La storia di Danny Green: da collezionista di tagli al record nelle Finals NBA

All’indomani della vittoria degli Spurs in gara 5, i titoli dei giornali sono per Manu Ginobili, ma anche per Danny Green. Quest’ultimo ha già scritto la storia delle Finals NBA, stabilendo il nuovo record di triple (25) in una serie che vale il titolo. La storia del prodotto di North Carolina nella lega americana è un po’ particolare: adesso il suo nome è sulla bocca di tutti, ma negli ultimi anni non se l’è filato praticamente nessuno.

Approdato nella NBA per essere compagno di squadra di LeBron James a Cleveland, inizia una poco invidiabile collezione di tagli: prima lo silurano i Cavaliers, poi gli Spurs per ben due volte. Poi, però, Gregg Popovich decide di dargli una terza possibilità, a patto che riesca a svolgere il ruolo di tiratore micidiale da oltre l’arco, che nel passato era stato dei vari Robert Horry, Brent Barry, Stephen Jackson e Steve Kerr.

Ma andiamo con ordine: Green è l’unico giocatore della storia di North Carolina ad avere a referto almeno 1.000 punti (1.368), 500 rimbalzi (590), 200 assist (256), 100 stoppate (155) e 100 recuperi (160). Cifre impressionanti, che farebbero pensare ad una delle prime scelte del Draft: ed invece i Cavs lo pescano addirittura al secondo giro con la n.46. Steal of the Draft? Macché, la sua avventura a Cleveland finisce prima ancora di iniziare: dopo meno di tre settimane passate al training camp, la dirigenza decide di fare a meno di lui. Allora gli Spurs lo prendono a novembre 2010, salvo poi tagliarlo dopo sei giorni, facendogli giocare solo due partite. A marzo 2011 San Antonio decide di metterlo nuovamente sotto contratto, ma praticamente lo relegano in D-League ai Toros.

Nell’estate del 2011 approfitta del lockout NBA per tentare di sfondare in Europa, ma anche lì non incide più di tanto. Che fine ha fatto il talento dei Tar Heels? Sono in tanti a chiederselo, ma Popovich vuole dargli ancora un’opportunità, convinto in particolare da Roy Williams, coach di UNC: “Prima di tornare a San Antonio, Williams ha detto a Danny di avere fiducia nelle sue capacità, di non fare prigionieri e di giocare sempre con grande intensità. Ed anche se si sbagliano i tiri, non bisogna preoccuparsi, ma continuare a giocare con concentrazione e determinazione”.

Quelle parole devono essere rimaste ben impresse nella mente di Green, che al suo ritorno agli Spurs guadagna il quintetto, mettendo a referto quasi 10 punti di media a partita e finendo nono nelle votazioni per il MIP. L’estate scorsa, Danny ha ottenuto un triennale da 12 milioni di dollari l’anno: contratto meritato, dato che in regular season ha mostrato buoni progressi, chiudendo con quasi 11 punti di media ed il 43% da oltre l’arco.

Ma è in queste Finals NBA che Green sta dando il meglio di se stesso: sta giocando con grande fiducia, ormai il tiro da oltre l’arco gli entra in automatico, non c’è nemmeno bisogno che guardi il canestro per sapere se la palla entrerà. In queste prime 5 gare complessivamente è quello che più si meriterebbe il premio di MVP, dato che sta segnando con una continuità spaventosa, come testimoniano le 25 triple già messe a referto con il 64% da tre. Per molti Danny è una bellissima sorpresa, per Popovich è solo una conferma: come sempre, lui già lo sapeva di avere tra le mani un tiratore potenzialmente devastante, andava solo indirizzato nella direzione giusta.