue doti di playmaker, ruolo a cui Belinelli si è adattato molto bene, risultando fondamentale per tanti successi di Chicago. Ricordiamo che questa è stata la stagione della nascita del soprannome “Clutchinelli”, affibbiatogli dai tifosi dei Bulls dopo aver infilato diversi game-winner a gennaio, il miglior mese dell’azzurro, che è coinciso con 9 vittorie in 12 incontri della sua squadra.

Ma passiamo al primo turno dei playoffs, in cui Belinelli ha dimostrato ancora una volta di avere una solidità mentale fuori dal comune: nelle prime 5 gare è stato un po’ maltrattato dal coach, che gli ha concesso uno scarsissimo minutaggio, mentre in gara 6 è stato rispolverato per via dell’infortunio di Kirk Hinrich. Neanche a dirlo, il Beli è stato subito incisivo, risultando il top-scorer del match: i suoi 22 punti però non sono bastati ai Bulls per chiudere la serie. Arriviamo quindi a a gara 7: i Nets partono decisamente favoriti, considerato che giocano tra le mura amiche e affrontano una squadra devastata dagli infortuni. Brooklyn, però, viene dominata da Joakim Noah e Marco Belinelli: il primo, pur essendo lontano dalla miglior condizione fisica, si dimostra eroico con 24 punti, 14 rimbalzi e 6 stoppate; il secondo segna il suo primo tiro della partita da oltre l’arco e non si ferma più, chiudendo con 24 punti (8/14 dal campo) e 0 turnover in 41 minuti di utilizzo.

“Volevo vincere a tutti i costi questa partita – ha dichiarato l’azzurro – Non ho mai giocato nelle semifinali, sarò il primo italiano a farlo e per questo sono molto felice. Mi ricordo quando ero a Golden State – ha continuato – ed un sacco di persone mi dicevano che non posso giocare nella NBA. Le loro convinzioni sono la mia motivazione ogni giorno”.