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Le leggende non muoiono mai: un tributo a Jungle Jim Loscutoff

Se andate a controllare la classifica dei giocatori che hanno vinto più titoli NBA, trovate alcuni fuoriclasse assoluti come Bill Russell, Michael Jordan, Kareem Abdul-Jabbar e John Havlicek. Ma, all’interno di quell’elenco, al settimo posto con 7 titoli vinti in 9 stagioni disputate, trovate lui: Jim Loscutoff. Un nome che forse non vi dirà molto, ma che fu cruciale per i successi dei Celtics di Bill Russell e Red Auerbach a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Loscutoff, che ci ha lasciati l’1 dicembre all’età di 85 anni, tra il 1955 e il 1964 ha avuto una media falli a partita (2.9) vicina alla media punti (6.2). Eppure, tutti i testimoni di quell’epoca non hanno dubbi: fu per i Celtics un giocatore fondamentale.

Per spiegare l’importanza del nativo di San Francisco, bisogna ricorrere a degli aneddoti. Loscutoff era un gran difensore, un giocatore di eccezionale intensità, che non si risparmiava mai e che faceva di tutto per proteggere i suoi compagni. Era famoso, anche, per i suoi falli durissimi. Bill Russell, nella sua autobiografia “Go Up for Glory”, racconta che nel 1959 i Celtics stavano affrontando i St. Louis Hawks di Bob Pettit. Auerbach, come spesso faceva, incaricò proprio Loscutoff di marcare la stella avversaria. Ad un certo punto della gara, Pettit era lanciato in contropiede e c’era solo Loscutoff tra lui e il canestro. Aspettandosi un fallo e temendo la durezza del contatto, Pettit decise di cambiare direzione e di ritardare la conclusione. Risultato: invece di rimediare due punti facili, perse il controllo del pallone e finì addirittura per colpire il tabellone con la testa. Tutto ciò per evitare un contatto con Jungle Jim.

Jungle Jim è solo uno dei soprannomi che sono stati utilizzati per Loscutoff durante la sua carriera. I giornalisti e i tifosi avversari lo chiamavano anche Jaguar o Gorilla. I tifosi dei Celtics e i suoi compagni di squadra, invece, si riferivano affettuosamente a lui con l’abbreviativo Loscy. Uno di quei classici giocatori che ami quando è al tuo fianco e odi quando si trova dall’altra parte della barricata. Non per niente, quando i Celtics giocavano in trasferta, Loscutoff era uno dei giocatori più fischiati e bersagliati dal pubblico. Una situazione che non lo intimoriva, anzi, gli faceva capire che stava svolgendo bene il suo lavoro, cioè quello di guardia del corpo, soprattutto di Bob Cousy. Se il pubblico si accaniva su di lui, allora Cousy e Russell erano al sicuro.

Un elemento così esplosivo, è facilmente immaginabile, non può non aver preso parte ad alcuni degli scontri più leggendari dei Celtics di quell’epoca. È rimasta celebre una rissa dei Playoffs del 1962, in gara 5 delle finali della Eastern Conference tra Boston e Philadelphia. L’immagine epica è quella di Wilt Chamberlain che insegue Sam Jones, con quest’ultimo che per difendersi prende in mano la sedia di un fotografo. Quello che forse in pochi sanno è che, ancora una volta, a scatenare il tutto fu Jim Loscutoff. La rissa nacque infatti da un duro fallo di Jungle Jim su Guy Rodgers, con il giocatore dei Warriors che reagì spintonando via l’avversario e innescando la serie di eventi che avrebbe poi portato Sam Jones a munirsi di una sedia.

Loscutoff aveva un ruolo importante anche nello spogliatoio: era un soldato perfetto, che in campo faceva ciò che serviva alla sua squadra e non si permetteva mai di contraddire Red Auerbach. Per questo, l’allenatore dei Celtics utilizzava spesso e volentieri Loscutoff per le sue sfuriate: sapeva che urlando contro Jungle Jim non avrebbe minimamente scalfito la sua durezza, ma al contempo in questo modo poteva far arrivare indirettamente un messaggio ai suoi compagni, che magari avrebbero reagito con minor compostezza ad un attacco diretto. D’altro canto Loscutoff, come si evince dalle sue stesse parole riportate nel libro “Dynasty” di Lew Freedman, aveva una mentalità precisa e impossibile da mutare: «Red non mi disse mai di entrare in campo e di far del male a qualcuno dei nostri avversari. Ho sempre fatto tutto di mia spontanea volontà. Gli avversari dovevano sapere che non avrebbero potuto in alcun modo approfittarsi di noi».

