Le 5 domande più frequenti dopo il ritorno di James a Cleveland

La decisione di LeBron James di tornare a Cleveland secondo i bookmakers rende i Cavaliers immediatamente una delle franchigie favorite per la vittoria del titolo NBA. La stella di Akron ha però riconosciuto che ci potrebbe volere del tempo per costruire una squadra vincente. In ogni caso, la sua scelta di tornare a casa ha sollevato molte domande, proviamo a rispondere alle più importanti. 

1 – A CHE LIVELLO SONO ADESSO I CAVALIERS?
James, prima scelta del Draft 2003, si unirà a tre degli ultimi quattro n.1. Certo, Anthony Bennett per il momento ha dimostrato di non valere tale chiamata, ma quest’anno si è presentato ai nastri di partenza tirato a lucido e sta facendo vedere delle cose positive. Magari non sarà mai un fenomeno, ma può ancora diventare un buon giocatore. Certo è che un supporting cast formato da Kyrie Irving e Andrew Wiggins a lungo termine è un miglioramento non indifferente rispetto a quanto lasciato a Miami, dove ormai Dwyane Wade è in netto declino fisico e neanche Chris Bosh è più giovanissimo (classe 1984). Tra l’altro, Irving sarà il primo playmaker di alto livello con cui James si troverà a giocare nella sua carriera. Adesso che non avrà più la pressione sulle spalle di dover far dimenticare LeBron a tutti i costi, Kyrie potrà giocare più liberamente e con le spalle coperte dal Prescelto. Wiggins, per quanto possa essere ancora acerbo, difensivamente e atleticamente è già pronto per la NBA. E di certo sotto l’ala protettiva di James potrà imparare presto come si diventa una stella della lega. Il resto del roster è modesto, ma per come vanno generalmente adesso le cose nella NBA un nucleo di 3 stelle può bastare per competere ad alto livello. 

2 – QUANTO MIGLIORI POSSONO ESSERE?
Un rumors insistente vorrebbe i Cavaliers interessati ad acquisire Kevin Love già nel corso di questa offseason. La stella dei Timberwolves renderebbe la squadra automaticamente da titolo nella prossima stagione, ma nell’estate del 2015 andrà in scadenza e non è detto che poi decida di ri-firmare. Tra l’altro, per arrivare a lui Cleveland dovrebbe sacrificare Wiggins: se poi dovesse diventare una superstar a tutti gli effetti, in grado di fare la differenza su entrambi i lati del campo, all’interno della franchigia qualcuno potrebbe mordersi le mani per decenni. Insomma, la strada che porta a Love è piuttosto complessa, ma i Cavaliers nel frattempo si dovrebbero rinforzare con un paio di amici di LeBron: Mike Miller e Ray Allen, due che quando c’è da vincere non si tirano mai indietro. 

3 – GLI SPURS DOVREBBERO ESSERE PREOCCUPATI?
In molti si stanno chiedendo se questi Cavaliers sarebbero in grado di competere eventualmente nelle Finals contro gli Spurs, che fondamentalmente nella prossima stagione saranno ancora gli stessi. Considerando che a Miami, dove James si è unito a due campioni assoluti come Wade e Bosh, hanno dovuto aspettare il secondo anno per vincere, i giovani Cavs non dovrebbero essere in grado di vincere subito. Gli Spurs forse più di LeBron erano preoccupati del futuro di Bosh, che nel caso in cui si fosse unito ai Rockets, avrebbe potuto formare con Harden e Howard un trio da paura all’interno della Western Conference. 

4 – CHE COSA NE SARÀ DEGLI HEAT?
Bosh ha optato per una scelta coraggiosa ed ha rifirmato un contratto a cifre importanti, con l’intenzione di dimostrare di poter essere ancora un primo violino e di poter prendere per mano la franchigia, soprattutto adesso che Wade non ha più le forze per primeggiare. Le aggiunte di Shabazz Napier dal Draft e di Danny Green, Josh McRoberts e Luol Deng dalla free agency non renderà magari la squadra da titolo, ma allo stesso tempo non sarà neanche cos’ male come lo è stata quella dei Cavs nel post-James. Anzi, gli Heat, soprattutto nella Eastern, dovrebbero essere tranquillamente capaci di qualificarsi ai playoffs. 

5 – COME VALUTARE L’ERA DEI BIG THREE?
E’ stata a dir poco controversa fin dal primo momento, ma è innegabile che sia stata di successo. James, Bosh e Wade hanno raggiunto le Finals per quattro anni consecutivi, vincendone due, hanno realizzato una delle strisce vincenti (27 partite in fila) più lunghe di sempre nel 2013, anno in cui hanno spesso e volentieri giocato una pallacanestro irresistibile. Tra l’altro, la squadra non è stata solo i “Big Three”, ma a Miami sono stati grandi protagonisti i vari Battier, Miller, Allen e persino Andersen.