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La storia di Thomas Robinson: dalle stelle del college al riscatto con i Nets

Philadelphia 76ers' Thomas Robinson, right, collides with Brooklyn Nets' Thaddeus Young during the second half of an NBA basketball game Saturday, March 14, 2015, in Philadelphia. Brooklyn won 94-87. (AP Photo/Matt Slocum)
Philadelphia 76ers' Thomas Robinson, right, collides with Brooklyn Nets' Thaddeus Young during the second half of an NBA basketball game Saturday, March 14, 2015, in Philadelphia. Brooklyn won 94-87. (AP Photo/Matt Slocum)

Sei squadre diverse. Nel giro di due anni. Non stiamo parlando di un giocatore qualsiasi, ma di una top 10 al Draft. Perché, nonostante le statistiche possano dire altro, Thomas Robinson è di fatto la quinta scelta assoluta del Draft NBA 2012. Un giocatore che usciva da eroe da Kansas, e che ora deve sudarsi un contratto.

T-Rob ha trascorso tre anni ai Kansas Jayhawks, dal 2009 al 2012. E se il primo anno, giocando 33 partite delle quali solo una nello starting five, è stato chiuso a 2.5 punti di media e 2.7 rimbalzi, nel secondo anno, da 33 partite e 2 partenze in quintetto, abbiamo 7.6 punti e 6.4 rimbalzi a 14.6 minuti di impiego. Il terzo anno è quello della consacrazione: 39 partite giocate tutte da titolare. 31 minuti di impiego, con 17 punti (50.5% dal campo in stagione) e 11.9 rimbalzi. I premi, poi, arrivano. Big 12 Conference Man of the Year, Giocatore dello Stato di ESPN.com, All-American, Miglior team delle Final Four. Kansas sarebbe arrivata alla Finale NCAA contro i Kentucky Wildcats di Anthony Davis, e avrebbe perso 67 – 59. Robinson decide di saltare l’ultimo anno di college e arrivare nella NBA.

Viene scelto quinto, dai Sacramento King con i quali fa vedere sin dalla Summer League di cosa sia capace. Schiacciate, passaggi, tiro in sospensione. Atletismo da vendere. Ma coach Keith Smart non ne vuole sapere e lo fa giocare 15.9 punti a partita, con 4.8 punti realizzati su altrettanti possessi e 5.7 rimbalzi. Gioca 51 partite in California, prima di essere ceduto agli Houston Rockets negli ultimi minuti della deadline. Lì Robinson arriva in un team destinato ai playoff, ma in stagione gioca 13 minuti a 4.5 punti a partita e nella postseason non mette piede in campo. Nell’estate del 2013 viene ceduto ai Blazers, dove spera di avere una nuova chance. E le cose girano bene. Il 23 febbraio 2014, contro Minnesota, realizza una performance da 18 punti e 14 rimbalzi. Gioca 70 partite e chiude a 4.8 punti di media in 12 minuti di gioco. Schiaccia, va a rimbalzo e fa anche qualche magia, come in questo video contro i Timberwolves…

Gioca anche nei playoff, a quasi 3 punti a partita in 11 minuti di impiego. Tutto sembra procedere per il meglio, ma alla Summer League del 2014, Robinson si rompe il legamento del pollice e deve operarsi, scelta che porta i Blazers prima a declinare il terzo anno del suo contratto, e in seguito a non farlo giocare fino al 15 dicembre, quando Robin Lopez si infortuna ad una mano contro gli Spurs. Il 17 dicembre esordisce in quintetto, e lui non spreca certo l’occasione: 15 punti, 16 rimbalzi e una stoppata. La standing ovation dei tifosi e dei compagni è assicurata e, da quel momento, Terry Stotts lo fa salire di ruolo: da riserva di Chris Kaman (terzo in rotazione centri), a primo cambio di LaMarcus Aldridge. Alla deadline, però, il vento del destino fa girare la sua banderuola. Ceduto ai Nuggets e tagliato tre giorni dopo, trova casa ai 76ers, che lo firmano per evitare di pagar multa visto il basso livello del cap. Robinson gioca per Philadelphia a 22 minuti di media, 8.8 punti e 7.7 rimbalzi. Facile, dite, nei Sixers. Ma per un giocatore del genere, quasi snobbato dai team nei quali si trovava, era una scommessa che non si poteva perdere.

Certo, è anche vero che non ha avuto una vita facile: persa la nonna nel dicembre 2010 e orfano di madre nel gennaio 2011, Thomas si è dovuto occupare della sorellina di 12 anni, con la quale mantiene un rapporto meraviglioso. Ma il suo carattere è stato segnato dalla dura esperienza: a dicembre del 2013, ha mollato una gomitata alla gola di Jonas Jerebko contro i Pistons, rimediando due partite di squalifica. E in allenamento ha sempre mostrato un atteggiamento ribelle.

Luglio 2015, nel cuore della free agency. Nessuno si è fatto sentire. Su Twitter, il giocatore sfoga il suo stress dichiarando di non essere mai stato rispettato, di non avere avuto l’impiego che si meritava e che, ormai, non ama più il basket come prima. Giocava per passione, non per i soldi, diceva. Ora, non sa più nemmeno se vale giocare per amore della palla. I Brooklyn Nets di Lionel Hollins decidono di dargli una possibilità. Un biennale al minimo salariale per provare a rilanciarsi, in un team che lo cercava dai tempi del college e con il quale, ora, si è finalmente unito. Robinson giocherà verosimilmente da cambio di Thaddeus Young, ma ora sembra non importargli. Come dice uno dei suoi ultimi tweet: “All thanks to GOD and BROOKLYN NETS this time won’t be the same I promise!”. Qualcosa cambierà, insomma, nella vita di Thomas Robinson. Speriamo solo che questo giovane talento di 24 anni, che al college faceva esultare le folle e che anche ai Blazers si è preso i suoi meriti sul campo, abbia finalmente trovato un team in cui restare e che non lo usi come pedina delle trade.