Ridurre Loscutoff ai duri scontri sul campo e alla protezione dei suoi compagni, in ogni caso, sarebbe fargli un torto. Jungle Jim fu un ottimo giocatore di college ad Oregon, miglior giocatore della Conference per punti e rimbalzi durante il suo anno da senior. Tutt’ora, detiene il record di rimbalzi in una partita con la maglia dei Ducks: 32. Non era tuttavia un grande atleta o un grande talento, possedeva semplicemente discreti fondamentali e un discontinuo tiro dalla media. Auerbach non vide in lui un giocatore in grado di poter contribuire effettivamente all’attacco dei Celtics, se non piazzando blocchi. Però, gli affidò il compito di aiutare Russell a rimbalzo, di usare la sua fisicità sui giocatori avversari e di difendere forte.

Loscutoff, quindi, si adeguò alle direttive e modificò il suo stile di gioco per potersi ritagliare uno spazio in NBA. E ce la fece, ottenendo per l’appunto il posto in quintetto in una squadra che nel 1957 si apprestava a vincere il primo titolo NBA della sua storia. Per avere Jungle Jim sul parquet ad inizio partita, Auerbach rinunciava a schierare Frank Ramsey (Hall-of-Famer e giocatore da 13.4 punti di media in carriera), per il quale inventò letteralmente il ruolo di sesto uomo. Quando voleva una maggiore spinta offensiva, Red inseriva Ramsey al posto di Loscutoff. Il minutaggio di Loscy, infatti, non fu mai elevatissimo: solo nella stagione 1956/1957 giocò più di 30 minuti per gara (31.7) e per il resto, complice anche l’infortunio al ginocchio che lo costrinse a saltare quasi tutta la stagione 1957/1958, ebbe un’unica altra annata in cui stette in media sul campo per più di metà gara (25.5 minuti a partita nella stagione 1958/1959).

Eppure, a Loscutoff è legato un altro avvenimento importantissimo di quell’epoca dorata per la franchigia biancoverde. Nel 1957, i Celtics erano in finale contro i St. Louis Hawks di Bob Pettit. Una serie leggendaria, in cui furono soprattutto Pettit e Heinsohn a guadagnarsi il centro del palcoscenico a suon di punti e rimbalzi: l’ala degli Hawks disputò una serie da 30.1 punti e 18.3 rimbalzi di media, il suo diretto avversario collezionò (da rookie) 24 punti e 12.6 rimbalzi. La serie andò a gara 7, in programma il 13 aprile 1957 al Boston Garden. La partita arrivò addirittura fino al secondo overtime e, nell’ultimo minuto della seconda frazione supplementare, furono proprio due tiri liberi di Loscutoff (tiratore dal 65% in carriera) a interrompere la parità. Alex Hannum, sul 125-123 per i Celtics a pochi istanti dalla fine, si inventò un lancio lungo verso il tabellone volto a cercare il tap-in di Pettit. L’ala degli Hawks arrivò effettivamente per prima sul pallone, ma non riuscì a convertire in due punti. I Celtics vinsero il loro primo titolo e, in una serie da sette partite (due delle quali finite dopo due supplementari) con cinque gare terminate con uno scarto di 5 o meno punti e 1576 punti segnati complessivamente, furono due liberi di Jungle Jim (7.7 punti e 8.7 rimbalzi di media in 26.3 minuti nelle Finals ’57) a risultare decisivi.

Loscutoff si ritirò nel 1964, dopo aver vinto con la maglia dei Celtics sette titoli NBA in nove stagioni. Bill Russell e altri ex compagni di Jungle Jim avrebbero proseguito la striscia, arrivando a otto campionati consecutivi (tra il 1959 e il 1966) e undici totali entro il 1969. Anche nel ritiro di Loscutoff ci sono i segnali di una carriera che fu leggendaria e tutt’altro che ordinaria: il proprietario dei Celtics, Walter Brown, voleva ritirare in suo onore la maglia numero 18. Loscutoff rifiutò per una ragione semplice: voleva che un altro grande dei Celtics potesse indossare il suo numero. E fu accontentato quando Dave Cowens arrivò in biancoverde, permettendo alla dinastia di rinascere e portando altri due titoli NBA nel Massachusetts. Il numero 18, poi, fu ritirato proprio in onore di Cowens. Ma quando al Boston Garden volgete lo sguardo all’insù, osservando gli stendardi appesi al soffitto, in mezzo all’enorme mole di numeri ritirati non potrete che notare una scritta e rimanerne affascinati ed incuriositi. Lì, in mezzo tra il 16 di Tom Satch Sanders e il 18 di Dave Cowens, c’è il suo nome. Anzi, il suo soprannome: LOSCY. Perché le leggende, quelle vere, non muoiono mai.