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LeBron James – Se questo è un perdente

L’altro ieri, sulla nostra pagina Facebook, abbiamo reso l’onore delle armi a LeBron James e siamo stati tacciati di essere fan accaniti del “Prescelto”, tanto che, secondo qualcuno, avremmo potuto rinominare il nostro sito come “MY-James o MY-LeBron”. Ebbene, io non seguo spesso la NBA, preferendo un basket che a molti non potrebbe nemmeno lontanamente interessare, ma che è forse più tecnico e più rigoroso nell’applicazione di schemi e regole, qual è quello della Liga spagnola, però ieri mi sono chiesto come fosse possibile criticare un giocatore che si è caricato il “mondo Cavs” sulle spalle e ha portato una squadra di onesti comprimari a giocarsi le Finals 2015 e a vincere perfino due partite, prima di inchinarsi alla celebrazione di Steph, Iggy e compagnia Warriors.

Sergio Scariolo una volta disse che il basket è uno sport complesso e non è da tutti comprenderlo e saperlo interpretare; probabilmente io sarò la persona meno indicata per cercare di cancellare le considerazioni degli haters di LeBron, con numeri e statistiche che non sono soggettivamente confutabili, poiché i numeri raramente mentono se sono correttamente riportati e onestamente interpretati. Tuttavia, cercherò di espandere il mio raggio di azione e di spiegarvi che classificare James, in questa stagione, come un perdente è un’esagerazione frutto del continuo dualismo tra LeBron e Kobe, oppure del costante paragone di James con Jordan o con altri grandi. Ieri ho scritto un pensiero proprio sulla nostra pagina, sostenendo che questo costante paragone tra Jordan e LeBron sarà una croce del nostro sport finché James giocherà e finché non arriverà un nuovo giocatore in grado di dominare. Parliamo di Jordan perché ha scritto la storia, ma non è l’unico: Chamberlain, Petit, West, Bird, Russell, Kobe, Shaq, Magic, Duncan, solo per citarne alcuni, hanno scritto la storia della NBA eppure tutto si riduce, troppo spesso, al paragone LeBron-MJ.

Ecco, qui devo iniziare a parlare di numeri, ruoli, considerazioni tecniche e tanto altro, per smontare le tesi di quelli che sostengono che LeBron, quest’anno, sia stato ancora una volta un perdente. Certo, questa è la 4° volta che perde le Finals (con 2 trofei vinti), perciò qualcuno potrebbe sostenere che è un perdente. Benissimo, allora vi basti sapere che Juan Carlos Navarro ha vinto 2 Euroleague, pur partecipando per ben 7 volte alle Final Four e rimediando alcune scoppole mica da ridere (come in Semifinale nel 2014, contro il Real Madrid). Premesso che le due competizioni non possono paragonarsi per durata, intensità, formula e quant’altro, secondo i filosofi della proporzione “vincente : tanti titoli vinti = perdente : tanti titoli persi”, Navarro dovrebbe essere considerato un perdente, mentre due dei pochi vincenti della storia contemporanea del basket europeo potrebbero essere solamente Diamantidis e Spanoulis. Ecco, a chi sostenesse un tale ragionamento, non risponderei nemmeno poiché un vecchio adagio popolare dice che è inutile confrontarsi con gli stupidi, perché essi ti porteranno al loro livello e ti batteranno con l’esperienza. Inoltre, da quando seguo il basket, noto che tutti celebrano Wilt Chamberlain come uno dei più grandi di sempre, eppure vorrei ricordarvi che “Wilt the Stilt” ha vinto 2 titoli, ma ha perso ben 5 Finals, una in più rispetto a LeBron. Quindi, a parità di ragionamento anche Wilton Norman dovrebbe essere considerato un perdente.

