Los Angeles Clippers – Dopo il mercato, sono pronti a dominare?

A giugno Chris Paul aveva posto una sola condizione: avere la possibilità di vincere il titolo con i Clippers. O quello o niente, cambio di squadra. Donald Sterling, da sempre non uno spendaccione, ha dato uno strappo alla regola e ha aperto il portafogli, pur di non far tornare “Lob City” nella mediocrità. Dopo le vicissitudini di mercato dell’estate e un po’ di tempo per conoscersi, i Los Angeles Clippers hanno davvero fatto fuoco e fiamme e si sono presentati alla pausa dell’All Star Game con un record di 37 – 18. Onestamente, però, qualcosa poteva essere migliorato. Soprattutto sotto canestro, perché Doc Rivers, uno che ha avuto sempre un ottimo reparto lunghi a Boston e che sui lunghi ha basato il successo dei verdi del 2008 e il ritorno alle Finals del 2010, non poteva certo accontentarsi del 16mo posto nella Lega a rimbalzo, con 42.9 RPG.

La deadline, però, è sembrata un’inversione di tendenza, con un mercato di uscita che ha portato Antawn Jamison ad Atlanta e Byron Mullens a Philadelphia. Non è bastato molto, però, ai Clippers per rimediare. Approfittando del buyout con Orlando, Glen Davis si è riunito al suo ex coach ai Celtics per aiutarlo ad arrivare lontano a Los Angeles. “Big Baby” lascia i Magic a 11.9 PPG e a 26.5 minuti di impiego, ma sa benissimo che, con il solo Ryan Hollins a fare da cambio, potrà dire la sua alle spalle di Blake Griffin e di DeAndre Jordan. Il suo 45% dal campo saprà essere d’aiuto ad un team che in lui può vedere anche un duo atipico Griffin – Davis o Jordan – Davis. Parlando di ex Magic, anche Hedo Turkoglu vuole rilanciarsi dopo gli ultimi mediocri anni e i suoi 12 punti contro i Pelicans non sono forse molto, ma per lui e per la sua realtà da ala di riserva servono come reset.

Il settore esterni è uno dei più forniti della Lega intera: partiamo dal fatto che il titolare sarebbe JJ Redick e la sua riserva è Jamal Crawford, capitano di una stretta cerchia di cecchini come Jared Dudley e Matt Barnes. Anche gli altri panchinari non sono certamente degli anonimi: Darren Collison, con i 19 punti dell’altra sera contro i Rockets, non ha fatto forse rimpiangere l’arrivo di Iman Shumpert, sfumato agli ultimi minuti della deadline, e ha confermato che, come accaduto a New Orleans, l’ex UCLA si trova veramente bene come cambio di Chris Paul. Soprattutto, DeAndre Jordan è cresciuto: in regular season, dagli 8.8 punti dell’anno scorso ai 10.2 di questo, dai 7.2 ai 14.0 rimbalzi, da 1.4 a 2.4 stoppate, con percentuali dei liberi passate dal 38.6% al 44.7%. La presenza di Jordan va oltre le spettacolari schiacciate e conclusioni delle alzate di Chris Paul e se i Clippers sono diventati una potenza, lo devono anche all’ex Texas, che unisce l’atletismo in attacco a quello in difesa.

Sul dizionario dei Clippers, però, alla voce “crescita” è allegata la foto di Blake Griffin. Il bestione con il numero 32 era stato a lungo criticato per la sua abilità nella schiacciata, senza però saper fare molto altro. Ora ci troviamo all’opposto: schiacciate sempre mostruose e al di là dei limiti posti da Newton nelle leggi di gravitazione, ma anche tiri sottomano, tiri fuori area, jumper. Una stagione da 24.0 punti di media, con il 70% ai liberi e il 53,3% dal campo, che a Febbraio, con l’assenza di CP3 causa pollice, ha aumentato il suo apporto a 30.0 PPG e 10.7 RPG nel mese di Febbraio, ponendosi tra i cinque migliori realizzatori del mese insieme a Love, Durant, Anthony e James. I suoi 38 punti all’All Star Game stanno mostrando un’ascesa che, fin dal suo arrivo nel 2009, era destinata ad avverarsi: A star is born.

Eppure manca un tassello piuttosto importante: l’ala piccola. Perché JJ Redick, infortunato, sarà fuori dai giochi fino alla fine di Marzo, privando il team di Los Angeles di un tiratore da tre efficiente per tempi piuttosto lunghi. Ancora una volta, l’alternativa viene dal mercato buyout. E il nome è abbastanza a sorpresa: Danny Granger. Con il buyout da Philadelphia avvenuto, l’ala 30nne era nel mirino di Clippers e Spurs, oltre che di Bulls e, all’inizio, degli Heat. Vincono i Clippers la sfida per aggiudicarsi le triple del giocatore. La scelta di Granger è stata semplice: voler vincere il titolo o, almeno partecipare ai playoff come parte attiva di un team vincente. A nulla è valso pensare a un contratto pluriennale, al sign and trade che avrebbero potuto esercitare i Sixers e a mettersi molti soldi in conto. A 30 anni e dopo gli infortuni patiti, Danny ha capito di voler vincere un anello e, tra tutte le contendenti, i Clippers sembravano quelli più indirizzati verso quella via. La “Decision” del Most Improved Player del 2009 potrebbe aiutarlo ad aumentare i suoi 8 punti di media, oltre che le sue percentuali dal campo. Senza porsi problemi, in poco tempo il valore aggiunto dall’ex Pacers sarà di notevole importanza e lo renderanno un tassello importante. Senza dimenticare che tornerà anche Redick, fondamentale per i successi della squadra fino al suo infortunio.

I Clippers sono giovani, forti, pieni di atletismo e di buon polso dal campo: requisiti ben più che sufficienti per potersi permettere di competere a Ovest. Ora come ora, sono quarti a Ovest e sfiderebbero i Rockets (sconfitti due giorni fa proprio da Los Angeles) e potrebbero pensare seriamente di sfidare i Thunder nella semifinale di Conference. A quel punto, sorge spontanea la domanda: cercando di esaudire i desideri di CP3 e costruendo un team effettivamente da titolo, i Clippers potranno davvero, con gli innesti del mercato, pensare di minacciare la voglia di Finale di Durant?

foto: nba.com