Le 8 “steal” del Draft che stanno brillando nei playoffs NBA 2014

E’ sorprendente notare quanti giocatori che si stanno mettendo in mostra in questo primo turno dei playoffs sono stati scelti molto in basso nei rispettivi Draft. Addirittura uno di loro non è stato nemmeno chiamato ed ha deciso con una tripla all’overtime una gara della post-season. Alcuni dei giocatori presenti in quest’elenco si sono affermati nella lega già da un po’ di tempo, altri lo stanno facendo negli ultimi tempi: ma tutti hanno un qualcosa che li accomuna, ovvero per la prima volta si stanno affermando tra gli attori principali della post-season NBA.

MIKE SCOTT, ATLANTA HAWKS
Draft 2012, scelta n.43
Nella sua ultima stagione a Virginia nel 2012, Scott ha segnato 6 triple complessivamente in 32 partite. In gara 5 contro i Pacers, ne ha mandate a bersaglio 5 nel solo secondo quarto, permettendo agli Hawks di scavare il solco decisivo e di prendere il controllo della serie (3-2). Mike ha chiuso con 17 punti e 6/9 dal campo, dopo essere andato in doppia cifra sia in gara 2 che in gara 4. Scott è stato uno di quei classici giocatori del college che sono cresciuti stagione dopo stagione: a 24 anni aveva sviluppato un jumper che lo rendeva un’ala grande appetibile per una squadra NBA. In questa stagione, ad un tiro dalla media affidabile ha iniziato ad aggiungerne uno da tre punti che si sta mostrando micidiale per Indiana, squadra che va gravemente in difficoltà contro lunghi come Scott. Quest’ultimo sta viaggiando con 10 punti ed il 47% da oltre l’arco nei playoffs. 

TREVOR ARIZA, WASHINGTON WIZARDS
Draft 2004, scelta n.43
Una seconda scelta nel pieno della maturità cestistica. Possiamo definire così Trevor Ariza, che ha disputato forse la sua miglior regular season in carriera, ma che soprattutto sta svolgendo un ruolo fondamentale nella corsa playoffs dei Wizards. In particolare, in gara 4 ha fatto il bello ed il cattivo tempo, mettendo a referto 30 punti, 8 rimbalzi e 2 recuperi contro una delle migliori difese della lega. Ariza sta giocando con grande fiducia nei suoi mezzi, non a caso sta tirando con quasi il 50% da oltre l’arco (13/27 complessivo). Solo un anno fa, sembrava aver imboccato la parabola discendente della sua carriera, ed invece ai Wizards si è ritrovato e sta fornendo prestazioni molto solide. Di certo la presenza di un John Wall in grado di innescarlo nel migliore dei modi lo ha aiutato tantissimo, ma comunque Ariza ci sta mettendo molto del suo. 

DRAYMOND GREEN, GOLDEN STATE WARRIORS
Draft 2012, scelta n.35
Chiunque lo abbia seguito ogni tanto ai tempi di Michigan State, sa che è il classico giocatore che in NBA troverà sempre un posto per il tanto lavoro sporco che fa per la squadra. In gara 5 contro i Clippers ha messo a referto 10 punti e 11 rimbalzi. In gara 4 ha giocato 41 minuti ed ha chiuso con 5 rimbalzi, 5 assist, 2 stoppate e 2 recuperi. Lui non ha compiti offensivi particolari, deve sfruttare le opportunità che gli capitano, ma soprattutto è in campo per fare a sportellate sotto i tabelloni, per alzare l’intensità e l’energia difensiva e magari per far anche qualche onesto duro fallo. Green è andato in doppia-doppia con 13 punti, 11 rimbalzi, 4 stoppate e 3 recuperi in gara 3, ha messo a referto 11 punti e 7 rimbalzi in gara 2: insomma, è quel giocatore che aiuta in tanti modi la squadra. Il motivo per cui è stato scelto al secondo turno è probabilmente da ritrovare nel fatto che Green non dà particolari segni di miglioramento: è il tipo di giocatore che negli ultimi cinque anni è cambiato poco o nulla, ma il suo stile ha un valore importante per le squadre della NBA. 

