Los Angeles Clippers, è già ora di svegliarsi dal sogno?

Quando si parla di basket a Los Angeles si pensa sempre ai Lakers, cosa più che legittima d’altronde parliamo della seconda squadra più vincente della storia della NBA e ogni anno riesce ad avere un organico competitivo, ma nella Città degli Angeli ci sono anche i Clippers, molto probabilmente una delle squadre più sciagurate della storia della NBA. Se dovessimo parlare delle disavventure e degli aneddoti sui Clippers non basterebbe un articolo, probabilmente nemmeno un libro, quindi concentriamoci sulla storia contemporanea di questa squadra che da due anni a questa parte sembra aver completamente ribaltato il trend negativo che l’ha sempre afflitta storicamente tanto da diventare, record alla mano, la prima squadra di Los Angeles.

Dal 1993 al 2011 i Clippers sono riusciti a chiudere solo una volta con un record superiore al 50% in 18 stagioni, non certo un’impresa da raccontare ai nipoti, ma dall’arrivo di Blake Griffin qualcosa è cambiato. Per la prima volta da tempo immemore sembra essere arrivata un’ottima scelta al Draft e finalmente la dirigenza ha capito che era arrivato il temo di costruire. Iniziano così ad arrivare giocatori solidi e importanti come Grant Hill, Jamal Crawford e Chauncey Billups ma soprattutto arriva Chris Paul, il miglior playmaker della Lega (almeno secondo chi sta scrivendo), scippato proprio ai cugini Lakers. Ora o mai più.
Sorprendentemente i Clippers iniziano a giocare ad alto livello tanto che nella stagione ridotta del 2011/12 portano a casa ben 40 vittorie e raggiungono il secondo turno dei Playoffs, non male per essere il primo anno in cui il nuovo organico gioca insieme sotto la guida di CP3. In teoria le cose possono solo migliorare e infatti è così: nel 2012/13 i Clippers riescono a mettere insieme un sistema di gioco efficace che vale alla squadra ribattezzata Lob City per i continui alley-oop un record di 56-26, il migliore della storia della franchigia, quanto basta per conquistare il primo titolo di division dalla fondazione. Dov’è il problema quindi? Sembra tutto perfetto. Invece qualcosa va storto, i Clippers nei Playoffs non fanno strada ed escono al primo turno contro i Memphis Grizlies perdendo la serie per 4-2 e mettendo fine nel peggiore dei modi a quella che poteva essere la miglior stagione che avessero mai giocato.

A seguito di tale risultato non possono che crescere i dubbi sul futuro di questa squadra: Del Negro è l’allenatore giusto? La dirigenza ha fatto davvero delle buone scelte di mercato? Ma soprattutto Chris Paul è davvero soddisfatto di questi Clippers?
Coach Vinny Del Negro ha più volte dimostrato di non essere un coach da titolo, il suo gioco non è molto convincente e in molte situazioni lascia molte perplessità. I Clippers in difesa non sono certamente una corazzata, sono molto ripetitivi e il più delle volte si affidano atletismo dei propri lunghi per fermare gli avversari, n attacco invece potrebbe risultare entusiasmanti ad una prima occhiata ma osservandoli da vicino ci si accorge come lo spettacolo non sia sinonimo di bel gioco: troppo di frequente Del Negro si affida agli isolamenti di Crawford e Paul con quest’ultimo che spesso si trova obbligato a togliere le castagne dal fuoco con una soluzione personale o alzando la palla a centro area per il decollo di uno dei lunghi. Inutile dire quindi che questo sistema sarebbe quasi irrealizzabile senza un giocatore come Chris Paul in cabina di regia. Queste eccessiva ripetitività li ha resi molto vulnerabili nei Playoffs anche se ciò che più delude di Del Negro è la mancanza di leadership e abilità motivazionale, questo mix infatti rende i Clippers una squadra che difficilmente riesce in grandi rimonte e che generalmente si demoralizza parecchio quando il risultato li vede in svantaggio.
Dal punto di vista delle scelte di mercato la situazione non cambia. Parliamo di una squadra che già ora sfora il salary cap di oltre 11 milioni e che presenta un’età media piuttosto alta, se tralasciamo infatti Griffin, Jordan e Bledsoe l’età media dei giocatori di rotazione è di 33 anni, non certo di primo pelo. Anche alcuni contratti sono rischiosi: a oggi troviamo, oltre al giusto rinnovo di 6 anni per Blake Griffin, ormai simbolo della franchigia, un quadriennale per il già trentatreenne Crawford, un triennale per il non entusiasmante Willie Green, un biennale da 8 milioni a stagione al fragile Caron Butler e un triennale da quasi 11 milioni a stagione per DeAndre Jordan, di certo un ottimo giocatore di complemento ma non un campione. In offseason LAC dovrà gestire una situazione difficile, molti saranno i giocatori in scadenza di contratto ma non per questo avrà spazio per fare molti movimenti di mercato, cinque degli otto giocatori in scadenza infatti guadagnano meno di un milione a stagione e di questi solo Barnes gioca costantemente in rotazione mentre tra i giocatori in scadenza ma con un contratto più ricco troviamo Billups e Odom (12 milioni complessivi) che però dovrebbero essere sostituiti, almeno uno di loro, con giocatori più giovani.
Non ci dimentichiamo forse qualcuno? Ovviamente Chris Paul, dalla sua scelta dipende il futuro dei Clippers. L’ex stella di Wake Forest ha lasciato New Orleans per vincere e al momento i Clippers non sembrano abbastanza pronti per farlo anche perché i due giocatori con contratti lunghi e importanti sono Blake Griffin e DeAndre Jordan, due super atleti ma dotati di una tecnica non eccelsa e di conseguenza destinati a soffrire contro maestri del post come Duncan, Marc Gasol, Zach Randolph e Dirk Nowitzki, tutta gente che già li ha fatti soffrire non poco. CP3 ha appena compiuto 28 anni e non ha più voglia di aspettare, è per questo che secondo chi scrive farebbe bene a non rinnovare con i Clippers, d’altronde la free agency comincia dopo il Draft quindi Paul avrebbe così modo di valutare tutte le possibilità prendendo in considerazione chi ha scelto i rookies migliori, i cambi di panchina e le prime mosse di mercato.

E’ difficile capire già adesso chi potrebbe essere interessato a Chris Paul, certamente ora CP3 punta ad una squadra già pronta per vincere ma non ce ne sono molte con tanto spazio salariale a disposizione. E se rispuntassero i Lakers? D’altronde Nash non ha giocato molto per problemi fisici ed è pur sempre in scadenza così come molti altri. E se ci provassero i Pacers? Granger sarebbe nell’ultimo anno di contratto e alla squadra mancherebbe solo un leader nella posizione di point-man per poter davvero diventare una potenza. Non dimentichiamoci di New York, anche i Knicks potrebbero decidere di aggiungere un pezzo da novanta al fianco di Melo tramite un sign-and-trade magari con anche una terza squadra coinvolta disposta a prendersi Amar’e Stoudemire.
Per ora tutto questo è solo fantamercato ma se dovesse succedere, e non sarebbe una cosa così clamorosa, i Clippers rischierebbero di sbattere di nuovo contro il muro dell’ennesimo progetto andato in fumo ma in compenso avrebbero un nuovo capitolo da aggiungere al loro libro di disgrazie.

Photo: Chris Paul guarda perplesso lo spaesato Blake Griffin in una foto che potrebbe rappresentare perfettamente il futuro dei Clippers // zimbio.com