L’importanza di chiamarsi Ginobili: l’uomo delle svolte e l’incarnazione del basket

Sono quasi le 3 del mattino di Lunedì 16 Giugno, gara 5 di Finali è cominciata da poco più di 7’ e gli Spurs stanno subendo un parziale di grosse dimensioni (22-6) dagli Heat guidati da un LeBron James in formato “dominio assoluto”. Ecco, molte volte si parla di “svolte” in una partita, è esattamente quello che è accaduto a 4’52” dalla fine del primo quarto. Palla a Ginobili sul perimetro che penetra con una delle sue tipiche entrate da sinistra a destra prendendo il centro dell’area, Battier tiene, ma alla fine appoggia un tallone sul semicerchio, commette fallo e la palla rilasciata dal 20 neroargento entra, anche fortunosamente (22-8 e 22-9 con la trasformazione del libero). Da qui, la partita, la serie, e la carriera di qualcuno è cambiata. Diamo un idea rapida di quello che ha successivamente fatto Emanuel David Ginobili da Bahia Blanca, Argentina: azione successiva in difesa, sfondamento subito (su Battier stesso), ribaltamento di fronte, tripla (22-12) e timeout Heat. Rientrati in campo, rimbalzo difensivo, assist per la tripla di Leonard e 22-15 Heat, 4’04” alla fine, meno di un minuto. Inutile sottolineare come il clima casalingo si sia acceso e come sia cambiata la partita degli Spurs, non sono qui per questo. Il fatto è che Popovich aveva bisogno di una scossa, e si è affidato a chi questa scossa poteva darla nella maniera migliore, Ginobili appunto.

Manu non ha tradito, dopo aver giocato una serie non molto brillante fino a qui, ha risposto “presente” nel momento di massima difficoltà Spurs, aiutando la squadra a chiudere la questione titolo al primo match point favorevole, memore della sconfitta dell’anno precedente. Basterebbe questo a spiegare quello che è Ginobili e come sia parte fondamentale del sistema Spurs, l’altra sera ha conquistato il suo 4° titolo NBA (MVP morale delle finali 2005), mettendo anche a referto 19 punti, 4 rimbalzi e 4 assist in 28’ di gioco, culminati con una schiacciata a 2’46” dalla fine del secondo quarto in faccia a Chris Bosh che ha incendiato l’AT&T center e riportato tutti gli italiani incollati alla tv indietro di un buon 13 anni, quando quelle schiacciate le faceva contro il Tau Victoria e militava nella Kinder Bologna. Sì, ancora una volta, prendendo in prestito le parole che usò Flavio Tranquillo in quella partita del 2001, Manu ha azzannato la partita “alla giugulare!!!” trascinando i neroargento.

E’ anche superfluo ripercorrere la sua carriera, da Reggio Calabria a Bologna agli Spurs, ricordando le sue vittorie individuali e soprattutto collettive. Si potrebbero raccontare milioni di storie di buffiana memoria, il fatto scatenante dell’oro olimpico 2004 (contro l’Italia in finale, sigh, ma sfido qualunque italiano a non averlo ammirato) quando si allenò nel gelo polare argentino di fronte ai compagni attoniti, portabandiera a Pechino 2008, bronzo, e commosso all’ultimo atto, a Londra 2012, della “generaciòn dorada” con Nocioni, Scola, Prigioni e Delfino su tutti.

Pochi giocatori fanno apprezzare se stessi con umiltà e semplicità, Ginobili è uno di questi, ci sono giocatori che impersonificano il loro sport in maniera e tempi diversi, e per periodi più o meno lunghi. Ginobili è il basket, ma lo è da sempre e lo sarà per sempre, non ha bisogno di schiacciate spettacolari avendo saltato 70cm, o tiri in sospensione cadendo all’indietro, lui ti fa innamorare della pallacanestro in quanto tale, della fatica che sta dietro ad una vittoria, dell’attenzione ai dettagli, della giocata “quando serve”. Dedizione al lavoro, difesa, gioco di squadra e spasmodica fame di vittoria sono le sue qualità, non per niente è stato scelto da Popovich ed è da sempre uno dei giocatori preferiti da Ettore Messina.

Semplicemente, Emanuel David Ginobili da Bahia Blanca.