Allora qui, però, entrano in gioco numeri e statistiche, perché sia mai che si dica una cosa del genere in un mondo dove la ricerca del dualismo e del costante paragone insensato sta diventando sempre più la regola e sempre meno l’eccezione. In queste Finals, LeBron ha chiuso con 35.8 punti, 13.3 rimbalzi, 8.8 assist di media a partita, con 2 triple-doppie ed è stato il migliore per media punti, rimbalzi e assist di entrambe le squadre, cosa mai riuscita a nessun altro giocatore nella storia del professionismo a stelle e strisce. Certo, ha tirato con il 39.8% di media (oltre a un 68.7% ai liberi) e ha avuto un Net Rating pari a -7.5 di media, cioè con lui in campo i Cavs subivano 7.5 punti in più di media rispetto a quanti non ne segnassero, ogni 100 possessi, considerando la basilare formula Net Rating = Offensive Rating – Defensive Rating. Ma nonostante queste due statistiche negative bisogna anche considerare che James, con una proiezione sui 48 minuti, avrebbe giocato 95.3 possessi di media a partita e avrebbe realizzato qualcosa come 17.7 assist se avesse giocato almeno 100 possessi offensivi. Numeri spaventosi, cui si deve aggiungere il fatto che LeBron ha segnato o assistito il 66.8% dei tiri realizzati dai Cavaliers in queste Finals, con la più alta percentuale negli ultimi 45 anni: per darvi un metro di giudizio, Jordan nelle Finals del 1991 si era fermato a un 56.3% totale, mentre Curry quest’anno ha chiuso con un 43% complessivo.

Consideriamo poi che, in queste Finals, senza James in campo, JR Smith, Delly, Shumpert e Jones hanno combinato per uno 0/21 complessivo al tiro; prendendo, ad esempio, le performance individuali di James Jones, si nota come lo swingman abbia tirato 0/4 senza James in campo, a fronte di un 50% al tiro quando era proprio LeBron ad assisterlo. Volete aggiungere carne al fuoco? Con queste Finals, James arriva a 36 partite di post-season in carriera in cui è il migliore della sua squadra per punti, rimbalzi e assist; in 2° posizione, in questa speciale graduatoria, c’è Larry Bird, distanziato di 23 lunghezze. Insomma, tutti dati che non sono poi da buttare via e che non possono permettere che tutto il ragionamento sul giocatore si riduca alla sua classificazione come perdente solamente perché Golden State ha vinto il 4° titolo della sua storia. Vi ripeto, non seguo molto la NBA, ma un giocatore così dominante in una squadra non l’ho mai visto in alcuna lega che seguo assiduamente, pur avendo visto giocare discreti talenti eh! Pertanto, vorrei che anche gli haters prendessero in considerazione questi dati e ricalibrassero il tiro, prima di sparare a zero su un giocatore che ha portato buoni gregari a giocarsi un titolo (considerando l’assenza forzata di Irving) contro una squadra praticamente in missione divina, che ha trovato risposte importanti anche dal magazziniere per vincere questo Anello.

Infine, una considerazione sul rapporto LeBron-Blatt mi sembra doverosa: ho visto allenare Blatt dal vivo, l’ho visto incazzarsi con Sofoklīs Schortsianitīs, un tizio con cui io non mi metterei nemmeno a parlare di numismatica o arte barocca; l’ho visto vincere un’Euroleague con una lettura dei match spaventosa e con una zona matchup 1-1-3 che ha portato a scuola tutta Europa. Pertanto, quando leggete le news statunitensi sul rapporto tra James e il suo attuale allenatore, considerate due cose: 1) Blatt, fin quando è arrivato negli States, è stato accolto con scetticismo semplicemente perché non aveva mai allenato al di fuori dell’Europa, a testimonianza della superbia tutta made in USA, come se l’Euroleague fosse una merda cosmica e Blatt fosse l’ultimo dei pirla sulla faccia della terra; 2) LeBron non è uno che si mette a fare complimenti a casaccio, tanto perché non ha niente di meglio da fare, perciò è probabile che ci sia stato un periodo di ambientamento in cui non aveva poi grandissima considerazione di Blatt, ma non credo che il commento “Blatt è il nostro generale e io sarò il suo uomo in campo” sia stato l’emblema del fare buon viso a cattivo gioco.

Dopo tutto questo ragionamento, chiedetevi veramente se considerate ancora LeBron James un perdente di lusso. Perché se questo è un perdente, allora i vincenti, nella storia della pallacanestro, sarebbero forse 3 o 4 in tutto.

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