GREIVIS VASQUEZ, TORONTO RAPTORS
Draft 2012, scelta n.28
Finora nella serie contro i Nets, Vasquez è stato fondamentale per i Raptors in uscita dalla panchina. Nelle prime cinque partite ha tenuto una media di ben 7.7 assist, a fronte di soli 1.7 turnover, giocando molto bene sia al fianco che in sostituzione di Kyle Lowry. Ha sicuramente i suoi difetti, ma le sue capacità di primissimo livello in fase di impostazioni sono innegabili. Ha grande visione di gioco e spesso e volentieri fa la giocata giusta per liberare i suoi tiratori. Nonostante quattro anni a Maryland molto produttivi, sul suo Draft ha pesato molto il fatto che allora fosse più una guardia che perdeva troppo palloni ed era un po’ inconsistente da oltre l’arco. Adesso è un sesto uomo fondamentale per i Raptors: anche dalle sue mani e dalle sue invenzioni dipendono le sorti della squadra nei playoffs. 

CHANDLER PARSONS, HOUSTON ROCKETS
Draft 2011, scelta n.38
Dopo aver assistito alla crescita esponenziale che ha fatto negli ultimi anni, credereste mai che questo ragazzo sia stato scelto a metà del secondo giro? I Rockets finora non hanno giocato la loro miglior pallacanestro e sono ad un passo dall’eliminazione, dato che i Blazers sono avanti 3-1, ma Parsons è uno dei pochi che sta fornendo prestazioni di un certo livello. Pur non tirando in maniera eccellente da oltre l’arco (33.3%), finora ha messo a referto 20 punti di media a partita e sta dimostrando di essere diventato un attaccante completo, in grado di reggere anche la pressione dei playoffs. Una volta che il suo contratto da meno di un milione di dollari scadrà al termine della prossima stagione, siamo sicuri che ne firmerà uno decisamente più remunerativo. 

TAJ GIBSON, CHICAGO BULLS
Draft 2009, scelta n.26
Dopo un’ottima regular season, Gibson ha confermato ai Bulls che possono tranquillamente amnistiare Carlos Boozer quest’estate. Anche se Chicago è uscita per 4-1 contro Washington, Taj è stato una delle poche certezze di coach Thibodeau. Ha viaggiato nella post-season con una media di 18.2 punti, 6.2 rimbalzi ed il 56% dal campo. In gara 4 ha provato fino all’ultimo a tenere a galla i Bulls, mettendo a referto 32 punti con 13/16, mentre in gara 2 ha firmato una doppia-doppia da 22 punti e 10 rimbalzi. E’ stato una spina nel fianco della difesa dei Wizards, soprattutto vicino al ferro, dove ha tirato con il 74%. Chicago è stata molto saggia nel bloccarlo fino al 2017. 

TROY DANIELS
Draft 2013, non selezionato
Tecnicamente, non possiamo definirlo una “steal”, dato che nessuno lo ha scelto nel Draft. Sia i Bobcats che i Rockets lo hanno firmato e tagliato nella prima parte dell’anno, ma dopo 30 e passa partite in D-League, Houston ha deciso di aggiungerlo di nuovo al roster. E la scelta non poteva essere migliore, dato che Daniels ha infilato la tripla della vittoria all’overtime che ha tenuto ancora in vita la stagione dei Rockets, sotto 3-1 nella serie con i Blazers. Dopo non aver visto il campo nelle prime due uscite di questi playoffs, Daniels è stato decisivo in gara 3 ed ha fatto ancora meglio in gara 4: nonostante il ko, ha firmato 17 punti con 4/5 da oltre l’arco. 

PAUL MILLSAP, ATLANTA HAWKS
Draft 2006, scelta n.47
In questo primo turno dei playoffs, finora Millsap ha creato una marea di grattacapi alla difesa dei Pacers. E’ semplicemente troppo rapido per i lunghi di Indiana, che fanno fatica a seguirlo in giro per il campo. In cinque partite, Paul sta viaggiando con una media di 21 punti e 8.2 rimbalzi, e sta anche tirando da tre punti con un terrificante 44.4%. Pare proprio che Atlanta abbia fatto un affarone, firmandolo per due anni a 19 milioni di dollari complessivi.